Gio 4 Lug 2019 - 9107 visite
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Caso Zauli, Picci (Unibo) scrive al responsabile anticorruzione. Il rettore Unife: “Attacco gratuito e diffamatorio”

La missiva che chiede chiarezza diffusa via mail ai componenti del senato accademico dell'Università di Ferrara. Per Zauli è "irretuale e offensiva" e annuncia azioni legali

Il rettore Unife Giorgio Zauli

“Accuse gravissime che, se vere, dovrebbero portare alle immediate dimissioni del rettore dell’Università di Ferrara. Viceversa, se infondate, sarebbero da considerarsi vilmente infamanti”.

I vari componenti del senato accademico di Unife hanno ricevuto nei giorni scorsi una lettera, indirizzata al responsabile anticorruzione dell’Università di Ferrara, Giuseppe Galvan.

Oggetto della missiva è il caso delle pubblicazioni del rettore Giorgio Zauli, messe in discussione da diversi giornalisti scientifici di fama internazionale.

A scrivere la lettera è Lucio Picci, nome tutt’altro che nuovo nell’ambito del campo dell’etica e della corruzione. Professore ordinario di Politica economica all’Università degli studi di Bologna, sue ricerche sono state pubblicate in American Journal of Political Science, Journal of Business & Economic Statistics, Research Policy, The Review of Economics and Statistics e The World Bank Economic Review.

Dal 2015 al 2018 Picci è stato membro della “Commissione per la garanzia della qualità dell’informazione statistica” presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e ha collaborato con diverse amministrazioni del Governo italiano e con organizzazioni internazionali.

È stato protagonista di iniziative per il rispetto delle regole deontologiche accademiche. Nel 1999, quando era ricercatore universitario, prese posizione pubblicamente nei confronti dei casi di plagio accademico in cui fu coinvolto l’economista Stefano Zamagni. Nel 2016 protestò pubblicamente per l’assegnazione del titolo di “emerito” a un professore dell’Università di Bologna che, secondo l’allora Rettore della stessa Università, Fabio Roversi Monaco, era stato responsabile di plagio. Nel novembre 2017 ha firmato un esposto alla Procura della Repubblica di Campobasso riguardante un concorso universitario vinto dal politico Francesco Boccia.

Ma torniamo al tema della lettera. Picci segnala a Galvan “un caso di possibile corruzione presso l’Università di Ferrara”. I fatti – come detto – riguardano le accuse di violazioni delle regole dell’etica della ricerca scientifica mosse al prof. Giorgio Zauli da un noto whistleblower, Leonid Schneider.

Queste risulterebbero “ulteriormente aggravate” da quanto scritto da una nota giornalista, Sylvie Coyaud, secondo la quale vi sarebbero “oggi 36” pubblicazioni del Prof. Zauli contenenti “immagini riciclate”.

 “Si tratta di accuse gravissime – riprende Picci – che, se vere, dovrebbero ovviamente portare alle immediate dimissioni del Rettore dell’Università di Ferrara. Viceversa, se le accuse fossero infondate, sarebbero da considerarsi vilmente infamanti, e richiederebbero all’Università di Ferrara un’attenta considerazione di quali azioni intraprendere, anche sul piano legale e considerando l’eventuale danno erariale, e quindi le conseguenti responsabilità che potrebbe seguire all’inazione”.

In un caso o nell’altro, secondo il docente “è dovere dell’Università di Ferrara chiarire il merito della vicenda, e risulta quindi particolarmente sorprendente che invece, a prestar fede a una fonte giornalistica, essa addirittura si sarebbe rifiutata di render noto il giudizio già formulato dalla sua Commissione etica”.

Ma Picci se la prende anche con l’“inspiegabile silenzio” dei professori dell’Università di Ferrara – “almeno degli “ordinari” che sono maggiormente protetti anche da garanzie costituzionali”.

“Considerata una tale libertà di dire “no” – sostiene Picci -, ritengo doveroso indagare la presenza di eventuali condizionamenti che spieghino il silenzio che ha avvolto la vicenda, soprattutto se si confermasse che mai né il Senato accademico, né il Consiglio di amministrazione dell’Università di Ferrara, l’avrebbero posta all’ordine del giorno – così, a mio avviso, eventualmente venendo meno ai loro doveri statutari”.

Ma perché parlare di corruzione? Il professor Picci ritiene “ben fondata l’ipotesi che, anche a prescindere dal merito (sul quale non mi pronuncio) della accuse mosse al rettore, quanto descritto configuri un caso di corruzione, secondo la definizione che del fenomeno fornisce l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Pna 2012, p. 13): «Le situazioni rilevanti sono più ampie della fattispecie penalistica (…) e sono tali da comprendere (…) anche le situazioni in cui – a prescindere dalla rilevanza penale – venga in evidenza un malfunzionamento dell’amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite ovvero l’inquinamento dell’azione amministrativa ‘ab externo’, sia che tale azione abbia successo sia nel caso in cui rimanga a livello di tentativo»”.

