Mesola. La procura di Ferrara ha chiuso le indagini per la morte del piccolo Maxsimiliano Grandi, il bimbo di 4 anni e mezzo annegato nella piscina dell’agriturismo “Ca’ Laura” di Bosco Mesola il 12 luglio del 2020.
Per la sua tragica morte il pm Stefano Longhi ritiene di aver individuato responsabilità in concorso (meglio: cooperazione colposa nel non impedire l’evento) sia nella madre Veronica Romanelli (assistita dall’avvocato Gianni Ricciuti) che nel titolare dell’agriturismo, Gabriele Mantovani (difeso dall’avvocato Mirca Ferrari). Entrambi sono indagati per omicidio colposo.
Secondo la procura, il titolare dell’agriturismo non avrebbe attuato e predisposto adeguati presidi di assistenza, salvataggio e vigilanza, violando in questo anche specifiche norme regionali, mentre la madre del bimbo non lo avrebbe adeguatamente sorvegliato, lasciandolo incustodito per un rilevante lasso di tempo in un luogo pericoloso, proprio vista l’assenza di vigilanza della piscina.
In quel lasso di tempo, il piccolo Maxsimiliano, che non sapeva nuotare, è finito in acqua. Dalle risultanze dell’autopsia sembra che siano bastati davvero pochi minuti per l’annegamento dopo l’immersione iniziale.
“Affronteremo anche questa prova – afferma l’avvocato Ricciuti -, la signora è stupita da questo capo d’imputazione anche in virtù di quanto detto dal consulente del pm, ovvero che il decesso è avvenuti in circa 180 secondi e che l’assistenza prestata era stata corretta. Ne prendiamo atto e valuteremo il prosieguo del procedimento”.
“Sarà mia cura studiare tutte le carte e la linea difensiva da adottare in questi 20 giorni con il mio assistito”, spiega l’avvocato Ferrari. Il riferimento è al tempo concesso agli indagati per presentare memorie, richieste e documenti al pm prima che quest’ultimo faccia avanzare ancora il procedimento.
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