Gio 16 Lug 2020 - 1803 visite
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“Haters” di Ilaria Cucchi, non è diffamazione. E lei scrive al ministro

Il procuratore archivia la querela: "Diritto di critica". La sorella di Stefano si appella a Bonafede: "Non so proprio come fare a difendere la dignità della mia famiglia"

“Questa è una mitomane pronta a tutto… la morte di suo fratello si è rivelata essere una gallina dalle uova d’oro per lei e per la sua famiglia”. È l’aberrante commento apparso nel 2018 sui social contro Ilaria Cucchi che ha querelato il suo autore, il medico Giuseppe Buraschi che esercita a Tamara di Copparo, per diffamazione.

Che, a quanto pare, diffamazione non è. Almeno per il procuratore capo della Repubblica di Ferrara che ha personalmente firmato la richiesta di archiviazione della querela perché quel commento “non integra la fattispecie della diffamazione in quanto scriminato dall’esercizio del diritto di critica nei confronti dell’aspetto pubblico della vita della persona offesa”.

Come se l’aspetto pubblico – diventato tale dopo “120 udienze, undici anni di processi e, soprattutto, le terribili condizioni nelle quali io ed i miei genitori siamo stati costretti a riconoscere il povero corpo martoriato di mio fratello” – bastasse per legittimare una campagna di odio e fango di tale portata.

Sono i pensieri espressi dalla stessa sorella di Stefano Cucchi, “morto ammazzato mentre era nelle mani dello Stato, dopo un arresto eseguito da alcuni Carabinieri la notte del 15 ottobre 2009” ricorda Ilaria, in una lettera indirizzata al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e al procuratore generale della Suprema Corte di Cassazione.

“Sono Ilaria Cucchi, nota a tutti per essere la sorella di Stefano. Ho detto “nota” perché questa è la mia grande colpa” è l’incipit della lettera, in cui, ricordando che “non abbiamo mai perso la fiducia nella Giustizia continuando a portare rispetto per le Istituzioni di questo Paese”, spiega che “mano a mano che ci stavamo avvicinando alla verità siamo sempre più stati oggetto di attacchi beceri, insulti, auguri e minacce di morte”.

“Come vi potranno riferire magistrati, giornalisti ed avvocati presenti alle udienze l’unica preziosa cosa che hanno perso i genitori di Stefano Cucchi è la salute. Sono invecchiati sui banchi delle aule dei Tribunali piegati dal dolore e dalla malattia. Questo non ha fermato gli haters, sempre più aggressivi e violenti. Fanno male. Aggiungono dolore al dolore. Ci consumano. Soprattutto mia madre e mio padre” scrive la Cucchi che il 24 novembre 2018 è stata intervistata proprio su questo dal Corriere della Sera, raccontando ad Ilaria Sacchettoni “La mia vita sconvolta da minacce continue”.

Tra i commenti a questo articolo, pubblicato sulla pagina di Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia, è apparso il post del medico Buraschi. Che, come visto, rientrerebbe nel diritto di critica, ovvero “attività del pensiero impegnata nell’interpretazione e nella valutazione del fatto o delle funzioni e contenuti dello spirito umano dal punto di vista gnoseologico e morale”.

“Ill.mi Ministro e Procuratore Generale, capisco che i problemi che affliggono la Giustizia di questi tempi sono ben maggiori dei piccoli nostri problemi di cittadini normali ma io non so proprio come fare a difendere la dignità della mia famiglia. Se questo è il pensiero di un Procuratore della Repubblica…” confessa Ilaria Cucchi che segnala “un ultima piccola cosa degna di nota: la richiesta di archiviazione cita l’articolo del Corriere della Sera ma omette totalmente di riportare il commento denunciato”.

“Pensate che l’autore ne ha riconosciuto la paternità e si è detto disposto, eventualmente, a chiederci scusa per aver agito d’impulso – riferisce la vittima -. Il Procuratore della Repubblica di Ferrara ha pensato bene di risparmiargli l’onere certificando l’infondatezza della notizia di reato. Una bella pacca sulla spalla ed il medico è libero di insistere. Tutti i cittadini sanno che ora avranno via libera” è l’amara conclusione della Cucchi che se pensa alle querele presentate contro i Pinguini Estensi “credo che abbiamo perso tempo. Faccio fatica a pensare che questa larghezza di vedute possa essere riconosciuta a tutti. Solo questo”.

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