È questo il Sindaco “uno di noi”?
La differenza tra propaganda e realtà è questa: l’immagine social del Sindaco Alan Fabbri che si fa ritrarre mentre osserva pensieroso il defluire delle acque del Po
La differenza tra propaganda e realtà è questa: l’immagine social del Sindaco Alan Fabbri che si fa ritrarre mentre osserva pensieroso il defluire delle acque del Po
“Non è più accettabile cercare capri espiatori rivolgendosi al passato: questa amministrazione governa da 7 anni!”. Alzano la voce le opposizioni di fronte all'ultima esternazione del sindaco
Il TAR dell’Emilia Romagna, richiamando vizi formali negli atti della delibera comunale, blocca Bologna Città 30 e il vicesindaco di Ferrara esulta affermando ”sono stati ascoltati i cittadini invece che le ideologie”. Ma di quali cittadini parla? Di quale ideologia parla?
"Una scelta difficile ma di responsabilità". Definisce così il sindaco di Ferrara Alan Fabbri la firma posta sulle due ordinanze che definiscono l'inagibilità della Torre A e della Torre C del Grattacielo di Ferrara e il divieto immediato di accesso e di permanenza negli appartamenti
“Un atto di responsabilità che in passato nessuno dei miei predecessori sindaci ha avuto assumersi”. Così il sindaco di Ferrara Alan Fabbri si è espresso sulle motivazioni che hanno portato alla inagibilità delle altre due torri (la A e la C) del Grattacielo
“Federico piange per le ferite alla testa. L’ho appena sognato. Chi applaude gli omidici è al potere nella nazione e nelle fila di chi va al ballottaggio a Ferrara. Italia ti prego no, non cedere alle facili lusinghe dell’uomo forte al comando. Chiunque sia. Quella forza è cattiva”. È il messaggio che, dopo mesi di silenzio, arriva via Tweeter da Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi.
La Moretti si riferisce a Gianni Tonelli, già segretario nazionale del Sap e oggi parlamentare della Lega, e a Luca Caprini, segretario provinciale aggiunto dello stesso sindacato di Polizia, entrato in consiglio comunale a Ferrara sempre con il Carroccio.
Il riferimento è agli applausi tributati dal Sap a tre dei quattro poliziotti condannati per l’omicidio colposo di Federico. Un ‘tributo’ avvenuto cinque anni fa al congresso del sindacato a Rimini. In precedenza altri applausi erano stati rivolti da sindacalisti del Sap a Bologna all’indirizzo di Enzo Pontani, uno dei quattro condannati, all’uscita del tribunale di sorveglianza.
Dal canto suo Luca Caprini, nel 2014, aveva restituito la medaglia di bronzo al valore civile e il titolo di Cavaliere della Repubblica al presidente della Repubblica, in segno di protesta per le polemiche seguite a quegli applausi.
In una lettera Caprini spiegava il suo gesto, sostenendo che “l’applauso nulla aveva a che vedere con quanto a loro (i colleghi condannati, ndr) contestato e se così fosse sarei giustamente da considerare un essere dall’animo mostruoso e di nessun onore. L’applauso è nato al termine della presentazione di un’iniziativa che il mio Sindacato si appresta ad intraprendere volta a fornire maggiori garanzie a cittadini e poliziotti. Si parlava di “verità e giustizia” e tutto ciò che si può fare affinché queste due parole si possano tradurre in realtà. In quel consesso, svoltosi a porte chiuse, erano presenti tre dei condannati per la vicenda Aldrovandi. Durante la citata presentazione, sono state illustrate anche alcune proposte, come l’utilizzo delle telecamere, che avrebbero certamente evitato qualsiasi polemica processuale, sulla dinamica degli eventi o il comportamento dei protagonisti”.
Contro la candidatura di Caprini si era scagliata nei giorni scorsi anche la Rete Cambiavento, che in una nota ricordava le sue parole di vicinanza ai colleghi: “Il povero Federico Aldrovandi – affermava Caprini – è la prima vittima di questa storia, la sua famiglia soffre tutt’ora per la gravissima perdita, ma anche i miei colleghi, pagheranno per tutto il resto della loro vita il fatto di essersi trovati per dovere, in quel posto e in quel momento in una situazione difficilmente gestibile”.
“Parole di presunta giustificazione – riprende la Rete Cambiavento – che però dimenticano i tre gradi di giudizio che hanno condannato in via definitiva quattro agenti delle forze dell’ordine: Paolo Forlani, Monica Segatto , Enzo Pontani e Luca Pollastri. Parole che dimenticano come sia inammissibile paragonare il dolore della famiglia Aldrovandi con quello dei suoi colleghi. Parole che dimenticano il senso del rispetto e del silenzio per la perdita di un nostro ragazzo di appena 18 anni. Parole che dimenticano i due manganelli rotti, un grave schiacciamento dei testicoli, lacerazioni profonde sulla natica sinistra (segno di un trascinamento continuo) ed altre ancor più gravi contusioni in diverse parti del corpo. Nella città di Federico Aldrovandi non c’è spazio per chi non lo rispetta”.
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