Cronaca
21 Febbraio 2020
Assolto per alcune posizioni, prescritti alcuni reati: arrivano 3 anni e 8 mesi

Condanna anche in appello per il commercialista Schincaglia

di Daniele Oppo | 2 min

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Nel maggio di due anni fa venne condannato in primo grado a 5 anni e 4 mesi di reclusione per essersi indebitamente impossessato del denaro di alcuni clienti e per non aver conservato le scritture contabili di una sua società. Giovedì la Corte d’Appello di Bologna ha rideterminato la pena per Riccardo Schincaglia, riducendola a 3 anni e 8 mesi.

Nel frattempo, infatti, ha avuto effetto la prescrizione per alcuni capi d’imputazione, mentre nei confronti di quattro posizioni di altrettante parti civili – ovvero clienti raggirati – il giudice felsineo ha pronunciato sentenza d’assoluzione. Alla fine, dopo due gradi di giudizio, di decine e decine di clienti (presunti) raggirati, la giustizia ha riconosciuto che solo in sei occasioni il commercialista abbia agito in maniera illecita e per ciascuna di loro è stata riconosciuta una provvisionale da 2mila euro a testa, il resto del danno da liquidarsi in un separato giudizio civile.

Per il commercialista, relativamente parlando, anche questo giudizio può essere una mezza vittoria visto che era finito sotto processo con accuse piuttosto pesanti: essersi intascato indebitamente circa 500mila euro dai clienti che glieli consegnavano invece per pagare gli F24, aver raggirato il fisco per circa 2 milioni di euro e aver occultato i libri contabili della società Eta Beta.

Proprio quest’ultimo reato è quello che oggi vale quasi tutta la condanna: 3 anni. “Aspettiamo di leggere le motivazioni, alla fine di 30-40 parti lese iniziali è rimasta una condanna in merito alle posizioni di 6 parti e confidiamo che in Cassazione cada tutto”, afferma il difensore di Schincaglia, l’avvocato Alberto Bova.

“Questa condanna è una buona notizia – afferma invece l’avvocato Simone Bianchi che rappresenta proprio una delle parti civile ‘soddisfatte’ dal processo – ed è la conferma che in buona misura ha retto l’impianto accusatorio”.

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