Non mancano critiche nemmeno alla procedura seguita per valutare il merito delle accuse mosse al rettore: “E’ argomentabile che, dato il suo ruolo istituzionale, qualsiasi commissione di composizione interna sia vulnerabile a legittimi sospetti di essere condizionabile e in conflitto di interessi. Anche per questo motivo il tema doveva essere posto all’ordine del giorno degli organi istituzionali preposti, considerando le opzioni alternative disponibili: tra queste, la nomina di una commissione tutta di composizione esterna e con membri di chiara fama, o la richiesta al Cnr di utilizzare la loro Commissione per l’Etica della Ricerca e la Bioetica”.

“Data l’eccezionalità del ruolo dell’”imputato” – conclude Picci -, un’eventuale assoluzione da parte della Commissione etica del vostro ateneo sarebbe da ritenersi irrilevante, se non accompagnata da completa trasparenza circa le procedure seguite, e gli atti prodotti. Tanto più, qualora il silenzio che ha avvolto questa vicenda, anche da parte di chi dovrebbe sentirsi massimamente libero di prender posizione, dovesse malauguratamente segnalare la presenza di condizionamenti pervasivi, insomma, di una forma di corruzione”.

Alle accuse mosse è lo stesso rettore Zauli a rispondere, e lo fa con un comunicato indirizzato direttamente a Picci e pubblicato nella sezione “News” del sito internet di Unife. Un comunicato nel quale Zauli sostiene di aver atteso che il responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza dell’Ateneo rispondesse alla e-mail ricevuta dal professor Picci di Unibo “a dir poco irrituale e offensiva nei confronti miei personali, del Senato Accademico così come di tutto il corpo docente”. Il rettore cerca quindi di ristabilire “la verità dei fatti, riassumendo questa vicenda i cui contorni strumentali e volutamente diffamatori saranno affrontati nelle opportune sedi legali”.

“Nel maggio 2018 – racconta Zauli – a seguito della segnalazione di un blogger tedesco alla nostra Commissione Etica circa presunte irregolarità in immagini pubblicate in alcune mie pubblicazioni scientifiche, la Commissione Etica aveva ritenuto di non procedere in quanto l’istanza era stata dichiarata inammissibile per carenza di legittimazione ad agire da parte del blogger ai sensi del Codice Etico dell’Università. Viceversa, di mia iniziativa, ho presentato istanza affinché “il caso” dinnanzi alla Commissione Etica fosse incardinato e si potesse sviluppare il procedimento nei miei confronti non avendo nulla da nascondere. In questo modo il procedimento si è regolarmente svolto fino all’epilogo finale. Ho messo a disposizione una relazione sui fatti contestati, che era nella disponibilità non solo della Commissione Etica ma anche di tutto il personale docente e non docente d’Ateneo. Per evitare qualsiasi tipo di condizionamento nei confronti della Commissione Etica ho ritenuto imprescindibile non tenere alcun rapporto con la suddetta Commissione, interfacciandomi con la stessa solo nel momento della mia audizione a difesa”. E dopo oltre sei mesi di approfondimenti, come riferisce il rettore Unife, “la Commissione Etica ha archiviato il caso non essendo emersi a mio carico né elementi dolosi né di colpa grave”. Inoltre “il presidente della Commissione Etica, concluso il procedimento mi ha dato atto a più riprese di non avere interferito in alcun modo con i lavori del medesimo Commissione”.

Dell’esito dei lavori della Commissione Etica “sono stati puntualmente informati il Senato Accademico ed il Consiglio di Amministrazione nel mese di gennaio 2019”.

“Ricordo – puntualizza infine Zauli – che l’Università non è in alcun modo obbligata a rendere pubblicamente conto agli organi di stampa dello svolgimento e/o degli esiti dei procedimenti interni o esterni condotti nei confronti di qualsiasi membro della comunità accademica. Spiace quindi che a distanza di molti mesi un professore di altro Ateneo si permetta senza avere alcun elemento conoscitivo su questa vicenda non solo di sollevare dubbi pesanti sulla mia personale integrità scientifica, ma addirittura si spinga di fatto a tacciare di inerzia e acquiescenza il corpo docente del nostro Ateneo”.

“In un assurdo capovolgimento dei ruoli – conclude il rettore – la mia condotta assolutamente specchiata viene tacciata di opacità e vengono di fatto insultati i professori dell’Ateneo. Intendo quindi applicare lo stesso rigore che ho applicato a me stesso a tutti coloro che per protagonismo o forse per ragioni non dichiarate si permettono attacchi gratuiti e diffamatori. È mia ferma intenzione salvaguardare la reputazione mia personale e dell’Ateneo in tutte le opportune sedi”.

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