Mar 2 Apr 2019 - 3098 visite
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Unife. Per il rettore è il momento della trasparenza

Da quasi tre mesi la Commissione etica ha definito la procedura relativa all'accusa di aver manipolato alcune ricerche accademiche, ma nessuna informazione viene data. Zauli: “Non ho tempo da perdere”

Giorgio Zauli

Il rettore Giorgio Zauli

La deliberazione è stata presa il 10 gennaio, ma nessuna informazione viene rilasciata sull’esito della procedura interna all’Università di Ferrara per valutare la conformità o meno al Codice etico del comportamento del rettore Giorgio Zauli, accusato da un giornalista scientifico di aver manipolato alcune ricerche accademiche.

Il caso è nato da un post pubblicato il 15 maggio 2018 dal giornalista Leonid Schneider sul proprio blog, Forbetterscience, in cui Zauli – e con lui Paola Secchiero, sua collaboratrice già ai tempi in cui lavoravano all’Istituto di ricerca Burlo-Garofalo e dal 2015 direttrice del Dipartimento di Morfologia, chirurgia e medicina sperimentale di Unife – viene accusato di aver manipolato grafici e immagini in alcune delle proprie pubblicazioni scientifiche nel campo dell’ematologia. Le accuse mosse da Schneider nascevano dalle tante segnalazioni su dati e grafici ‘problematici’ raccolte sul forum specializzato PubPeer. E da allora sono aumentate, in una sorta di ‘effetto Streisand’ come lo ha chiamato anche la giornalista scientifica Sylvie Coyaud che ha trattato più volte la questione suo blog su D di Repubblica.

Schneider aveva chiesto l’intervento della Commissione etica di Unife, ma la sua richiesta venne rigettata per difetto di legittimità. Venne invece accettata quella del rettore stesso (protocollata come richiesta n. 66968/2018) che chiedeva un parere di conformità della propria condotta al codice etico.

Zauli, con una nota inviata alla stampa, spiegò che “come forma di sensibilità e trasparenza nei confronti dell’Ateneo che ho l’onore di guidare” aveva deciso “di controdedurre tali affermazioni e ho chiesto formalmente alla Commissione Etica dell’Università di esaminare tutta la documentazione prodotta, per confutare quanto affermato”.

Dal 18 gennaio Estense.com ha iniziato senza successo a cercare di ottenere informazioni, contattando dapprima il presidente della Commissione etica – il prof. Andrea Pugiotto – che ha spiegato come lui stesso e i membri della commissione siano tenuti al totale riserbo (ai sensi dell’articolo 15, numero 3 del Codice Etico di ateneo, ndr). Poi cercando di contattare il diretto interessato, paradossalmente l’unico al momento a poter rilasciare informazioni, utilizzando il canonico passaggio del suo portavoce, Andrea Maggi, senza che venisse mai data alcuna risposta nel merito, spesso rimandando da una settimana all’altra per via degli impegni del rettore. La parola fine, dopo due mesi e mezzo di tentativi, l’ha posta a modo suo il rettore in persona, contattato questa volta direttamente per via telefonica il mattino del 1° aprile, che ha risposto con un repentino “non ho tempo da perdere”.

Immaginiamo che il rettore Zauli, per l’importante ruolo che ricopre e anche per le grandi manovre messe in atto sulla ‘via ferrarese’ per l’abolizione del numero chiuso nel corso di laurea in Medicina, sia molto impegnato.

Pensiamo però che un impegno per la trasparenza non sia affatto tempo perso e sia anzi un dovere morale per chi è posto a capo di un’università, ancora di più se è direttamente coinvolto e perfino impegnato per la trasparenza stessa tramite l’adesione all’Osservatorio indipendente sui concorsi universitari.

Pensiamo che per il rettore non sia tempo perso quello speso a dare conto pubblicamente degli esiti di un controllo da lui stesso richiesto, in risposta ad accuse precise che hanno a che fare con l’integrità delle ricerche scientifiche da lui effettuate, in alcuni casi come primo autore degli studi.

Pensiamo, a tal proposito, che sia anche un diritto della comunità medico-scientifica conoscere l’esito della procedura, dato che si parla di trasparenza e correttezza nella ricerca in un ambito che riguarda la salute e la vita umana.

Sappiamo che il parere della Commissione etica, qualunque esso sia, ha richiesto cinque sedute per essere trattato, con la necessità di decidere – secondo quanto risulta a questo giornale – solo dopo aver raccolto due pareri tecnici esterni.

Possiamo forse immaginare che non abbia identificato responsabilità in capo al rettore, ma lo desumiamo esclusivamente dal fatto che – secondo il codice (art. 16, numero 5) – in tal caso la Commissione stessa avrebbe dovuto informare il Senato accademico, ma nelle cinque sedute convocate dal 23 gennaio al 27 marzo (tutte successive alla chiusura del procedimento) l’argomento non risulta essere stato posto all’ordine del giorno.

In questo caso, però, non si riesce a comprendere perché sia una perdita di tempo per il rettore dare un’informazione sull’esito positivo della procedura, a fronte di accuse pubbliche alle quali ha già risposto pubblicamente liquidandole come falsità e sulle quali avrebbe tutto l’interesse, personale e istituzionale, a mettere la parola fine.

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