Era residente a Ferrara la ragazza di 18 anni che, nel primo pomeriggio di mercoledì 29 aprile, a Garofolo, nel territorio comunale di Canaro, in provincia di Rovigo, è morta dopo che l'automobile su cui viaggiava con altre due persone è volata giù per la scarpata, lungo la strada arginale del fiume Po
Momenti di apprensione nella mattinata, attorno alle 11.30, in via Foro Boario, dove si è sviluppato un incendio che ha interessato il cantiere della geotermia
Un patrimonio ambientale di grande valore che, secondo l’opposizione, non riceve l’attenzione necessaria. È questo il fulcro dell’Ordine del Giorno presentato dal gruppo consiliare “Insieme per Crescere”
Si chiude con un passaggio di consegne tutto interno a Fdi la delicata fase apertasi al Ministero della Giustizia dopo le dimissioni di Delmastro. A raccoglierne l'eredità sarà il senatore ferrarese Alberto Balboni
Ha confermato l'accusa in ogni dettaglio, con lucidità, coerenza e senza contraddizioni, la bambina che - questa l'ipotesi accusatoria sostenuta dalla Procura di Ferrara - sarebbe stata abusata da un ferrarese di 58 anni, attualmente indagato per violenza sessuale aggravata
Mesola. Il 16gennaio dello scorso anno, nell’effettuare la rapina alla filiale di Bosco Mesola di BancAdria-Credito cooperativo del Delta, non avevano fatto bene i conti con le telecamere di sorveglianza presenti non solo nella banca, ma anche nelle abitazioni vicine. E a tradirli, alla fine, è stata l’auto usata per la fuga, una Ford Kuga nera.
Nella mattina di giovedì 28 maggio, i carabinieri di Comacchio hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere per il reato di rapina in concorso: una a carico di G.G., foggiano di 44 anni, fino a poco tempo fa residente a Lido di Volano, poi ai domiciliari a casa della madre a San Giorgio del Sannio, in provincia di Benevento; l’altra per C.C. 41enne nato in provincia di Udine, attualmente in carcere per altri reati ad Ascoli Piceno. Nei confronti di un altro 41enne – S.D., anche lui foggiano, è stato notificato invece un avviso di garanzia.
Quel 16 gennaio, verso mezzogiorno, a entrare nella banca di piazza Vittorio Veneto furono in due: maschi, con accento meridionale, entrambi con il volto parzialmente coperto, uno di loro armato di taglierino. Dopo aver minacciato e immobilizzato parzialmente il direttore e il cassiere con delle fascette di plastica, portarono via più di 43mila euro in contanti, facendosi aprire la cassaforte e un cassetto (dove c’erano 235 euro), dandosi poi alla fuga in sella a due bici, con le quali erano arrivati sul luogo della rapina.
Le immagini delle telecamere di videosorveglianza della banca, nonché di quelle delle abitazioni adiacenti, hanno consentito agli inquirenti di chiarire la dinamica dell’evento, permettendogli d’individuare in una Ford Kuga di colore nero l’autovettura sospettata come mezzo per la successiva ‘vera’ fuga dopo l’abbandono delle biciclette, ritrovate poi nelle vicinanze della banca.
Qualche sospetto, ai carabinieri del nucleo operativo di Comacchio e ai colleghi di Mesola, venne subito, grazie alla conoscenza del territorio e di chi lo frequentava. Così concentrarono subito le attenzioni su un’abitazione di Lido di Volano in cui risiedeva un pregiudicato già noto (G.G).
Proprio sotto l’abitazione, mezz’ora circa dopo la rapina, i carabinieri notarono la presenza di un’auto: una Ford Kuga di colore nero. Particolare non da poco: al tempo G.G. era sottoposto ai domiciliari. Altro particolare per nulla irrilevante: il cofano motore della Kuga era ancora caldo, segno che l’auto era stata utilizzata di recente.
Dopo pochi minuti, dall’abitazione uscì un uomo che si mise alla guida della Ford e venne immediatamente pedinato dai carabinieri che, a un certo punto, decisero di fermarlo con l’ausilio di un equipaggio del Nucleo Radiomobile appositamente allertato. Alla vista dei militari, la Ford con il suo conducente forzarono però il posto di blocco, riuscendo a far perdere le proprie tracce.
I carabinieri si recarono dunque nell’abitazione per una perquisizione: trovarono i capi d’abbigliamento utilizzati dai rapinatori (pantaloni, maglie, berretti e guanti), il taglierino, le fascette da elettricista, una borsa di plastica flessibile, di colore blu, con una prima etichetta “BancAdria – Credito Cooperativo del Delta” e un’altra con la scritta “Filiale di Bosco Mesola”.
I successivi accertamenti tecnici eseguiti sui reperti posti sotto sequestro e sulla vettura, nonché i raffronti tra gli indagati e le immagini delle telecamere di sicurezza, hanno permesso ai militari di attribuire ai tre la rapina.
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