Gio 12 Set 2019 - 2601 visite
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Le intercettazioni che rivelano il piano per uccidere Lucia Panigalli

Iniziato il processo per tentato omicidio a carico di Dobrev che in carcere si accordò con Mauro Fabbri per assassinare la sua ex

La parte offesa, Lucia Panigalli

Che Mauro Fabbri volesse far uccidere la ex compagna Lucia Panigalli è, purtroppo, pacifico. Che Radev Stanyo Dobrev, suo compagno di carcere all’Arginone, gli volesse davvero dare una mano, in cambio di soldi e altri ‘benefit’, è invece al vaglio dei giudici: l’uomo, 48 anni, proveniente dalla Bulgaria, è oggi a processo per tentato omicidio in concorso, aggravato dalla premeditazione.

Mercoledì mattina, davanti al collegio presieduto dal giudice Vartan Giacomelli, si è aperta l’istruttoria – che sarà piuttosto breve, la fine è prevista per il 18 dicembre – ed è stato sentito il maresciallo maggiore Davide Bruni del nucleo informativo dei carabinieri che ha condotto le indagini. In particolare sono stati letti e contestualizzati ampi stralci delle intercettazioni tra Fabbri e Dobrev e anche tra altri protagonisti della triste vicenda.

Che la posizione del 48enne alla sbarra sia ambigua lo dimostra il fatto che fu lui a mettere sull’attenti le forze dell’ordine, raccontando in due interrogatori a cavallo tra 2015 e 2016 le intenzioni di Fabbri e lasciando intendere che fosse rimasto al gioco per ingannarlo e prendere così i soldi promessi (25mila euro), un’auto e un trattore. Ma per gli inquirenti non si sarebbe fermato a ciò. La dimostrazione arriverebbe da almeno due elementi: nelle loro conversazioni Dobrev sembra che abbia effettivamente mandato qualcuno a fare dei sopralluoghi nei pressi dell’abitazione della signora Panigalli; e poi un’intercettazione: “Se dici che sono pochi – dice Fabbri a proposito dei 25mila euro – non ci sono problemi”. “Abbiamo detto questa cifra – risponde l’odierno imputato -, tanto dopo verrà il momento, quando ci troviamo”.

“Che senso ha per uno che vuole truffare Fabbri spostare la consegna di altro denaro a un momento che non arriverà mai se davvero non vuole commettere l’omicidio?”, si chiede l’avvocato Eugenio Gallerani, che insieme al collega Giacomo Forlani rappresenta la vittima.  Dobrev dovrebbe sottoporsi all’esame e raccontare la propria verità nell’udienza del 18 dicembre.

“Non si può pensare che avesse minimamente l’idea che volesse proseguire l’intento criminoso, è stato grazie al suo intervento che si sono scoperte le vere intenzioni del fabbri. All’udienza del 18 si sottoporrà all’esame per spiegare nuovamente le proprie ragioni e all’esito dovrà necessariamente essere assolto”, afferma di contro l’avvocato Gianluigi Biondi del Foro di Forlì-Cesena, che difende Dobrev.

Dalle intercettazioni si capisce come Fabbri e Dobrev organizzino le cose. Per non far drizzare le orecchie a eventuali spioni, usano anche un rozzo linguaggio cifrato: la signora, ad esempio, viene indicata come una “macchina che ha 56 anni e si trova a Mirabello”.  L’obiettivo è compiere tutto prima che a Fabbri arrivi un’ingiunzione di pagamento per la causa civile che aveva perso contro la signora Panigalli (che già fu vittima di un tentato omicidio da parte sua nel 2010, motivo per cui era in carcere). Anzi, questo, spiega il militare “è il nuovo movente della volontà omicidiaria di Fabbri, vuole che l’omicidio venga commesso prima dell’arrivo del precetto di pagamento che si aspetta a breve”. Poi c’è la questione delle modalità operative: fingere un suicidio o simulare una rapina finita male – la soluzione preferita da Fabbri: “È più sicuro per tutti” – fino ad arrivare all’occultamento del cadavere.

Ci sarebbero altre persone che avrebbero effettuato dei sopralluoghi, ma non sono mai state identificate. In un colloquio registrato con dei familiari di Dobrev si fa accenno a una “donna italiana che deve morire”.  Un’altra conferma: “Il mio amico – riporta Dobrev – quando ha visto la casa ha detto che in quel paese stanno molto bene le persone”.

“Il lavoro quando lo fa?”, chiede Fabbri a Dobrev in un’intercettazione registrata il 25 febbraio del 2016 in carcere, e questo dice che sarà “il 30”, probabilmente di marzo. E non è solo un’eventualità: “Loro la casa la hanno già individuata?”, chiede il mandante, e Dobrev risponde “sì”, dicendo anche che “c’è un bel portico”, un dettaglio che trova conferma nella realtà. Dobrev, inoltre, dimostra di sapere perfettamente dove bisogna colpire, in un’abitazione posta al confine tra Mirabello e Vigarano, al punto da correggere Fabbri sull’esatta ubicazione. C’è poi un riferimento a dei bambini che “sono usciti, non li hanno visti loro”, dice Dobrev.

Tra gli esecutori, almeno dei sopralluoghi, risulta esserci anche il figlio di Dobrev, Stanev Radostin Radev, anche lui già assolto in abbreviato e in appello, come Fabbri. Di ritorno dalla seconda delle due trasferte Forlì-Bondeno tenute sott’occhio dai carabinieri e compiuta il 26 gennaio 2016 per incontrarsi con una parente di Fabbri incaricata di trasferire soldi e veicoli per suo conto, Stanev fece infatti una deviazione verso Mirabello: il suo telefono agganciò una cella che, ha riportato il carabiniere in udienza, “in linea d’aria è a 500 metri dall’abitazione della vittima ed è fuori dalla strada per il ritorno a Forlì”.

La procura e i militari decidono a un certo punto d’intervenire per evitare che accada il peggio. Mandano l’avviso di garanzia ai tre indagati e partono le perquisizioni: nella cella di Dobrev viene trovato un biglietto con scritto: “Lucia Panigalli, Vigarano Mainarda, Ferrara”. Il figlio Radev, intercettato, risponde alla donna intestataria dell’assegno da 25mila euro che avrebbe dovuto ‘schermare’ il vero destinatario e dunque il vero motivo del passaggio di denaro, e dice: “Mi accusano per la morte di una donna, l’ho vista una sola volta”. Nessuno appare sorpreso del collegamento fatto dagli inquirenti tra i soldi e il tentato omicidio.

 

Il presente articolo è stato modificato in data 12 settembre 2019, riportando le affermazioni dell’avvocato Gianluigi Biondi difensore di Dobrev che dal 28 maggio ha sostituito di fiducia l’avvocato Giancarlo Tunno del Foro di Bologna, che pure aveva reso dichiarazioni telefoniche a questo giornale in merito all’udienza, senza segnalare l’avvenuta sostituzione. Ci scusiamo con gli interessati e con i lettori.

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