Si chiuderà il 27 settembre il processo per violenza privata che vede come imputato Constantin Fiti, uno degli assassini condannati all’ergastolo per l’omicidio di Pierluigi Tartari.
Fiti era stato denunciato anni fa dalla ex compagna – rappresentata in giudizio dall’avvocato Saverio Stano – per averla minacciata in un pubblico esercizio, urlando “mi riprendo la bambina per cinquemila euro”. Il giudice di pace lo aveva condannato a una pena pecuniaria, contro la quale l’avvocato Rita Cirignano aveva fatto appello. Il giudice del tribunale ordinario, constatando che in quel frangente Fiti aveva anche strattonato la donna, aveva restituito gli atti al pm per una riqualificazione del fatto, in senso peggiorativo.
Così è nato il ‘nuovo’ processo per violenza privata, che però, con molta probabilità, andrà incontro alla prescrizione prima di concludersi in via definitiva.
Nell’udienza di martedì mattina davanti al giudice Andrea Migliorelli sono stati sentiti l’ufficiale di polizia giudiziaria che raccolse la denuncia, la persona offesa e suo fratello, presente durante la lite e che fu colui che spinse la sorella a rivolgersi alle forze dell’ordine, anche se non nell’immediato. Il 27 verrà sentita anche una delle sorelle.
Si tratta di uno dei rivoli giudiziari di un rapporto già finito nelle aule di tribunale – compreso il processo Tartari, dato che tra gli acquisti che Fiti fece con le carte del pensionato ucciso ci furono anche cose per la figlia – con un procedimento per stalking.
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