Gio 6 Ago 2020 - 2891 visite
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Naomo: il problema non è avere debiti, è non volerli più pagare

Il vicesindaco si dice orgoglioso di fare il proprio dovere, ma è solo l'ennesima fanfaronata: dopo essere fuggito per mesi dal fisco e dalle proprie responsabilità, è stato messo all'angolo dal tribunale

Scusate se mi intrometto, ma c’è una cosa che sembra essere sfuggita a molti riguardo alla questione del pignoramento di una parte dello stipendio del vicesindaco Nicola Lodi. La faccio molto breve: qui il problema non è aver contratto dei debiti durante un periodo di difficoltà. Quello capita a tutti ed è una questione privata. Il problema è non volerli più pagare. Nemmeno quando se ne ha la possibilità, nemmeno quando si raggiunge l’agognato riscatto umano e professionale e si inizia a percepire un ottimo stipendio. Il problema è quando si inizia a sfuggire ai propri creditori, rifiutando qualunque accordo formale o informale di rateizzazione e costringendoli a rivolgersi a un giudice per farsi restituire quanto dovuto. Quando si sfugge alle proprie responsabilità al punto in cui il tribunale è costretto a risalire fino al datore di lavoro – ovvero alla fonte dello stipendio, in questo caso il Comune – per intercettare ‘a monte’ i soldi che spettano ad altri. Perché se fosse per il diretto interessato, col cavolo che verserebbe quanto dovuto.

Questo sì che è un problema. Ed è esattamente il caso del vicesindaco Nicola Lodi, che dopo la pubblicazione dell’articolo di Estense.com ha scritto un post con toni da martire (tra l’altro fregandomi una foto coperta da diritto d’autore, ma questo ormai è il minimo sindacale) rigirando come al solito la frittata: “Non ho nulla da nascondere: sto facendo il mio dovere di cittadino e di contribuente. Sto pagando con il mio stipendio debiti del passato e ne vado orgoglioso. Come può capitare a chiunque mi sono trovato in difficoltà in alcuni periodi della mia vita, non me ne vergogno di certo”.

Lasciatemelo dire: una bella presa per i fondelli. Naomo sta “facendo il suo dovere” solo perché dopo essere scappato per mesi dai propri creditori, questi sono passati alle maniere forti e si sono rivolti agli organi giudiziari. Appesantendo il carico del tribunale e sostenendo di tasca propria delle spese legali per correre dietro a una persona che si rifiuta di pagare i propri debiti, nonostante da 13 mesi percepisca uno degli stipendi più alti nell’amministrazione pubblica ferrarese. Che non sarà elegante da dire, ma è la verità e non possiamo far finta di non saperla.

È vero: a tutti può capitare di trovarsi in difficoltà in alcuni periodi della vita e nessuno se ne deve vergognare. Quello di cui invece bisognerebbe vergognarsi è la fuga dalle proprie responsabilità, dai propri doveri e dai propri debiti, anche quando i momenti di difficoltà sono alle spalle e si potrebbe tranquillamente sistemare il passato e trovare un accordo coi propri creditori. Rispettare i loro diritti, rispettare le leggi e rispettare gli accordi che si sono sottoscritti. Se poi tra i propri creditori c’è anche il fisco, come in questo caso, non sarebbe neanche male se un politico mostrasse che le tasse si pagano quando se ne ha la possibilità, e non quando il tribunale ti mette all’angolo e ti viene a cercare sul posto di lavoro per pignorarti lo stipendio.

È per questo che la storia del pignoramento al vicesindaco è ben più di una questione personale e non ha senso invocare la privacy: la notizia non è che il vicesindaco ha dei debiti con altre persone, ma che si è rifiutato di pagarli. Non è che il vicesindaco non ha pagato le tasse arretrate, ma che ha continuato a rifiutarsi di pagarle. Che è stato costretto ad adempiere ai propri doveri dalla mobilitazione degli organi giudiziari, e non per sua spontanea iniziativa. E questa è una vergogna per la città che lo ha eletto.
Credo che Fabbri dovrebbe iniziare a preoccuparsi di quello che combina il suo ingombrante vice: molti elettori dell’attuale amministrazione lavorano nel mondo della giustizia e delle imprese e sanno benissimo in cosa consiste un pignoramento. Conoscono gli sforzi legali che un creditore deve sostenere per ottenerlo e sanno benissimo che le argomentazioni di Naomo sono una clamorosa e offensiva fanfaronata nei confronti di chi tutti i giorni lotta con qualche ‘furbetto’ per ottenere semplicemente ciò che gli spetta. Sottovalutare la questione e bollarla come attacco politico è solo un modo per tapparsi le orecchie e rinchiudersi nella torre d’avorio, al riparo da ogni critica. Esattamente quello che Fabbri prometteva di non fare.

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