Gio 24 Ott 2019 - 5942 visite
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Ravalle chiude all’arrivo dei 35 migranti: “Noi non li vogliamo”

I cittadini si sono riuniti in assemblea per protestare contro la decisione del prefetto: "Fatevi dire quando vengono, che facciamo le barricate"

di Davide Soattin

Ravalle. In seguito alla recente decisione del prefetto di far arrivare 35 migranti in paese, una buona parte della comunità di Ravalle si è riunita in un’assemblea pubblica informativa, con l’obiettivo principale di fare un punto della situazione e ribadire l’inadeguatezza della scelta da parte delle autorità, in attesa di nuovi sviluppi che si avranno nelle prossime ore.

Tra gli interventi che si sono alternati nel corso dell’incontro, significativo è stato quello del leghista Carlo Piccinini, che in settimana aveva già portato avanti una linea moderata contro un nuovo rischio barricate: “Se si fa accoglienza, bisogna avere basi in cui contestualizzarla. La nostra zona soffre già di punti d’accoglienza per profughi e richiedenti asilo, al punto che mi sembra davvero sproporzionato accoglierne altri 35 in paese. Non abbiamo gli strumenti necessari a integrare, favorendo piuttosto il rischio di ghettizzazione all’interno di una comunità che ha caratteristiche totalmente diverse da chi arriverà”.

“Noi – ha proseguito ancora Piccinini, soffermandosi successivamente sulle condizioni dell’immobile deputato all’accoglienza – vogliamo che i migranti abbiano il loro percorso di integrazione, che di certo non è possibile in questo modo. La struttura incaricata di ospitarli è aperta a un altissimo rischio di effetto dinamico e possiede tutta una serie di vincoli storici e architettonici che ne bloccano l’aumento degli alloggi. In più c’è un problema legato alla rete fognaria, che mette a rischio le persone”.

Intanto, proprio quest’oggi, una delegazione di cittadini sarà accolta da Alan Fabbri per discutere la situazione, con la speranza – o almeno così si augurano gli abitanti di Ravalle – di “sapere la verità e magari trovare il modo di organizzare un’assemblea pubblica con lo stesso sindaco, il prefetto e tutti noi” perché per il momento “è inutile stare a fare diverse supposizioni”. Durante la serata però non sono mancate nemmeno le proposte sul da farsi, che hanno visto protagonista una platea piuttosto contrariata e ferma sulle proprie posizioni, attiva per cercare anche di trovare un rimedio concreto al problema.

E se per qualcuno l’idea di fare “una cordata per acquistare la casa dove alloggeranno per trasformarla in un centro polivalente” è sembrata essere una soluzione percorribile, per altri invece sarebbe meglio “tentare una redistribuzione equa sul territorio” o “magari richiedere un miglioramento della qualità edilizia, incentivando l’apertura di attività commerciali nella frazione” senza mai perdere di vista il leit motiv dell’intera assemblea, che è ben riassumibile in quattro semplici parole: “Noi non li vogliamo”.

Nonostante il focus dell’incontro fosse quello di “fare qualcosa per il paese, senza alcuna appartenenza politica” e “sottolineare tutte le nostre perplessità senza essere razzisti, perché qui abbiamo integrato già diverse famiglie” infatti, tra i numerosi presenti al dibattito, c’è stato anche chi ha voluto esprimere tutta la sua paura per “il rischio che ce li portino con i pullman di notte, mentre noi aspettiamo la verità”. E nel caso in cui le cose non si mettessero diversamente, la parola d’ordine è stata una sola: “Fatevi dire quando vengono, che facciamo subito le barricate”.

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