Lun 17 Giu 2019 - 6261 visite
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L’eredità politica di Tagliani

Intervista. “Fabbri ha saputo parlare al cuore moderato della città”. Sul Pd: "Ripartire dal 7 giugno"


(foto di Alessandro Castaldi)

Camicia a scacchi a maniche corte, aria condizionata accessa, sul tavolo carpette color blu o giallo. “Le gialle sono le mie, quelle blu del collega che è in ferie. Tutto a me demandano. Non è cambiato mica tanto alla fine!”.

Tiziano Tagliani è nel suo studio di avvocato di via Cortevecchia. Dopo il passaggio di consegne ad Alan Fabbri è tornato a tempo pieno a leggi e codici. Ma dieci anni sono difficili da raccogliere in un faldone e archiviare.

“Con Alan mi sono complimentato, anche se – inutile nasconderlo – avrei preferito che sullo Scalone salisse qualcuno con un programma elettorale più simile al mio. E’ stato un candidato molto azzeccato, perché sa trattare le persone in modo amichevole, semplice, con un confronto diretto”.

Ha dato qualche consiglio al suo successore?

“Non ne ha bisogno, ha già una sua esperienza amministrativa. Ho solo espresso l’augurio che la scelta nell’ambito della cultura sia una scelta che rispetti le professionalità che in questi anni si sono accreditate all’esterno, soprattutto nell’ambito di Ferrara Arte che da cinquant’anni lavora con i principali musei del mondo”.

Questo per quanto riguarda l’assessorato alla cultura. Un’altra delega chiave sarà la sicurezza. Delega che, con molta probabilità, verrà ricoperta da un pluripregiudicato con alle spalle un’esperienza politica fatta di megafono e ruspe.

“Gli assessori sono incarichi politici. Il curriculum? Se ce l’hai è meglio, ma non è fondamentale come quando invece devi affidare incarichi gestionali. Lì sì che ci vuole competenza. Tornando alla sicurezza, a Fabbri in quel ruolo occorre una persona che riesca a muovere le sue folle in un senso o nell’altro. Così come ha sollevato i pescatori contro nove ragazze a Gorino, se arrivano venti migranti mandati dal ministro Salvini riesce ad evitare che voli una mosca. La figura di Naomo Lodi ha e avrà uno spessore rilevante”.

Allora il suo primo risultato da assessore in pectore l’ha già ottenuto: sono arrivati i venti migranti e non è volata in effetti una mosca.

“Credo che sarà questo il refrain, fino a quando la gente non si accorgerà – Naomo o non Naomo – che nulla sarà cambiato quanto a immigrazione e accoglienza. Certo ora mi aspetto che improvvisamente non compaiano più titoloni sulla Gad. Eppure la Gad è quella dell’anno scorso, è la stessa di due anni fa”.

Quindi si sono inventati tutto? Credo, ma glielo dissi già nel corso di una intervista alla festa de l’Unità del Barco, che ci sia stata per molto tempo una sottovalutazione del problema Gad da parte dell’amministrazione comunale.

“La città li ha votati e le preferenze sono molto significative. Questo la dice lunga sia sul fatto che non possiamo accampare scuse, sia sulle ragioni della sconfitta. Sconfitta che è comunque più tenue a Ferrara che nel resto della provincia. Paradossalmente la Lega qui ha preso meno voti che altrove”.

Allora forse ha lavorato male la segreteria provinciale… Ma torniamo alle ragioni cui accennava.

“Certamente la principale si chiama Carife. Vale a dire trentamila risparmiatori che hanno perso tutti i loro risparmi e tutti i giorni pensano ai loro soldi che lo Stato gli ha portato via in una notte con un bliz, il decreto Salvabanche. Poi aggiungo il venir meno di una struttura organizzativa di partito, la demonizzazione dell’avversario, una campagna elettorale (quella della Lega) partita tre anni fa contro la nostra varata in estremo ritardo e una comunicazione azzeccata. La comunicazione sguaiata ha fatto breccia nelle persone e oggi espressioni sopra le righe, per usare un eufemismo, sono la misura di un modo diverso di fare politica”.

