Cronaca
5 Giugno 2021
Dopo l'esposto presentato da due associazioni animaliste, la procura ha aperto un fascicolo per verificare eventuali maltrattamenti o custodia non compatibile con la specie

Indagine aperta sulle condizioni dei macachi a UniFe

di Redazione | 2 min

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La procura di Ferrara sta indagando sulle condizioni di salute e di ‘detenzione’ dei macachi Clarabella, Archimede, Cleopatra, Eddi, Cesare e Orazio usati dall’Università di Ferrara per le sperimentazioni scientifiche.

Il fascicolo è stato aperto dal pm Andrea Maggioni a seguito dell’esposto presentato a luglio di un anno fa dall’avvocato David Zanforlini (che segue un caso simile anche a Parma) che chiedeva di indagare – come responsabile ultimo dello stabulario – il rettore Giorgio Zauli per l’ipotesi di maltrattamento di animali o custodia in condizioni incompatibili con la specie.

L’esistenza della denuncia e della relativa indagine viene a galla solo ora dopo che le associazioni animaliste Animal liberation e Limav Italia, firmatarie dell’esposto, in una nota stampa lamentano pubblicamente che l’Università di Ferrara abbia negato l’accesso allo stabulario al legale e al suo consulente.

In effetti, lo scorso 21 maggio l’avvocato aveva chiesto di poter vedere i macachi e i luoghi, ma il 24 Unife ha risposto opponendo un rifiuto. Risulta però che gli inquirenti abbiano già effettuato un accesso nei mesi scorsi.

Le associazioni hanno chiesto il sequestro immediato degli animali, che finora non è stato concesso.

Secondo la denuncia delle associazioni animaliste i sei macachi sarebbero “imprigionati in gabbie di circa un metro cubo, alcuni dal 2002 in una stanza dell’Università di Ferrara senza mai vedere la luce naturale e, stando alle immagini diffuse da Animal Defenders, privati della possibilità di socializzare tra loro, possibilità chiaramente impedita dalla permanenza in gabbie singole. Tale condizione è incompatibile con l’etologia di primati non-umani”.

Uno dei punti cardine della denuncia è che a norma di legge “gli animali non possono essere considerati meri oggetti ma sono meritevoli di una tutela graduata appunto dalle esigenze preminenti della ricerca scientifica (solamente quando questa è in essere), ma che sono completamente assenti quando la ricerca non è effettuata, sia che si tratti di un allevamento, che di uno stabulario universitario”.

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