Mer 2 Ott 2019 - 598 visite
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Intitolare un luogo pubblico ad Aldrovandi? Bologna ci riprova

È passato oltre un anno dall'approvazione in consiglio comunale, Errani (Pd): "Atto dovuto per tutelare la memoria e raccontare la verità"

“Il Comune di Bologna può (e deve) intitolare un luogo pubblico della nostra città a Federico Aldrovandi. Credo sia una iniziativa importante per continuare a tutelare la memoria di Aldrovandi, per ricordare e raccontare la verità. Lo si deve a Federico, alla sua memoria ormai divenuta simbolo e a tutti quelli che in Italia si battono quotidianamente contro ogni tipo di abuso”.

L’appello è (ri)lanciato da Francesco Errani, consigliere del Pd del Comune di Bologna e primo firmatario dell’ordine del giorno approvato il 16 luglio 2018 per intitolare un luogo pubblico frequentato dai giovani della città felsinea ad Aldrovandi. A più di un anno dal via libera in consiglio comunale, però, nulla si è mosso.

“Lunedì sono intervenuto in consiglio comunale per ricordare l’importanza di questa intitolazione, che può rappresentare una risposta alla domanda che anche i ragazzi potranno farsi: chi era Federico Aldrovandi?” torna alla carica il consigliere dem che rivolge la stessa richiesta di un anno fa al sindaco Virginio Merola.

Il luogo prescelto sarebbe il centro giovanile Meloncello nel quartiere Porto-Saragozza che si era espresso favorevolmente all’unanimità dopo una raccolta firme. Ma la proposta è rimasta nel cassetto.

“Sarebbe il luogo adatto per ricordare il caso Aldrovandi – rilancia Errani -. La sua vita si è fermata alle 6.04 del 25 settembre 2005. Aveva 18 anni e due mesi. Aveva un fratello, una mamma e un papà. Quattordici anni fa, tornando a casa da un concerto come tanti suoi coetanei fanno spesso, trovò la morte nella sua città, Ferrara, per mano delle percosse che quattro agenti di polizia gli infersero. Dopo numerose omissioni, nel 2012 i quattro poliziotti che avevano fermato Federico sono stati condannati definitivamente a 3 anni e 6 mesi di reclusione per eccesso colposo in omicidio colposo. La giustizia ha fatto il suo corso, ma per il papà Lino: “Quegli agenti indossano assurdamente ancora una divisa, e sono ancora in servizio. Per me invece fino alla fine dei miei giorni sarà un ergastolo senza appello, con la sola speranza che ciò che è accaduto a Federico non accada mai più a nessun figlio””.

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