di Giada Magnani
Argenta. Macchè pesca miracolosa: si tratta piuttosto di un caso raro, che non capita cioè tutti i giorni. Parliamo della cattura di un grosso siluro, una specie ittica predatrice, alloctona, immessa da tempo anche negli habitat naturali delle acque del territorio argentano e che ne sta popolando a dismisura valli, fiumi e canali.
Una inquietante presenza, invasiva, che si ciba e mette a rischio la sopravvivenza di altri suoi simili, autoctoni e innocui quali ad esempio il pescegatto, carpe, anguille, tenche. Ma anche dell’avifauna, ad esempio gli anatidi.
Nella fattispecie un esemplare di questo “cacciatore”, che opera nei fondali di acque dolci, ha abboccato all’amo ieri l’altro nel Reno, nel tratto che scorre tra Argenta e San Biagio. Si tratta di un capo “estra large”, quasi unico, il cui peso supererebbe i 100 chilogrammi.
Protagonista di questa straordinaria avventura, un giovane di Bando, Paolo Cosenza, che, vista l’eccezionalità dell’evento, ha voluto inviarne una foto, scattata dall’amico Luca che ha immortalato la scena, al sindaco Andrea Baldini. “Sono rimasto esterefatto, stupìto da questa esperienza, da questa impresa memorabile”, ha affermato. Poi ha aggiunto: “Il biologo Mattia Lanzoni mi ha spiegato che potrebbe avere circa 30 anni di vita. Ma per conoscerne davvero l’età, così come per gli alberi, bisognerebbe contare le vertebre o gli anelli della pinna pettorale”.
Elementi scientifici a parte, il primo cittadino ha inoltre condiviso il fattore negativo legato a questi animali, “che – afferma – hanno cambiato in maniera sensibile il nostro ecosistema. Quindi – dice chiudendo il discorso con una battuta – dato che dopo una buona lavorazione potrebbe essere servito a tavola, mi auguro che non sia stato ributtato nel fiume”.
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