Su una comunicazione che non faccia onore alla politica sono d’accordo. Basti pensare alle offese e intimidazioni di Lodi al nostro giornale o allo shitstorming congegnato dal responsabile comunicazione di Fabbri sempre contro Estense.com. Però non si può parlare di motivi di una sconfitta tanto evidente senza accennare a quella che probabilmente è la ragione principe. La sicurezza.

“Per mesi sono uscite 4 o 5 trasmissioni di seguito che rendevano quadri preoccupanti della città, si è fatto avanti un pentito di camorra che parla di discariche nascoste. Spiegatemi come mai di questi pozzi al veleno e di come porvi rimedio non c’è traccia nel programma elettorale del centrodestra. I Carabinieri e la Polizia sono concordi sul fatto che gli indici di criminalità di Ferrara sono tra i più bassi dell’Emilia Romagna. Hanno creato davvero un racconto, una storia di una città diversa, in mano alla mafia nigeriana. E oggi per alcuni Ferrara è ricordata, anziché per le Mura o l’addizione erculea, per la “rivolta” in Gad con tre cassonetti pieni di vetro buttati in strada, meno di quanti se ne vedono quando la Spal gioca in casa. Quel giorno qualcuno è andato a dire che un bianco o un poliziotto aveva ucciso un ragazzo di colore. Continuate voi il ragionamento…”.

Accanto agli ‘urlatori’ però si è presentato un centrodestra dal volto moderato. Alan Fabbri ha parlato di una sorta di rivoluzione gentile, senza scossoni. Ha tranquillizzato l’associazionismo e gli organizzatori di Buskers e Internazionale dopo che un bizzarro sedicente coordinatore del programma elettorale ne aveva messo in discussione la bontà.

“Il centrodestra ha guadagnato consenso e si è accreditato come il cambiamento tramite dirette facebook, con slogan semplici e diretti come “via a calci nel sedere”. Ma per governare oggi vengono anche apprezzate le sensibilità più moderate. Fabbri ha parlato al cuore moderato della città. Si tratta di capire quanto può durare questo abbraccio tra un Fabbri moderato e un Naomo che ha dimostrato un concetto abbastanza elastico di rispetto delle leggi”.

Cosa lascia a Fabbri in eredità?

“A Fabbri lascio 100 milioni di lavori pubblici già finanziati; un valido bando per le periferie da portare avanti; un bilancio con oltre quattro milioni di euro di avanzo; un sistema educativo molto ben organizzato, con ottime professionalità nel servizio mensa, nel servizio educatori e sicurezza nelle strutture; delle politiche culturali che raggiungono quasi un livello di autonomia”.

Criticità?

“Alan si troverà a fronteggiare il problema del personale. Un problema organizzativo perché con la quota 100 si creeranno profonde ferite e oggi assumere dei dipendenti pubblici non è una cosa semplice”.

E al Pd cosa lascia?

“Lascio una riflessione. Alla nostra assemblea comunale si è presentata molta gente. C’è un’area che si sta riavvicinando alla politica e vuole fare resistenza a questa destra. Dobbiamo ripartire non dal 9 giugno, ma dal 7 giugno, da quella piazza stracolma riempita da Zingaretti”.

E lei da dove ripartirà?

“Il distacco dalle responsabilità è anche occasione di rinascita. Sono già ripartito dal mio lavoro e dalla mia famiglia. Direi che non è poco. A tornare a tempo pieno al mio lavoro ero preparato. La politica oggi te lo impone, giustamente. Quanto al precedente incarico, più che l’ufficio mi mancano le persone. Quando te ne vai dopo dieci anni lasci un pezzo della tua vita, che è fatta di relazioni, ricordi”.

E la politica?

“Io non smetto di fare politica. Se sarà richiesta, la mia mano la darò sempre. Mi piace troppo Ferrara”.

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