Lun 17 Giu 2019 - 2601 visite
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Torcia di emergenza accesa nella notte: “Chi controlla i controllori?”

L'episodio nella notte segnalato da Marco Falciano, coordinatore delle Guardie Volontarie Fipsas e Upe di Ferrara

“Nella notte di domenica 16 giugno, intorno alle ore 1.20, passando per via Michelini, nei pressi dell’Air Liquid, nel lato sud del Polo Chimico era evidente l’accensione di una torcia d’emergenza, ben visibile nella notte data la fiamma di oltre due metri d’altezza che illuminava il cielo”.

A segnalare l’episodio è Marco Falciano, coordinatore delle Guardie Volontarie Fipsas e Upe di Ferrara, che assieme alla segnalazione ‘verbale’ mostra anche foto e video dell’evento di cui però al momento non vi è traccia nel sito dell’Ifm, il consorzio che ha fra i suoi compiti anche quello di comunicare gli eventi percepibili ell’esterno del sito petrolchimico di Ferrara. L’ultima comunicazione è del 5 giugno e precisa che “continuano le operazioni di avviamento degli impianti di Yara che si protrarranno indicativamente fino al 21 giugno per la manutenzione del compressore metano dell’impianto Igi, con l’accensione modesta della torcia C7”.

“E’ solo l’ennesimo fenomeno di questo tipo registrato nella zona industriale – commenta Falciano – e siamo certi che presto arriveranno pronte rassicurazioni dei tecnici che vi lavorano all’interno, seguite immediatamente da eguali conferme dei controllori di Arpae, che come sempre sosterranno come il fenomeno sia stato gestito secondo le procedure, e che si escludono perciò conseguenze negative per la popolazione. Logicamente i lettori più acuti prenderanno con scetticismo queste parole, consapevoli che se ogni anno vi sono continui fenomeni emergenziali di torce, la funzione dei camini di filtrare adeguatamente il particolato proveniente dalla combustione è difatti vanificata, poichè la fiamma brucia direttamente in atmosfera, rilasciando enormi quantità di PM10 e PM2.5”.

Assieme alla segnalazione, da parte di Falciano arriva anche uno sprone ai nuovi amministratori a interessarsi in maniera più approfondita dei “periodici fenomeni di sforamento dei limiti di emissione”, per i quali non si capacita di come “non si provveda puntualmente a sanzionare l’impresa privata responsabile dell’inquinamento atmosferico”. La speranza di Falciano è che “il cambio di amministrazione corrisponda a un maggior interessamento per la tutela della salute dei cittadini ferraresi, purtroppo in passato i vari assessori all’ambiente che si sono succeduti in Comune non facevano altro che riportare pedissequamente la versione fornita dai tecnici stessi del polo chimico”. Sempre secondo Falciano “anche di fronte a fenomeni d’inquinamento conclamato gli amministratori tendevano a minimizzare o ignorare del tutto le conseguenze negative di un attività industriale che subisce pochi controlli e rarissime sanzioni. Un esempio lampante è stato quello del surriscaldamento del Canale Boicelli, la cui temperatura nel 2016 arrivò a superare i 42° C, anche in quell’occasione secondo Arpae e l’assessore all’ambiente si sarebbe trattato di semplice irraggiamento solare. Una tesi a cui nemmeno un bambino crederebbe, ma che non è stata purtroppo approfondita nè dai tecnici adibiti al controllo e tantomeno dall’amministratore pubblico responsabile della tutela ambientale”.

Falciano mette quindi in dubbio l’attendibilità di chi deve controllare chiedendo un cambio di rotta. Qeusta la sua chiusa: “La domanda sorge spontanea perciò: se il Comune di Ferrara trae utili e interessi dalle attività dei più grossi inquinatori della città, quale amministratore si porrà mai in contrasto con questi soggetti economici? In sintesi, in un panorama così delineato in cui interessi pubblici e privati si intrecciano, chi controlla i controllori? La questione, sfortunatamente, trova risposta nei fatti. Gli stessi che vedono un polo chimico ergersi vicino alla città e un ospedale costruito in periferia, un centro industriale che realizza sforamenti periodici, ma che vengono minimizzati e fatti passare per fenomeni “normali”, il tutto in una città come Ferrara, record per malattie tumorali e inquinamento atmosferico. In questi anni si è assistito a una politica locale che ha tutelato più il sistema che il cittadino, perciò in futuro non possiamo che augurarci che al primo posto nella scala delle priorità dei nostri amministratori sia ricollocata la tutela degli individui e della salute pubblica, facendo passare in secondo piano gli interessi economici e quelli delle lobby industriali che fino ad oggi hanno prevalso a danno della salubrità del nostro splendido territorio”.

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