Dom 20 Feb 2022 - 345 visite
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Quinà Shemor, la tradizione ebraica diventa spettacolo che abbatte barriere

Grande successo di pubblico al Teatro Comunale di Ferrara per l'opera realizzata da Teatro Nucleo e Meis in concomitanza con la mostra “Oltre il ghetto. Dentro&Fuori”

(foto di Daniele Mantovani)

di Michele Govoni

Nella casa veneziana di Leone da Modena si sta per festeggiare la festa ebraica di Purim e la famiglia sta provando lo spettacolo che si svolgerà alla fine della cena. Siamo nel ghetto della città lagunare sui primi anni del Seicento. Un mondo di cultura, usi, tradizioni e storie ci si dispiega davanti.

Quinà Shemor inizia così. Lo spettacolo realizzato da Teatro Nucleo e Meis in concomitanza con la mostra “Oltre il ghetto. Dentro&Fuori” in corso proprio al Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah è andato in scena giovedì sera al Teatro Comunale Abbado con un grande successo di pubblico.

La serata, apertasi con il saluto di Amedeo Spagnoletto, direttore del Meis, è proseguita con lo spettacolo che ha visto la collaborazione tra Teatro Nucleo e lo stesso Meis con il patrocinio del Ministero della Cultura, del Comune di Ferrara e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara, oltre alla collaborazione del Teatro Comunale di Ferrara.

Reinterpretando l’opera “L’Ester, tragedia tratta dalla Sacra Scrittura” di Leone da Modena, lo spettacolo con la regia di Horacio Czertok e Marco Luciano (che ha curato anche la drammaturgia) gioca sul ruolo del tempo e dello spazio, sia in ambito narrativo e teatrale, che nella conoscenza come lotta al pregiudizio.

La memoria dell’evento raccontato dal testo biblico da cui l’opera di Leone è tratta, quello di Ester che, sposa del re Assuero, salva il suo popolo da un’imminente e immotivata strage ordita dal malvagio Aman, è solo la prima tappa della conoscenza. Una conoscenza che si fa mezzo attraverso cui combattere l’oscurantismo, la diffidenza, l’odio nei confronti delle comunità ebraiche e, più in generale, delle culture “altre”.

Il tutto è posto lì, sul palcoscenico del teatro. Noi spettatori assistiamo alla messa in scena di una prova “generale”: quella dello spettacolo che si terrà la sera stessa dopo la cena di Purim che, tra le festività ebraiche, è quella della rigenerazione, della rinascita.

Tempo e spazio assumono un ruolo fondamentale in questa messa in scena del Teatro Nucleo che gioca sul ribaltamento della situazione narrata per ribaltare a sua volta ruoli, scene, luci e colori che si fanno così metafora narrativa. Un tempo che è attesa, quella della famiglia di Leone che aspetta ospiti illustri (il Dux Veneziano e i suoi consiglieri invitati dal padrone di casa per far loro conoscere una tradizione e tentare di accorciare, così, quel divario abissale che solo l’ignoranza può trasformare in baratro) e quello del pubblico che vede realizzarsi, passo dopo passo, lo spettacolo sotto i propri occhi. Il trascorrere del tempo dell’attesa è scandito da un ritmo crescente di oggetti che vengono percossi, utilizzati come strumenti musicali e in cui le persone si fanno come elementi meccanici di un orologio, come si trattasse del grande orologio della storia.

Lo spazio che si trasforma continuamente, grazie ai giochi scenici, a quelli di luce e al cambio continuo dei costumi, da casa di Leone da Modena a luogo narrativo e costruendo così un continuo andirivieni intellettuale che coinvolge tutti i sensi.

La luce è calda di candele e trasforma in tableaux vivants le scene dello spettacolo, sottolineando i passaggi spazio-temporali. Sembra uscita da certe opere di Fantin-Latour e Vermeer sottolineando i chiaroscuri e i tratti degli attori. Ruoli, posizioni, giochi di giocoleria si affiancano in un ritmo formale sempre ben calibrato che associa teatro dell’arte a innovazione, mimica a recitazione e musica colta e ricercata, eseguita dal vivo da Stefano Galassi, Simona Barberio, Guglielmo Ghidoli, Luca Chiari.

Sulla scena i bravissimi attori del Nucleo: Horacio e Natasha Czertok, Rachele e Greta Falleroni Bertoni, Marco Luciano, Francesca Mari, Gianandrea Munari, Gaia Pellegrino, Veronica Ragusa, Nicolo Ximenes, Anidia Villani e Viviana Venga.

Straordinari i costumi realizzati dal Teatro Nucleo in collaborazione con Maria Ziosi e Chiara Zini che contribuiscono, con gli artwork di Sara Garagnani, a proiettare il pubblico in una dimensione parallela fatta di tempo e sensazioni, di ricordi e conoscenza.

La stessa conoscenza che deve servire ad accorciare distanze, abbattere muri, annullare conflitti. Ieri come oggi.

I tre bambini che Leone da Modena inserisce nella vicenda di Ester si interrogano su quale sarà il loro futuro, visto che Aman vuole sterminare tutti gli Ebrei. Alla fine dello spettacolo il lieto fine sembra far tirare loro un sospiro di sollievo, ma rimane nell’aria l’interrogativo sul futuro. Andrà sempre tutto bene?

Qinà Shemor è uno spettacolo che si innesta nella tradizione ebraica e la divulga, la spiega, la rende vicina al nostro sentire.

Se conoscenza è sinonimo di annullamento di conflitto, allora lo spettacolo di Teatro Nucleo e Meis è ciò di cui tanti, oggi, hanno ancora un gran bisogno perché abbattere barriere (rispetto al passato e al presente), infatti, è qualcosa di cui si sente ancora estrema necessità.

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