Il giudice per le indagini preliminari Danilo Russo si è riservato la decisione, come è normale, al termine dell’udienza di giovedì pomeriggio. Il suo verdetto è atteso in merito all’opposizione all’archiviazione del fascicolo per omicidio colposo aperto a carico di dieci sanitari per la morte di Monica Bolognesi, 48 anni, deceduta per un infarto il 9 settembre del 2020 all’ospedale del Delta di Lagosanto, dove si era recata a causa di forti dolori al petto e alle braccia.
La pm Lisa Busato aveva chiesto l’archiviazione sulla scorta di quanto sostenuto dai suoi consulenti tecnici – il medico legale Donatella Fedeli e il cardiologo Michele Grosseto – che, pur rilevando un grave ritardo nella presa in carico della paziente, in basi ai dati scientifici sulla patologia non escludono che la morte della signora non sarebbe comunque sopravvenuta.
Una lettura che non trova concorde il consulente della parte offesa (il marito della signora Bolognesi, Fabrizio Piva). Quegli oltre 180 minuti tra l’arrivo in pronto soccorso e la visita ambulatoriale, un elettrocardiogramma che avrebbe dovuto far attivare qualche campanello d’allarme, sono elementi che meritano almeno un approfondimento processuale per stabilire il nesso tra le mancate cure e il decesso.
“Abbiamo portato avanti le osservazioni dei nostri consulenti – spiega l’avvocato Simone Bianchi, che a settembre ha chiesto al giudice di valutare la vicenda, opponendosi all’archiviazione -, riteniamo ci siano estremi per il processo e che la signora Bolognesi si sarebbe potuta salvare se si fossero seguite le linee guida sul dolore toracico e se fosse stata tempestivamente presa in carico e curata. Adesso aspettiamo”.
“L’ho portata io all’ospedale – racconta il signor Piva, che ha sporto denuncia per fare chiarezza sul decesso della moglie – dopo che il nostro medico di base ci aveva detto che aveva tutti i sintomi di un infarto e ci ha fatto un’impegnativa per l’urgenza. Erano le 11,15 circa. Poi sono dovuto andare via perché non si poteva rimanere, mi ha richiamato verso le 15,50 e mi ha detto che si sentiva trascurata, che le avevano fatto un secondo elettrocardiogramma e degli esami e non si vedeva più nessuno. Sono ritornato in pronto soccorso perché non mi rispondeva più e alle 17,30 circa mi hanno detto che era morta, dopo che hanno provato a rianimarla per 70 minuti, dopo cinque ore in ospedale. Penso che potesse essere salvata se avessero prestato attenzione per tempo”.
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