Grattacielo. Gli sfollati cercano casa. “Porte chiuse agli stranieri”
A poche settimane dalla scadenza dell'accoglienza temporanea al San Bartolo, resta aperta la questione abitativa per una parte degli sfollati del Grattacielo
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Si chiamava Hamrouni Hassen, il 30enne di nazionalità tunisina morto dopo il tragico incidente stradale avvenuto nella serata di sabato 20 giugno - intorno alle 21.20 - lungo via Copparo
Ra'ed Dawoud resta in carcere a Ferrara. Il Tribunale del Riesame di Genova ha infatti confermato con una nuova ordinanza la misura della custodia cautelare nei confronti del palestinese detenuto nella casa circondariale dell'Arginone
Tragico incidente stradale nella serata di sabato 20 giugno a Ferrara. Intorno alle 21.20, in via Copparo, poco oltre il Centro Spal, due automobili si sono scontrate e una persona ha perso la vita
Paura ma fortunatamente nessuna grave conseguenza nella tarda mattinata di domenica 21 giugno lungo la Strada Adriatica, in località Ripapersico, dove un'autovettura è uscita di strada finendo ribaltata
Non sussiste l’associazione a delinquere, esclusa l’aggravante della transnazionalità del reato, una marea di prescrizioni, una sola condanna per un reato fiscale che si prescriverà a breve.
Il lungo processo per la “truffa delle auto” e che ha visto richieste di pena durissime da parte della procura – 6 anni e mezzo per l’imputato principale, Francesco Sbarro, alla fine condannato a 8 mesi – si è sgonfiato con la sentenza di primo grado. Ad uscire indenni, o quasi, sono gli imputati ‘secondari’: Sandro Tuffanelli, Nicola Costanzo, Paolo Bertagnini e Alessio Zanini.
Secondo la ricostruzione della procura tutti – a vario titolo – avrebbero fatto parte di un’associazione che avrebbe dato vita a reati appropriazione indebita, frode nell’esercizio del commercio, evasione dell’Iva, falsa fatturazione per operazioni inesistenti, generando un giro di affari da circa 700mila euro, frutto della classica frode carosello. Secondo le accuse, facevano arrivare le macchine dalla Germania aggirando l’Iva e passando attraverso una società fittizia per poi essere immesse sul mercato “pulite” dell’imposta. Attraverso triangolazioni con società di comodo, sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti, frodando il fisco e facendosi beffe concorrenza.
Alla fine è rimasto molto poco. Non sono rimaste – crollate nel merito – le accuse più importanti come l’associazione a delinquere e la transnazionalità; non sono rimasti i singoli reati, tutti prescritti, tranne uno.
Il solo Sbarro, infatti, ha riportato una condanna, per omessa dichiarazione Iva: 8 mesi di reclusione. Ma anche questo reato vede la prescrizione a un passo.
“Un giusto esito di un processo iniquo nel quale è stata integralmente smantellata la linea della Procura volta a sostenere la sussistenza di un associazione a delinquere dal carattere transnazionale – commenta l’avvocato Matteo Murgo, che assiste Sbarro -. Accolte quasi integralmente le richieste della difesa, che comunque appellerà la sentenza per ottenere la totale assoluzione dell’imputato”.
“C’è soddisfazione – afferma al termine dell’udienza l’avvocato Pasquale Longobucco, difensore di Tuffanelli – perché il reato per cui era accusato Tuffanelli era certamente grave e siamo riusciti a dimostrare l’assoluta estraneità nel reato associativo, che peraltro il tribunale ha ritenuto non sussistente, mancando i presupposti sia di fatto che di diritto. Si tratta di un processo che è durato diversi anni con una lunga istruttoria dibattimentale, l’esito positivo restituisce dignità al cliente che comunque ha dimostrato sempre fiducia nella giustizia”.
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