Lun 1 Lug 2019 - 12698 visite
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Caso Zauli, da Unibo la condanna più dura: “Nessun rispetto per i docenti che restano in silenzio”

Il professore di economia Picci: "Dimissioni immediate se le accuse sono vere". Da Coyaud anche una frecciata a Maggi per il suo ruolo nella politica locale

Giorgio Zauli

Il rettore Giorgio Zauli

Mentre dall’Università di Ferrara non si è levata una singola voce per chiedere chiarezza al rettore Giorgio Zauli riguardo al caso delle ‘ ricerche manipolate’ scoppiato nel giugno scorso, dall’ateneo di Bologna arriva una durissima condanna non solo verso il rettore ferrarese per il suo perdurante silenzio, ma anche verso gli stessi docenti di Unife, colpevoli di un atteggiamento a sua volta troppo timido e accomodante verso il proprio dirigente.

A firmare l’attacco è il professore ordinario di economia Lucio Picci, che fin dalle prime righe del suo intervento mette ben in chiaro il proprio pensiero: “Fatico a portare rispetto ai professori dell’Università di Ferrara, almeno agli “ordinari” tra loro – afferma Picci – che dan per scontato il privilegio dell'”inamovibilità” di cui godono, e fingono di ignorare i tragici motivi storici che portarono ad essa: per renderli liberi di dire no”.

Picci spiega che questa mancanza di rispetto nasce “osservando il silenzio che avvolge la vicenda del loro rettore, il professor Giorgio Zauli, accusato da un noto whistleblower di gravissime violazioni dell’etica della ricerca scientifica. Accuse che, se vere, dovrebbero portare alle sue dimissioni immediate. E se false, richiederebbero solidarietà, e difesa della propria Università ingiustamente insultata. Fatico a portare rispetto a questi professori, che non han detto nulla, pare, per contrastare il silenzio dell’Università, che si sarebbe rifiutata di render noto a un giornalista (Daniele Oppo di Estense.com) l’esito dei lavori della commissione chiamata a valutare quelle accuse. E che non han mosso un dito per chiarire se sia vero, come è stato denunciato, che almeno un membro di detta commissione si trovi in conflitto di interessi. Questi professori di scarso valore godono di privilegi che pochi hanno in Italia, e non restituiscono nulla”.

Picci vuole giocare ‘a carte scoperte’ e infatti conclude il proprio intervento specificando di aver segnalato il proprio pensiero al Responsabile Anticorruzione di Unife, “aspettando l’esito della richiesta accesso agli atti che qualcuno avrebbe presentato”.

Ad accogliere positivamente, anche se con un po’ di sarcasmo, la presa di posizione di Picci è Sylvia Coyaud, che già nel maggio del 2018 aveva chiesto chiarezza a Zauli. Coyaud si rivolge infatti scrive al docente di Unibo spiegando che Unife si era già “difesa a prescindere”, quando “il Magnifico ha preteso la censura dell’articolo in cui Leonid Schneider riportava i riciclaggi più audaci e l’ha denunciato per diffamazione alla Procura di Ferrara” e “ha pure mandato una denuncia al garante per la privacy perché Leonid aveva pubblicato la raccomandata su carta, con busta e affrancatura dell’università, con in calce la firma del Rettore (autentica, stando a centinaia di documenti on-line) e sotto l’indirizzo del Rettorato, un numero di cellulare presumibilmente a disposizione del Rettorato”.

Coyaud conclude attaccando Zauli anche per i ruoli assegnati ad Andrea Maggi e per il suo successivo ‘sconfinamento’ politico: “Zauli ha magicamente trasformato un “assegnista” prossimo alla pensione in un funzionario di ruolo “Responsabile del Marketing e dell’Ufficio comunicazione ed eventi”, e suo portavoce personale (in realtà è stato prima funzionario poi assegnista di ricerca e non viceversa, ndr). Mi risulta che il funzionario abbia comunicato innanzitutto la propria lista elettorale e adesso faccia il consigliere comunale di maggioranza”. Un dato che, in questo caso, va aggiornato: Maggi infatti è stato addirittura ‘promosso’ ad assessore ai lavori pubblici, sport, urbanistica, edilizia e rigenerazione urbana.

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