Mar 10 Set 2019 - 3091 visite
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L’appello di Fridays For Future: “L’anossia sta uccidendo l’Adriatico”

L'associazione avverte: "Non è un fenomeno naturale, ma dovuto all'inquinamento che dal Po arriva al mare. Possiamo ancora intervenire".

“L’anossia sta uccidendo l’Adriatico”. E’ l’allarme-appello di Fridays For Future Ferrara dopo la morìa di pesci che si è verificata nei giorni scorsi sul litorale comacchiese. Un appello che parte da una premessa: l’anossia non è un fenomeno naturale, ma deriva da attività umane inquinanti.

Per attirare l’attenzione sul problema, il vignettista Bang, attivista di Fridays For Future Ferrara, ha realizzato una scena satirica che ben descrive la situazione attuale. “Mentre il dibattito politico e i media si concentrano sui temi locali più svariati – scrivono gli attivisti di Fff Ferrara – ben in pochi si sono preoccupati di approfondire le cause dell’allarmante fenomeno di moria di fauna ittica, avvenuto la scorsa settimana sul litorale”.

“L’anossia – spiegano – non è assolutamente un fenomeno naturale, ma è frutto di attività umane inquinanti che dalle città tramite i fiumi arrivano fino al mare.
Michael Stachowitsch, ricercatore all’Università di Vienna, ha studiato le zone morte dell’Adriatico e riconduce le cause ad un eccesso di inquinanti derivanti da attività umana, da agricoltura e allevamento intensivo. Negli anni ‘90 i ferraresi ricordano il fenomeno di mucillagine verde, causata dalla proliferazione incontrollata degli scarichi urbani, al tempo la legge Merli impose l’adozione di depuratori cittadini e permise la riduzione dell’apporto di azotati e fosfati al mare. Ci vollero decenni per fare in modo che i Comuni italiani si dotassero di tali impianti (il comune di Milano si è dotato di depuratore solo nel 2003) e molti di essi risultano ancora inadempienti. Per questo ben 800 Comuni sono stati deferiti alla Corte di Giustizia Europea per infrazioni relative a scarichi illegali. In occasione della Giornata mondiale dell’acqua nel marzo 2018, al Campus dell’università di Parma, si è stilata la lista dei maggiori inquinanti chimici del Grande Fiume: azoto, fosforo, fitofarmaci, metalli, pesticidi, e altre sostanze nutrienti.  Il motivo, confermato dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, conferma come in esso sia concentrato il 35% della produzione agricola italiana e il 55% degli allevamenti. A causa di ciò, mentre la media europea del carico di azoto nei fiumi è intorno alle 5 tonnellate per km quadrato ogni anno, quella del bacino del Po si aggira attorno alle 8,5 tonnellate. Lo stesso “problema azoto” è segnalato anche dall’Ispra nel 2015, nel report dedicato al fiume Po”.

Dati allarmanti, dunque, ma per Fridays For Future non tutto è perduto. E cita l’esempio di altri importanti fiumi europei, come il Tamigi, che sono stati recuperati dall’intervento oculato delle amministrazioni. “L’Environment Agency dicono – conferma come la chiusura di numerose industrie abbia contribuito a ridurre l’inquinamento del fiume londinese, ma c’è stata una volontà politica ben precisa diretta a migliorare la rete fognaria e ridurre i rifiuti di natura organica alle acque, unita ad una importante mobilitazione popolare. Negli anni ‘50 il Tamigi fu dichiarato “biologicamente morto”, “una fogna a cielo aperto”: oggi sono tornate foche, focene e persino balene oltre ad altre 125 specie di pesci e 38 di uccelli acquatici”.

L’appello di Fridays For Future Ferrara è dunque di conseguenza rivolto alla politica, “perchè è necessario che chi ha il potere di decidere compia coraggiose scelte in ambito ambientale, se si vorrà salvare il territorio da un cataclisma preannunciato e sotto gli occhi di tutti”. Si dovrebbe perciò “abbandonare le rassicurazioni e i tentativi di minimizzare un problema grave e conclamato com’è quello delle morie di fauna ittica in mare, che sono riconducibili a svariate cause ma non sono ascrivibili come blando “fenomeno naturale””.

“Bisogna intervenire con consapevolezza, alla radice del problema e senza inutili palliativi – concludono gli ambientalisti – combattendo l’afflusso di inquinanti alle acque superficiali e al suolo. E’ quella la causa principale del degrado delle nostre acque. Se si interviene immediatamente e con azioni decise, si può ancora salvare il patrimonio ambientale”.

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