Da signore gentile che le faceva regali si sarebbe trasformato in poco tempo a orco che approfitta della sua giovane età. Un uomo di 56 anni è a processo per violenza sessuale su minore e favoreggiamento della prostituzione minorile. A puntare il dito contro di lui è la miglior amica della figlia, conosciuta al tempo delle scuole medie.
La vittima, che presentava una situazione familiare precaria, era solita frequentare la famiglia dell’amica. Fino all’agosto del 2015, quando – secondo l’accusa – lui la violenta. Due mesi dopo ci sarebbe stato un secondo rapporto, questa volta consenziente, ottenuto grazie ad alcuni regali.
Quest’ultima circostanza è stata confermata anche dai carabinieri che svolsero le indagini, ma non viene negata nemmeno dalla difesa e dagli stessi familiari dell’uomo. Si parla di un cellulare, uno zaino per scuola, quaderni, libri e dei pattini. Regali, anche costosi che, secondo la difesa non erano rari, dal momento che l’imputato era solito acquistare le cose che comprava alla figlia anche all’amica, dal momento che i genitori di lei non potevano permetterselo.
I fatti oggetto del processo sono emersi quando il fidanzato dell’allora minorenne, spiandole le chat whatsapp, ha visto un messaggio un po’ troppo affettuoso dell’imputato. La moglie del 56enne ha spiegato però che era diretto a lei.
Sull’attendibilità della versione della parte offesa si è già espresso il perito nominato dal tribunale, la cui relazione lascia alcuni dubbi sulla veridicità della denuncia. Secondo lo psichiatra la ragazzina potrebbe essersi inventata tutto sulla base di trascorsi familiari molto sofferti.
Ieri in aula ha parlato la consulente di parte, neuropsichiatra infantile, secondo la quale la minore sarebbe stata quasi soffocata dalla rabbia per il rapporto con i genitori e potrebbe aver inventato una storia che attirasse su di sé l’attenzione dei genitori, ai quali “rimproverava” di non essere uniti e pieni di attenzione come quelli dell’amica.
Il processo continua a febbraio.
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