Cronaca
25 Giugno 2026
Il processo al 44enne Matteo Nocera inizierà il 17 settembre davanti alla Corte d'Assise. L'avvocato difensore Lorenzo Valgimigli: "Siamo sereni e convinti dell'innocenza. Non anticipiamo nulla, ma ci saranno delle sorprese"

Rinviato a giudizio l’infermiere accusato di omicidio e maltrattamenti sui pazienti

di Davide Soattin | 5 min

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Argenta. Andrà a processo Matteo Nocera, l’infermiere 44enne accusato dell’omicidio volontario pluriaggravato di Antonio Rivola, l’83enne morto a settembre 2024 durante il ricovero nel reparto di Lungodegenza Post-Acuzie Riabilitativa Geriatrica dell’ospedale Mazzolani-Vandini di Argenta. La decisione del gup Giovanni Solinas del tribunale di Ferrara è arrivata nella tarda mattinata di giovedì 25 giugno, dopo l’arringa difensiva dell’avvocato Lorenzo Valgimigli che – insieme al collega Giacomo Valgimigli – assiste l’imputato.

Nocera è stato rinviato a giudizio per tutti i capi di incolpazione, eccezione fatta per due, relativi a presunti maltrattamenti nei confronti di altrettanti pazienti che, durante l’attività di indagine, erano stati sottoposti al test del capello, esami dai quali – secondo il consulente della Procura – non sarebbero emersi elementi sufficienti a sostenere l’impianto accusatorio. Per questi due capi, così come chiesto anche dalla pm Barbara Cavallo durante la propria requisitoria, il gup ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere.

Il procedimento approderà il 17 settembre davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Ferrara. Attualmente, dopo un periodo nel carcere di Ravenna, l’infermiere è agli arresti domiciliari, in attesa della decisione della Corte di Cassazione relativamente a due ricorsi pendenti in merito alla misura cautelare da applicare.

La principale accusa di cui deve rispondere Nocera è quella di aver somministrato all’anziano paziente deceduto, senza alcuna finalità terapeutica (perché finalità terapeutiche effettivamente non le ha), un farmaco, l’Esmeron, un miorilassante impiegato generalmente in medicina di urgenza per facilitare l’intubazione durante interventi in anestesia generale e richiede il supporto della respirazione artificiale. In mancanza di questa assistenza, infatti, il farmaco può essere letale, poiché impedisce al paziente di respirare autonomamente.

Il 44enne è inoltre accusato di maltrattamenti pluriaggravati nei confronti di altri otto pazienti, tutti ricoverati all’ospedale di Argenta tra settembre e ottobre di due anni fa. Secondo la Procura di Ferrara, infatti, l’uomo avrebbe somministrato in modo abituale agli anziani degenti benzodiazepine e altri sedativi, tra cui Midazolam, Haldol e Naloxone – quest’ultimo, peraltro, scaduto – senza avere avuto alcuna prescrizione medica formale da parte dei medici di turno.

Per ciò deve anche rispondere di esercizio abusivo della professione medica, per cui è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, oltre che di falso in atto pubblico. Secondo l’accusa, avrebbe attestato in modo consapevole circostanze non veritiere nelle cartelle cliniche, con l’obiettivo di coprire i presunti maltrattamenti. Emblematico il caso di un paziente al quale l’infermiere avrebbe somministrato arbitrariamente un sedativo: somministrazione che non sarebbe stata annotata in cartella clinica, dove veniva fatto riferimento a un generico stato di assopimento dell’anziano, senza indicarne la reale causa. Solo in un secondo momento sarebbe stata riportata la prescrizione del farmaco, quando questo era già stato somministrato.

In un’altra circostanza, risalente al 22 settembre 2024, l’infermiere – secondo la ricostruzione della Procura – avrebbe provocato lesioni gravi a un paziente utilizzando un bisturi per effettuare un’incisione nelle parti intime senza anestesia, causandogli dolore e conseguenze rilevanti. Sempre stando all’accusa infatti, dopo quell’episodio l’anziano, che sarebbe stato anche oggetto di umiliazioni verbali, fu costretto a sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico, da cui si riprese soltanto dopo quaranta giorni di convalescenza.

All’infermiere 44enne vengono inoltre contestati i reati di truffa aggravata e di esercizio abusivo della professione infermieristica, in relazione a un titolo di studio “fantasma” che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stato conseguito indebitamente in Romania al fine di poter lavorare per l’Ausl senza averne i requisiti. Gli viene contestato inoltre il reato di interruzione di pubblico servizio. Tale accusa è condivisa con una dottoressa del reparto, la quale risulta a sua volta indagata – sempre in concorso con l’infermiere – per il reato di falso in atto pubblico.

La donna, difesa dall’avvocata Maria Luigia Mezzogori, avrebbe fatto da “scudo” a Nocera. Secondo l’ipotesi della Procura, avrebbe compilato cartelle cliniche di alcuni pazienti in modo non veritiero, omettendo in alcuni casi di annotare circostanze rilevanti. Sempre secondo l’accusa, avrebbe inoltre chiesto all’infermiere indagato – durante il servizio – di allontanarsi dall’ospedale per recarsi presso l’abitazione della propria anziana madre e prestarle assistenza medica domiciliare. La sua posizione è stata stralciata e incardinata in un filone processuale connesso, ma parallelo, e approderà davanti al gup all’udienza fissata per giovedì 2 luglio.

Nelle carte dell’inchiesta, sempre per falso in atto pubblico, c’era finita anche una seconda dottoressa – difesa dall’avvocato Marco Linguerri – che però è stata archiviata.

“Finalmente inizia il processo, anche perché finora abbiamo sempre parlato di questioni preliminari con la palla che è sempre stata nel campo del pubblico ministero” commenta l’avvocato Lorenzo Valgimigli. “Noi siamo sereni rispetto all’innocenza di Matteo – prosegue – e lo è anche Matteo. Confidiamo di vincere questo processo. Anche perché se un infermiere, nel 2024, pensa di sopprimere una persona utilizzando il curaro, con tutti i mezzi venefici che esistono, forse è un infermiere poco al passo con i tempi. A me pare poco probabile. L’ultimo volta che ne ho sentito parlare era al tempo degli indiani, a nessuno verrebbe in mente di utilizzarlo. Anche tra gli stessi cosiddetti angeli della morte nessuno lo ha mai utilizzato“.

Valgimigli confida molto sull’apporto scientifico che potrà portare in udienza il proprio consulente, il medico legale Rafi El Mazloum, presente in aula: “Non possiamo anticipare niente, ma vedrete delle sorprese. Ci sarà una grande battaglia scientifica sul curaro. Anche se mi sembra che questo processo non abbia basi solide. Normalmente tutti questi processi si fanno con una prova diretta. I carabinieri ricevono una segnalazione sospetta, vanno, mettono dei sistemi di videosorveglianza per avere una prova diretta dei maltrattamenti. Perché i pazienti che sarebbero stati terrorizzati da Nocera non sono stati sentiti? A loro sono stati però presi i capelli per i test, da cui non è venuto fuori niente”.

“Questa – chiude l’avvocato – è una vicenda che non ammette pareggio. Ci sarà chi vince e chi perde. Per fortuna Ferrara ha un’amministrazione della giustizia che è molto efficiente e avere un’udienza già fissata per il 17 settembre è una grande garanzia“.

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