L’avvocato Ciriaco Minichiello si fa il segno della croce prima di entrare in aula per la lettura del dispositivo. All’uscita ‘Naomo’ abbraccia stretto Stefano Solaroli. “Lo sapevo”, gli dice il suo braccio destro. Nicola Lodi, vicesindaco di Ferrara, è stato assolto, al termine del rito abbreviato, dall’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio per la pubblicazione sul suo profilo Facebook del video di un pestaggio al locale D-Verso, anziché lasciarlo alla segretezza utile alle indagini degli inquirenti.
Il pm Ciro Alberto Savino aveva chiesto per lui la condanna a 6 mesi e 20 giorni di reclusione, il gup Vartan Giacomelli, al termine di un’udienza in cui sia pubblico ministero che difesa hanno replicato e contro-replicato, lo ha assolto perché il fatto non sussiste, quella che una volta era indicata come una formula assolutoria ‘piena’.
Il senso di liberazione è palpabile nella gioia e negli abbracci, le strette di mano: la condanna avrebbe comportato l’attivazione della legge Severino e la sospensione di Lodi dalla carica.
All’uscita dall’aula all’ultimo piano del tribunale, a festeggiare con lui c’era il suo piccolo esercito: oltre a Solaroli, l’assessora Dorota Kusiak, i consiglieri comunali Fabio Felisatti e Alcide Mosso, l’assessore Mattero Fornasini con la sua compagna, addetta stampa di Davide Bergamini a Vigarano. C’era anche la Digos. Fuori si è poi aggiunto anche il portavoce del sindaco, Michele Lecci.
“Giustizia è fatta – dice l’avvocato Ciriaco Minichiello, uno dei due difensori di Lodi (e anche lui consigliere comunale) che a fine udienza alza i pugni al cielo in segno di vittoria -, la democrazia cittadina è salva”. Il suo collega, l’avvocato Carlo Bergamasco, in attesa di poter leggere le motivazioni della sentenza, afferma che “l’assoluzione significa che il giudice ha accolto almeno uno dei nostri tanti argomenti”, soffermandosi particolarmente sulla questione della liceità e della particolare protezione di cui gode la comunicazione o della propaganda politica, a meno che non trascenda nell’apologia del fascismo o in argomenti d’odio. “Il pensiero politico – rimarca – è sottratto al sindacato penale”.
Politica è, per gli avvocati, tutta la vicenda, politico è l’esposto che ha generato il processo, firmato dal gruppo consiliare del Partito Democratico, al quale arriva il rimprovero di Bergamasco, per un atto “strumentale per colpire l’avversario politico” e che voleva “tutelare un principio di legalità, quello della privacy delle persone ritratte, anche se non erano riconoscibili, quando siamo di fronte a un atto che ha una valenza di legalità con contenuti ben più pregnanti: parliamo di due donne aggredite brutalmente”. E dunque si può dire che lecito era per il vicesindaco usare quel video, arrivato in qualche modo nelle sue mani, con lo scopo di comunicare ai cittadini e ai suoi elettori la presa in carico della situazione. Poi, concede l’avvocato, “ci sono diverse forme e diversi stili di comunicazione, che stanno però fuori dal sindacato penale”.
Tecnicamente, aggiunge Minichiello, “questo è un caso limite, tutta la giurisprudenza richiamata da noi e dal pubblico ministero fa riferimento a casi diversi”.
Nel post su Facebook datato 17 ottobre del 2019, ‘Naomo’, accompagnò le crude sequenze delle immagini, tratte da una telecamera di sicurezza del Comune, con una didascalia che parlava di “due donne selvaggiamente picchiate da diversi energumeni nigeriani”, affermando che “quando vedo queste scene mi sembra di essere a Lagos, e invece siamo a Ferrara. Tutti questi anni di accoglienza sfrenata senza controlli, anni di percezioni, anni dove la precedente amministrazione ha deriso i suoi residenti e questo è il risultato! Non possiamo più tollerare una simile violenza. Queste bestie non devono più avere spazio nella nostra città!”.
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