Gio 17 Set 2020 - 456 visite
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Mario Biondi pronto per il concerto a Ferrara: “Dobbiamo aiutare”

Dall’ultimo brano alla serie tv, dal lockdown alla beneficenza: l'intervista in attesa dello spettacolo di sabato

di Francesco Franchella

In vista del concerto di sabato sera in piazza Trento e Trieste a Ferrara, il cantante Mario Biondi si è raccontato a Estense.com, toccando diversi argomenti ma tutti interessanti. Abbiamo parlato della città, dei mesi di lockdown, del ruolo dell’arte e dello spettacolo e delle difficoltà che affrontano tuttora. E anche di solidarietà, legata al progetto “Musica è vita“.

È molto atteso a Ferrara, qual è il suo rapporto con la città? Ha già avuto modo di viverla in passato?

Ferrara la conosco, ma non bene. L’ho frequentata in qualche occasione, comunque molto poco. La sua storia mi affascina molto, ed è tanto importante, quanto la sua bellezza: lo splendido centro storico ne è la prova. Mi sono fermato anche a cena, passando per l’Emilia, verso il Veneto, abbiamo fatto tappa a Ferrara. Se la memoria non mi inganna, mi sono anche esibito, proprio in piazza Trento e Trieste, per la Polizia di Stato. Ma è passato tanto tempo…

Passiamo al suo prossimo brano, ‘Paradise alternative productions’. Com’è nato? Qual è la sua storia?

L’idea nasce da un groove fatto da un dj che conosco: mi mandò questa base e mi chiese di costruirci un pezzo. In realtà poi ho fatto passare un po’ di tempo… mi piace far cuocere le cose a fuoco lento, con calma. Comunque, circa un anno dopo, ho iniziato una melodia sul brano e con il mio amico, Massimo Greco, l’abbiamo rifinita. La mia idea era complessa, ma semplice: volevo una canzone per adulti, che parlasse di passione e in un certo modo, dell’amplesso tra due persone.

Dunque è questo il messaggio che vuole trasmettere ai suoi ascoltatori con il brano: la passione, il sentimento carnale…

Voglio trasmettere la passione, l’unione di due persone che possono far nascere un energia incredibile, in un amplesso che in un certo qual senso ti porta in paradiso…

Tipo Lucifer, la serie tv di Netflix…

La conosco! La guarda mia figlia e io l’ho vista un paio di volte. È vero, alcuni concetti si assomigliano, ma rimangono cose da ventenni…

Tornando al concerto, cosa ne pensa del progetto di portare la musica all’interno delle terapie intensive, visto che la raccolta fondi per realizzarlo partirà proprio dall’evento di sabato?

Sono sempre molto emozionato dalla possibilità di portare avanti funzioni così importanti per la società. Quando c’è un input che coinvolga problematiche sociali, mi ci catapulto. La musica in queste occasioni diventa uno strumento sociale potentissimo ed è una fortuna essere in grado di proporla, anche di là del sollievo spirituale che comunque questo genere di eventi a crea.

Durante il lockdown, gli artisti, i musicisti e i cantanti hanno intrattenuto il pubblico con dirette Facebook, Instagram… lei invece si è dato alla beneficenza e ha composto un brano, ‘Nemico invisibile’. Ma personalmente, come ha vissuto quei mesi? Crede che abbiano avuto ripercussioni pesanti sulla cultura, sull’arte, sulla musica?

Assolutamente sì: chi si occupa di arte e di musica ha sentito molto il problema. Durante il lockdown ho perso molti amici vicini, con cui avevo contatti quotidiani e per quanto riguarda il lavoro, ci siamo trovati davanti a una situazione difficile: l’entourage che lavora con me è stato messo in difficoltà. Anche la mia situazione lavorativa è stata lesa. E, anche se mi è stato dato il 10% di quello che avrei guadagnato e ho dovuto spostare più di 80 date in giro per il mondo, sento di dire che il Governo ha agito e si è comportato bene. Con la povera gente ha fatto il possibile. Io sono uno di quelli fortunati: nella vita ho avuto grandi occasioni e quindi non mi devo lamentare. È un concetto che mi piace trasferire a chi ha passato questi mesi a lamentarsi, poi magari li vedevi girare con un iPhone 11. Sembra un discorso banale, ma non lo è. Ora, ad esempio, mi sto occupando della provincia di Messina, dove da 100 anni a questa parte, dall’ultimo maremoto che ha sconvolto la città, c’è ancora una località di baraccati. All’interno di questa baraccopoli ci sono 450 famiglie, malati terminali, bambini. Eppure siamo in Italia, non a Rio… loro si possono lamentare, noi invece dobbiamo aiutare.

Una situazione da pelle d’oca… Ha detto che ha spostato 80 date in tutto il mondo. Sabato sarà a Ferrara e poi? Che piani ha dopo?

In realtà siamo tutti un po’ alla finestra. Cos’è giusto fare? Credo che non dovremmo calcare la mano, soprattutto noi, che siamo persone fortunate, e possiamo permetterci di rinunciare per un po’ ai concerti, per evitare di mettere a rischio la salute delle persone, che viene per prima. Ci vuole pazienza e molta calma. Poi si vedrà…

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