mer 6 Giu 2018 - 4268 visite
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L’Università chiamata a decidere sul comportamento etico del suo rettore

Noto giornalista scientifico accusa Zauli di aver manipolato alcune sue ricerche accademiche, la replica: «Accuse del tutto infondate, prodotta documentazione per confutare quanto affermato»

Giorgio Zauli

Giorgio Zauli

L’Università di Ferrara dovrà valutare se il comportamento del suo rettore Giorgio Zauli è stato o meno conforme alle norme del codice etico.

La decisione è stata presa dalla Commissione etica di Unife nella seduta del 1° giugno, convocata per esaminare in via preliminare la richiesta di verifica avanzata da un giornalista scientifico tedesco, Leonid Schneider.

Schneider è un ex ricercatore che per 13 anni ha lavorato nel campo biomedico (per cinque anni è stato anche in Italia, all’Ifom, l’Istituto di ricerca della Fondazione italiana per la ricerca sul cancro) che ora fa il giornalista free lance, attento alla cosiddetta “integrità dei dati” utilizzati nelle ricerche. Dopo il suo articolo, Zauli gli ha già fatto pervenire una diffida con la richiesta di cancellare il contenuto dell’articolo, annunciando azioni giudiziarie in sede sia civile che penale. Nel documento, il rettore contrattacca affermando che Schneider abbia pubblicato «informazioni false e non provate sulla supposta inesattezza di alcune pubblicazioni scientifiche del sottoscritto».

Il caso nasce da un post pubblicato il 15 maggio sul proprio blog, Forbetterscience, dove Schneider ha accusato il rettore dell’Università di Ferrara – e con lui Paola Secchiero, collaboratrice di Zauli già all’Istituto di ricerca Burlo-Garofalo e dal 2015 direttrice del Dipartimento di Morfologia, chirurgia e medicina sperimentale di Unife –  di aver manipolato grafici e immagini in alcune delle sue pubblicazioni scientifiche nel campo dell’ematologia.  Per il giornalista «una parte della sua produzione accademica, che vede con frequenza come coautrice la sua stretta collaboratrice e capo dipartimento a Ferrara, Paola Secchiero è stata ottenuta con una piuttosto discutibile attitudine all’integrità dei dati».

La Commissione, in realtà, ha rigettato la richiesta di Schneider, perché non ha la legittimazione per presentare istanze: «Alla Commissione etica, infatti, possono rivolgersi o segnalare comportamenti contrari al Codice etico dell’Ateneo “i professori, i ricercatori, il personale tecnico amministrativo, gli studenti e ogni altro membro dell’Ateneo” (art. 14, 1° comma) – scrive la commissione in un comunicato -, includendosi nella categoria residuale “tutti coloro che a vario titolo, trascorrono periodi di ricerca, di insegnamento e di studio presso l’Università”». Legittimazione che invece ha, naturalmente, il rettore che aveva presentato a sua volta della documentazione ‘difensiva’. La commissione ha accettato solo quest’ultima, interpretandola come una richiesta di un parere da parte dello stesso Zauli sulla conformità del suo comportamento al Codice etico. Parere che arriverà probabilmente in occasione della prossima seduta, non ancora fissata.

«Si ribadisce con forza che si tratta di “accuse” del tutto infondate dal punto di vista scientifico – commenta il rettore, contattato da Estense.com -. Tuttavia, senza invertire l’onere della prova, ho deciso, come forma di sensibilità e trasparenza nei confronti dell’Ateneo che ho l’onore di guidare, di controdedurre tali affermazioni e ho chiesto formalmente alla Commissione Etica dell’Università di esaminare tutta la documentazione prodotta, per confutare quanto affermato. Resta inteso che al fine di tutelare l’ onorabilità mia e dell’Ateneo, mi riservo di procedere legalmente sia in sede civile sia in sede penale contro chiunque perseveri nel diffamare il sottoscritto e l’Istituzione da me rappresentata».

Il 5 giugno l’ufficio legale di Twitter ha inviato una comunicazione a Schneider notificandogli la richiesta di rimozione di un tweet da lui pubblicato, in base a quanto esposto da Zauli in una lettera.

La questione riguarda in buona misura l’accusa di aver riproposto in diversi articoli scientifici non correlati tra loro, grafici e immagini  identici nonostante siano riferiti a cellule e campioni di tessuto diversi. «Occasionalmente sono gli stessi vecchi file ripresentati come nuovi in pubblicazioni non correlate tra loro – afferma Schneider -. A volte i grafici sono stati semplicemente copiati e incollati e a volte i file originali […] devono essere stati subdolamente rielaborati per fare in modo che i grafici risultassero sufficientemente differenti». Alcune segnalazioni riguardano le “fotografie” dei gel coi quali si identifica la presenza e la quantità di una determinata proteina in un campione di tessuto biologico. Queste “fotografie” sembrano riapparire in tre pubblicazioni diverse, anche se riferite a cellule diverse e/o a pazienti diversi. Il fatto che appaiano identiche, per Schneider (che sul tema ha battuto parecchio il chiodo anche nei confronti di altri scienziati), è ancora una volta impossibile. «È come quando fai cadere due gocce di latte sul tavolo – spiega a Estense.com -. Compara la forma: non è uguale».

Dopo l’articolo di Schneider e un suo tweet diretto, l’Editorial Office Staff della rivista Blood, una di quelle dove sono stati pubblicati alcuni articoli di Zauli segnalati, ha risposto che eseguirà i necessari controlli. Secondo quanto riporta Schneider, anche Christine Rullo della AACR – l’Associazione americana per la ricerca contro il cancro che pubblica la rivista Clinical Cancer Research (su PubPeer è segnalato un caso di somiglianze pubblicato in questa rivista) – ha fatto sapere che verranno effettuati controlli e, se necessario, verranno effettuate le opportune correzioni.

Ma Schneider non è l’unico ad aver avanzato perplessità a proposito di alcune pubblicazioni del rettore dell’ateneo estense. Le sue accuse infatti sono figlie delle ‘soffiate’ pervenute nel forum specializzato PubPeer, dove i ricercatori possono segnalare casi di dati duplicati, errori e anche presunte frodi nelle pubblicazioni scientifiche (che in alcuni casi hanno portato al ritiro o alla correzione degli articoli).

Queste segnalazioni, relativamente al caso di Zauli, sono iniziate un anno fa e si sono moltiplicate negli ultimi mesi (arrivando a contare circa una trentina di pubblicazioni del rettore, esperto a livello internazionale di ematologia oncologica). L’ultima è recentissima, del 5 giugno 2018, e riguarda una pubblicazione del 2016.

Sulla questione è intervenuta anche una importante giornalista scientifica francese, da più di 40 anni attiva in Italia, Sylvie Coyaud, che sul blog Ocasapiens è stata più che netta nei confronti di Zauli: «Le immagini dei gel riprodotte da Leonid (Schneider, ndr) erano i copia-incolla più maldestri tra le decine e decine documentate su PubPeer in 32 dei suoi articoli. Ora tutti possono andare a vedere quello che il rettore vuol censurare e constatare de visu che le immagini sono state riciclate da un articolo all’altro, cambiandone la didascalia».

In un post del 5 giugno Coyaud ha fatto notare anche che uno dei membri della Commissione etica – il professore associato Gian Matteo Rigolin – è coautore di uno degli articoli di Zauli segnalati su PubPeer tre settimane fa.

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