Gio 10 Mar 2022 - 21769 visite
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Circa 96mila ferraresi dovranno sottoporsi allo screening per l’epatite C

Alla campagna di diagnosi prenderanno parte i nati tra il 1969 e il 1989. Palmonari (Ausl): "Si tratta di una malattia subdola, che può evolvere fino al cancro"

Saranno circa 96mila i ferraresi nati tra il 1969 e il 1989 che nelle prossime settimane saranno convocati per sottoporsi allo screening per l’epatite C. Di questi, si ipotizza che 540 (circa lo 0,5%) siano positivi.

Ma cos’è l’epatite C? Si tratta di un’infezione al fegato causata dal virus Hcv che può determinare l’insorgere di una malattia in due modalità. Una più acuta e sintomatica, che dà possibilità al paziente di accorgersi che qualcosa non va e quindi di rivolgersi a uno specialista, l’altra invece asintomatica e cronica impossibile da diagnosticare, se non dopo una serie di test specifici.

A questo proposito, la Regione Emilia-Romagna e il ministero della Salute hanno promosso una campagna di screening sulla popolazione, che si potrà effettuare in due modi.

Il primo darà la possibilità ai pazienti residenti a Ferrara e provincia di aderirvi attraverso un invito attivo che riceveranno tramite sms o sul loro fascicolo sanitario elettronico, da cui potranno accedere all’apposito portale e auto-prenotarsi per un prelievo ematico in uno degli otto punti, tra Case della Salute e ospedali, del territorio ferrarese.

Il secondo, invece, prevede un accesso diretto. In questo caso, il paziente ha già prenotato gli esami del sangue per altri motivi e in quel momento può decidere di aderire allo screening, senza doversi esclusivamente recare in un punto prelievi per sottoporsi alla diagnosi.

“Ovviamente – spiega Caterina Palmonari, dirigente Mod Screening Oncologici Epidemiologia e Programmi promozione della Salute dell’Ausl di Ferrara – un paziente può essere negativo e lo sarà nella stragrande maggioranza dei casi. A quel punto riceverà il suo referto sul Fse oppure lo andrà a ritirare come succede con altri esami ematici. Se invece risulterà positivo, il paziente verrà chiamato da un infettivologo del centro specialistico di riferimento e gli verrà prenotata una visita successiva e gli esami necessari per decidere la terapia, che è curativa, funziona benissimo e nel giro di 8/12 settimane è in grado di andare a debellare il virus e inattivare la possibile malattia”.

In tal senso, Palmonari conclude: “Una malattia che è subdola e può evolvere fino al cancro e che quindi possiamo oggi prevenire e curare. L’infezione da epatite C la immaginiamo come un’infezione che avviene tramite lo scambio di una siringa, ma è sbagliato. Quotidianamente ci sono gesti che facciamo in famiglia che possono andare a portare infezione come lo scambio di un rasoio o di un tagliaunghie. A ciò si aggiunge anche la possibilità di contrarla in un rapporto sessuale, ma anche facendosi un semplice tatuaggio con strumenti non sterilizzati e durante il parto. Qui, c’è il 6% di bambini che nascono da mamme con epatite C e non lo sanno, che finiscono per risultare positivi. Esiste una cura, un trattamento che è un antivirale efficacissimo: utilizziamolo“.




 

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