Non vi è prova che riprese video dell’aggressione a due donne al D-Verso, pubblicate su Facebook dal vicesindaco Nicola Lodi, “fossero notizie d’ufficio, né che sule stesse gravasse un segreto la cui violazione, tramite divulgazione, abbia pregiudicato in qualche modo l’efficacia dell’azione dell’ente pubblico o di terzi”.
Lo scrive il gup Vartan Giacomelli nelle motivazioni che lo hanno portato ad assolvere Lodi dall’imputazione di rivelazione di segreto d’ufficio in merito al post comparso sulla sua pagina “Nicola Naomo Lodi” (non quella “istituzionale”) il 17 ottobre del 2019 dove alle crude sequenze delle immagini, tratte da una telecamera di sicurezza del Comune, si accompagnava la didascalia che parlava di “due donne selvaggiamente picchiate da diversi energumeni nigeriani”, e nella quale Lodi affermava che “quando vedo queste scene mi sembra di essere a Lagos, e invece siamo a Ferrara. Tutti questi anni di accoglienza sfrenata senza controlli, anni di percezioni, anni dove la precedente amministrazione ha deriso i suoi residenti e questo è il risultato! Non possiamo più tollerare una simile violenza. Queste bestie non devono più avere spazio nella nostra città!”.
Le immagini, rileva il giudice, “sono state registrate da una telecamera fissa non collegata direttamente con le Forze dell’ordine”. Inoltre, “l’episodio non è stato oggetto di alcuna notizia di reato, né sono state presentate denunce e/o esposti per reati procedibili d’ufficio”.
Il giudice, se non concorda evidentemente con la prospettazione della procura nell’inquadrare i fatti come reato, non concorda nemmeno con quella difensiva “volta a rappresentare l’azione del Lodi come mero esercizio delle proprie attività istituzionali”. L’iniziativa del vicesindaco è infatti permeata da un “dichiarato obiettivo di propaganda, consistito nel rivendicare le proprie idee e scelte, quale amministratore locale, in tema di sicurezza attraverso l’esibizione di immagini idonee ad impressionare gli utenti al suo profilo e a suscitare la loro reazione e non certo a limitarsi a una segnalazione all’Autorità di Pubblica Sicurezza o a una comunicazione istituzionale ai cittadini”. Un passaggio – sul quale il giudice non esprime alcun giudizio – che si accoppia con le modalità con le quali Lodi ha acquisito il filmato: ovvero chiedendolo al dirigente del settore Opere pubbliche “occultandogli la finalità di tale scarico (pubblicazione sui social network e non per la loro consegna alle Forze dell’ordine)”. Al punto che lo stesso dirigente, ascoltato dagli inquirenti, disse che non avrebbe mai consegnato il filmato se avesse conosciuto il vero scopo di Lodi.
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