Bambina sfollata dal Grattacielo: “La mia anima non parla più”
Si chiama “La mia casa”. Una casa che dovrebbe essere “un luogo sicuro che protegge”. Ma la sua casa, ormai “non esiste” più
Si chiama “La mia casa”. Una casa che dovrebbe essere “un luogo sicuro che protegge”. Ma la sua casa, ormai “non esiste” più
La Procura di Ferrara ha chiesto il rinvio a giudizio per un 32enne accusato di maltrattamenti e stalking nei confronti dell’ex compagna. Secondo l’accusa le avrebbe inviato anche una lettera minatoria dal carcere scritta con il proprio sangue
Ferrara si prepara alla fase conclusiva delle iniziative in vista del Palio. Il calendario degli eventi inizia questo mese per arrivare alle corse di Piazza Ariostea previste per sabato 30 maggio
Un odore forte, difficile da sopportare, che qualcuno descrive come "carne putrefatta" o, addirittura, "cadavere". È quanto hanno segnalato diversi residenti usciti mercoledì mattina dalla torre A del Grattacielo
Continuano i rientri dei residenti evacuati dal Grattacielo per recuperare effetti personali e documenti rimasti negli appartamenti, come disposto dallo studio Donazzi
Jolanda di Savoia. Un paio di messaggini fraintesi dalla vox populi fino ad arrivare all’esagerazione, come quella delle minacce fisiche. È un vero caos a Jolanda di Savoia dove il parroco don Mauro Benazzi è fino al centro di pesanti contestazioni da parte di un gruppo di fedeli che costringono anche l’arcidiocesi a intervenire.
Il fatto nasce – da quel che si apprende – da alcuni messaggi che il parroco ha invitato a una parrocchiana. Niente che avrebbe rilievo penale, né dal contenuto scabroso. La donna si è però lamentata con altri parrocchiani, forse interpretando i messaggi come attenzioni non consone ai ruoli, ma da qui la questione si è gonfiata in maniera esponenziale, con il parroco minacciato di violenza fisica – come spaccargli le gambe -, proteste plateali durante le celebrazioni religiose e una rivolta per cacciare il don da Jolanda.
La diocesi interviene invece in maniera molto ferma a suo sostegno e lo fa “dopo aver direttamente e immediatamente verificato l’infondatezza delle accuse”. Per quesrto “esprime la propria vicinanza a don Mauro Benazzi, da tempo bersaglio di un’odiosa campagna di calunnia e denigrazione”.
Secondo quanto riporta la nota dell’arcidiocesi, “lo stesso sacerdote, in data 21 febbraio, ha presentato richiesta all’autorità giudiziaria (Procura della Repubblica) di adottare provvedimenti urgenti presso il Tribunale di Ferrara avviando le indagini del caso al fine di individuare gli autori dei reati perpetrati a suo danno. Il parroco ha inoltre dichiarato che, qualora siano ravvisate responsabilità, procederà con formale atto di denuncia-querela. Più in particolare, don Benazzi ha chiesto all’Autorità giudiziaria di procedere penalmente nei confronti di coloro che verranno individuati come autori dei reati di lesione dell’onore, della dignità e del decoro della sua persona e della Chiesa che rappresenta sul territorio”. Le indagini sono state affidate ai carabinieri della compagnia di Copparo.
“La campagna di diffamazione a suo danno, è avvenuta attraverso la divulgazione incontrollata di messaggi personali e arbitrarie interpretazioni degli stessi che si sono trasformate in pericolosissime “voci di popolo” – afferma l’arcidiocesi -. Il triste obiettivo è evidentemente quello di isolare il sacerdote dalla sua comunità creando ad arte situazioni cariche di aggressività e di minacce, per distruggerlo psicologicamente e allontanarlo dal paese, facendogli temere per la sua incolumità. L’Arcidiocesi è ben consapevole che l’azione di un esiguo gruppo di soggetti può confondere e allarmare l’intera comunità, sia religiosa che civile, ma sa altrettanto bene che la parte maggioritaria del paese non può essere ritenuta responsabile dei fatti sopra descritti, e pertanto confida che le indagini accertino tutte le responsabilità e riconoscano a don Mauro Benazzi la sua integrità, l’infondatezza di questa campagna di odio, e favoriscano la riconciliazione e il ritorno ad un clima di fiducia reciproca”.
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