Gio 12 Mag 2022 - 353 visite
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La guerra non è un flagello naturale

Le cavallette, lo tsunami, il tornado, l’eruzione vulcanica, il terremoto, il virus!! Stiamo tentando di prevedere, arginare, perfino impedire fenomeni naturali di cui possiamo essere in parte concausa ma che non dipendono da noi e poi… scateniamo la guerra e ci industriamo a prolungarla.

Noi, esseri umani, con la nostra volontà!

Putin non è un virus che si insinua nel nostro corpo ma un essere umano a capo di una grande nazione che ha compiuto un atto, l’invasione di un paese libero, con una precisa volontà, con un consenso politico e con dei motivi sui quali chi cerca di indagare viene messo alla berlina, perfino se è il Papa.

Ora se davvero, come tutti a parole sostengono, si vuole la pace, o meglio si vuole fermare la guerra, o meglio la sistematica distruzione di vite, storie e ambiente si deve partire dalla semplice richiesta a Putin di che cosa vuole?!

Blasfemia! So già che a questo punto della lettura qualcuno non proseguirà, gridando al putinismo e allo scandalo, ebbene per coloro che proseguiranno concludo il mio ragionamento.

Posto che l’invasione si è consumata, per arrivare al cessate il fuoco occorre che la diplomazia parta dalle richieste dell’invasore e solo su queste si potrà mettere in campo una trattativa. L’alternativa, a livello diplomatico, non c’è!

Infatti la guerra continua e dopo quasi tre mesi è ben chiaro che c’è chi la vuole! Le azioni del gigante americano sono chiarissime: demonizzazione del premier russo, sostegno militare all’Ucraina, richiesta ai partner europei di rinforzare la Nato a guida americana, infine prospettiva di intervento diretto della Nato.

Non c’è bisogno di essere un fine stratega militare o un esperto di geopolitica per capire che gli Stati Uniti soffiano sul fuoco di una guerra per procura.

Stimolare la paura dell’invasione russa nei paesi europei serve a consolidare l’alleanza atlantica e a coinvolgere sempre più paesi occidentali nella Nato (vedi Svezia e Finlandia che da neutrali stanno chiedendo di aderire).

Prolungare la guerra sulla pelle degli ucraini, armandoli fino ai denti, sollecita l’intervento sanzionatorio di tutti i paesi europei (più o meno obtorto collo) e fa crollare le loro economie. Un’Europa debole e succube giova a risanare molte ferite interne al Governo “a stelle e strisce” e permette il rilancio del loro ruolo a livello mondiale se la Russia uscirà indebolita da questa guerra, meglio ancora se si riuscisse a eliminare Putin, come in precedenza sono stati eliminati senza tanti complimenti altri capi di Stato non appena diventati anti-funzionali alla politica statunitense.

Ma allora che facciamo? – obietteranno coloro che sono riusciti a leggermi fino a qui.

Cominciamo col rispettare l’art.11 della nostra Costituzione, scritto con i cannoni ancora caldi della seconda guerra mondiale: ripudiamo la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e promuoviamo e favoriamo le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo, cioè l’ONU e non la Nato!

Smettiamo di produrre e vendere, o regalare, a nostre spese (sì nostre, proprio di noi cittadini) le armi, che siano di difesa o offesa, e contrastiamo da subito – come avremmo dovuto fare da tempo – la nostra dipendenza dalle fonti fossili che continuiamo a importare dalla Russia, passando per la martoriata Ucraina.

Ci sono dei paradossi nei flagelli che scatenano gli umani che in natura non esistono: il governo ucraino prende dei soldi per la servitù di passaggio del gasdotto dai propri nemici e quei soldi sono quelli che gli europei pagano alla Russia per ricevere il gas.

Sono 63 i miliardi di euro che la Russia ha ricevuto, dal 24 febbraio per i propri idrocarburi dall’Europa, la quale nello stesso tempo ha finanziato 1,5 miliardi di spese per armare l’Ucraina.

Poi c’è la storia di Nikolaj e Olga che di tutto questo non sanno niente ma hanno solo avuto la sfortuna di vivere nel posto sbagliato!

E allora stopthewarnow.eu ! Un sito con una sigla che ha raccolto il sostegno di centinaia di associazioni a livello europeo e ha lanciato la campagna

#ALPOPOLO RUSSO la quale si rivolge ai cittadini russi affinché continuino la resistenza contro il conflitto in Ucraina e ha preparato manifesti in italiano e in cirillico che chiede ai Comuni di appendere ai propri balconi.

 “ve lo chiediamo in ginocchio in nome delle vittime: pretendete dal vostro governo la fine della guerra!”.

Esporrò questo appello alla mia finestra insieme alla bandiera della pace che è lì dal 4 febbraio.

Grazie per aver letto questo articolo...

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