Ven 3 Lug 2020 - 1366 visite
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La mostra Cavallini-Sgarbi si prende tutto il Castello: “Un enorme conflitto di interessi”

La Fondazione riceverà il 20% degli incassi su tutti gli ingressi al Castello. Ronchi e Diolaiti: "In Comune aspettano la fine del mandato Paron per fare quello che vogliono"

“Un enorme conflitto di interessi, con evidenti illegittimità nella delibera”. E’ un giudizio netto e che non vuole fare sconti quello di Barbara Diolaiti e Alberto Ronchi sulla mostra della Collezione Cavallini-Sgarbi, che avrà come ‘dimora’ il Castello Estense.

Un’esposizione finita fin dal momento dell’annuncio sotto la lente di ingrandimento dell’associazione PiazzaVerdi, che oltre a esprimere giudizi non proprio lusinghieri sulla qualità e l’attrattività delle opere, vede il rischio di un monopolio culturale ed economico della famiglia Sgarbi sul patrimonio artistico ferrarese. E dopo aver inviato un esposto a Comune, Provincia e Sovrintendenza ai Beni Culturali, ora invita gli enti ad annullare o rivedere l’accordo con la fondazione presieduta dalla sorella del noto politico e critico d’arte, Elisabetta.

“Si tratta di una convenzione sbilanciata, dove la Fondazione può fare quello che vuole e di fatto prende in affidamento il Castello Estense – spiega Diolaiti -. Non c’è più una gestione separata del percorso del Castello e della Collezione Sgarbi, come quando venne ospitata pochi anni fa. Ora ci troviamo di fronte a un’inversione dei ruoli: non è più il Castello ad ospitare la mostra, ma la mostra a determinare ogni aspetto della visita al Castello”. Durante l’esposizione del 2017 infatti si potevano acquistare due biglietti distinti: uno per la visita al Castello Estense e un altro per accedere alle sale dove erano presenti le opere. Allo stato attuale invece il biglietto è unico e di conseguenza “la visita al Castello e quella alla Collezione si sovrappongono completamente”.

Una ‘sovrapposizione’ che secondo Ronchi e Diolaiti non rappresenta affatto un dettaglio secondario. Con l’unificazione del biglietto infatti anche gli incassi derivanti dal Castello e quelli della mostra finiscono all’interno dello stesso ‘calderone’, e diventa così impossibile stabilire quanti visitatori (e quindi quanti introiti) derivano dal costante fascino del Castello Estense, e quanti dal valore aggiunto ora portato dalla Fondazione Cavallini-Sgarbi.

Fondazione che tuttavia ha già ben definita la propria quota di incasso, pari al 20% del totale dei biglietti venduti. Una cifra “eccessiva” secondo l’associazione PiazzaVerdi (e su cui era intervenuto anche l’ex assessore alla cultura Massimo Maisto), che porta qualche numero esemplificativo: “Quando nel 2017 venne ospitata la collezione Cavallini-Sgarbi, vendette circa 20mila biglietti, contro i circa 250mila dei normali percorsi del Castello. In quel caso la Fondazione incassò solo dai biglietti dell’esposizione, mentre ora che i servizi e i relativi biglietti si sovrappongono aumenterà enormemente i propri introiti grazie al Castello”. Insomma: se solo tre anni fa la Collezione Cavallini-Sgarbi fu vista da solamente un decimo dei visitatori effettivamente passati per il Castello, secondo Diolaiti e Ronchi ora non può essere in alcun modo giustificabile un riconoscimento alla Fondazione del 20% degli incassi totali.

Una “situazione di squilibrio” che secondo l’associazione nasce dalla delibera del 28 gennaio 2020 con cui la giunta comunale ufficializzava l’accordo con Sgarbi e la propria intenzione di “arricchire l’offerta culturale attraverso la promozione di eventi turistici di grande richiamo che incentivino l’afflusso turistico volto anche a sostenere l’indotto complessivo della città”. Un’intenzione che fa da premessa all’accordo con la Fondazione Cavallini-Sgarbi, con la quale il Comune annuncia la “forte volontà” di strutturare una “collaborazione pluriennale”.

Ed è qui che passiamo all’altro punto chiave dell’esposto dell’associazione: le competenze ‘incrociate’ dei vari enti pubblici sul Castello. Come noto ai più, il principale monumento ferrarese è infatti di proprietà della Provincia, che tuttavia negli ultimi anni e in particolare dopo il ‘depotenziamento’ dell’ente dettato dalla riforma Delrio ne ha affidato l’organizzazione dei percorsi espositivi al Comune, attraverso un accordo che scade a fine 2020.

Ora, la delibera della giunta Fabbri che apre il Castello alla Collezione Cavallini-Sgarbi prevede una procedura di rinnovo automatico: nel caso la Provincia affidasse nuovamente al Comune la gestione del monumento, anche la mostra e i relativi accordi economici tra Comune e Fondazione verrebbero prolungati di un tempo indefinito.

Una situazione che secondo l’associazione PiazzaVerdi garantirebbe alla Fondazione anni di incassi grazie ai visitatori del Castello e diversi ‘bonus’ e occasioni di risparmio, come quelle che derivano dall’impegno del Comune di assicurare tutte le opere esposte e di coprire eventuali costi di consulenza, restauro e variazioni dei costi di esposizione col procedere degli anni.

Tutte questioni che secondo Ronchi e Diolaiti si fanno ancora più pressanti vista la posizione nelle istituzioni e nel mondo culturale ferrarese dello stesso Sgarbi, che oltre ad aver sostenuto elettoralmente Fabbri con una lista legata a Forza Italia ora è presidente di Ferrara Arte ed è stato il protagonista dello spettacolo di riapertura del Teatro Comunale (rinunciando, va detto, al cachet).

Ma se le critiche a Sgarbi alla giunta Fabbri sono più che mai esplicite, non può passare inosservata una sorta di amarezza nel guardare la risposta o la mancata risposta dell’opposizione ferrarese (definitiva “immobile” e “passiva”) o degli altri enti coinvolti. Ronchi e Diolaiti spiegano infatti di non aver ricevuto risposta dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali e mostrano la stringata comunicazione del 25 maggio con cui la presidente della Provincia Barbara Paron afferma di non avere “competenza in ordine a eventuali problemi di legittimità, rispetto a provvedimenti amministrativi che sanciscono i rapporti collaborativi tra il Comune e la Fondazione Cavallini-Sgarbi”.

Eppure proprio la Provincia può rappresentare secondo l’associazione l’unico argine al “monopolio sgarbicentrico” a Ferrara: “La verità è che in Comune stanno aspettando la fine del mandato della Paron, per poter disporre liberamente del Castello. Ma se, come noi temiamo, questa operazione avrà come conseguenza un danno erariale, tutti gli enti e amministratori ne sono responsabili, visto che hanno ricevuto un avvertimento e un esposto. Anche la Regione si deve attivare: capiamo la volontà di non creare un clima di contrasto continuo, ma non si può restare in silenzio di fronte a conflitti di interessi così evidenti”.

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