Gio 6 Giu 2019 - 2062 visite
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Fabbri e Modonesi a confronto sull’economia: le cinque risposte dei candidati al ballottaggio

Gli aspiranti sindaci hanno risposto ai cinque quesiti del Cds - Centro Ricerche Documentazioni e Studi

Il Cds – Centro Ricerche Documentazioni e Studi di Ferrara ha inviato nei giorni scorsi cinque diverse domande ai candidati sindaci in corsa al ballottaggio, Aldo Modonesi e Alan Fabbri, focalizzate in particolare sulle politiche per la crescita economica da realizzare nel Comune estense. In questo articolo potete trovare le risposte dei diretti interessati nella loro versione integrale.

1. Qual è secondo lei la vocazione economica di Ferrara per i prossimi 5 anni?

MODONESI. Ferrara ha una realtà non troppo dissimile dal resto della regione, con una prevalenza netta di imprese piccole e medie, a vocazione eterogenea. Dobbiamo puntare sulla collaborazione e aggregazione tra imprese, per consolidarle e renderle competitive sui mercati: fondamentale in questo caso l’apporto della Camera di Commercioche a Ferrara ha sempre contribuito e sostenuto analisi e sviluppo, e che deve restare sul territorio. La collaborazione e programmazione congiunta deve esserci anche a livello di governo territoriale: non ha senso fare guerre tra territori in cui perdono tutti.

Ferrara deve innanzitutto gestire le eventuali crisi e stimolare l’insediamento di nuove realtà aziendali/industriali grandi, partendo dalle aree industriali e artigianali già presenti; deve continuare a crescere sul versante turismo e raggiungere e superare stabilmente l’obiettivo delle 500.000 presenze annuali. È importante impegnarsi per il polo chimico, puntando ad un suo nuovo sviluppo anche grazie a investimenti in materia di chimica verde e innovativa oltre a quella tradizionale. Consolidare ciò che funziona agendo su infrastrutture (anche digitali) e servizi (es. rifiuti), occuparsi delle imprese in crisi e guidare le riconversioni e i nuovi investimenti, sfruttare gli spazi di crescita economica che abbiamo, questi devono essere gli obiettivi.

FABBRI: È riduttivo pensare, nel 2019, ad una unica direzione di sviluppo economico per una Città come Ferrara che punta al rilancio dopo anni di stagnazione e che tante eccellenze ha da offrire. I punti di forza vanno valorizzati e messi in sinergia, per creare un sistema economico solido, un vero e proprio ‘Sistema Ferrara’ che, attraverso la differenziazione, e non lo sbilanciamento su un solo settore, diventi resiliente alle oscillazioni sociali e di mercato. La cultura, per esempio, che deve rimanere centrale nel progetto di crescita, non può esprimere il proprio potenziale economico se non viene messa in stretta relazione a progetti strutturati di accoglienza turistica. L’innovazione tecnologica, potenziale bacino di crescita per l’imprenditoria giovanile, deve poter beneficiare di servizi e supporti che solo il coinvolgimento attivo dell’Università e dei suoi centri di ricerca possono garantire.

Allo stesso modo l’enogastronomia e l’agricoltura, vocazioni storiche del territorio, non possono muovere passi in avanti se non inserite in un sistema virtuoso di promozione identitaria della Città. E, ancora, le imprese artigianali devono poter contare su una semplificazione della burocrazia comunale, e sulla possibilità concreta di fare brand, sfruttando le caratteristiche del territorio, per essere davvero attrattive anche fuori provincia e puntare ad una crescita. Inoltre, cosa ancora più importante, solo un territorio che si mette in moto, con una visione strategica precisa, che intraprende la strada di una crescita economica ben governata, potrà finalmente attrarre nuovi insediamenti produttivi, che sono il nostro principale obiettivo e che, a loro volta, porteranno indotto e posti di lavoro. Creare lavoro, sostenendo le nuove imprese e portando a Ferrara nuove imprese, sarà la nostra sfida più importante. Per farlo ci impegneremo fin da subito per dare vita ad una strategia complessiva, condivisa con tutti gli attori del territorio e progettata per creare tra i diversi settori economici quel sistema dialogante e sinergico, che fino ad oggi è completamente mancato.

2. Cosa può fare il Comune in termini di politica industriale per incentivare il lavoro nel nostro territorio?

FABBRI. Le azioni che un’amministrazione comunale può mettere in campo per attrarre e incentivare il lavoro sul territorio sono di quattro tipi: fiscale, urbanistico, infrastrutturale ed organizzativo.

A livello fiscale è necessario prevedere un piano di incentivi che favorisca i nuovi insediamenti, e valorizzi, in termini concreti ed economici, le scelte di chi decide di investire sul nostro territorio. A livello urbanistico bisogna garantire risposte celeri ed efficienti alle esigenze correlate ai nuovi insediamenti: zone artigianali riqualificate, servizi viari ben articolati, disponibilità immediata di tutte le reti e i servizi necessari allo sviluppo digitale delle aziende. Ferrara, in quest’ottica di rilancio, va però pensata come parte di un sistema economico regionale e nazionale all’interno del quale deve strategicamente riposizionarsi. Risulta prioritario dunque lavorare sulle infrastrutture di collegamento, in favore delle quali l’amministrazione comunale, forte della collaborazione dei soggetti economici e sociali del territorio, può spendersi politicamente presso Provincia, Regione e Ministeri. A livello organizzativo, infine, la macchina comunale e i suoi processi decisionali vanno semplificati e resi sempre più trasparenti.

MODONESI. Rispondere in breve a una simile domanda è difficile, tanti sono gli aspetti coinvolti. Tutti stanno sotto uno stesso principio: il confronto con le Istituzioni, le associazioni di categoria, i sindacati, l’Università, il comparto produttivo. Il primo punto ineludibile è la riduzione della burocrazia: ho in mente una revisione completa (nei limiti imposti dalla legge) delle procedure autorizzative e di controllo sulle imprese per eliminare ciò che non è indispensabile, completando la digitalizzazione delle pratiche e contando sul supporto delle associazioni imprenditoriali. Secondo punto, la gestione delle infrastrutture e dei servizi. Le aree artigianali devono essere oltre il  4.0, ad altissima connettività, avere una gestione dei rifiuti idonea e specifica, devono essere sicure con video sorveglianza h24, ad alta efficienza energetica. Prima ancora, rientrano in questo discorso le infrastrutture viarie e ferroviarie di rilevanza regionale e la disponibilità della banda ultralarga: se non sono ben collegate, le imprese faticano.

Terzo punto, gli incentivi fiscali: restituzione di una parte dei tributi locali per le imprese di nuovo insediamento, e sul commercio, agevolazioni per le attività commerciali che aprono in territori o quartieri più svantaggiati e quelle che fanno da presidio nelle frazioni. Quarto punto, il marketing territoriale e la promozione di insediamenti (anche tramiteSipro) perché le imprese trovino un interlocutore affidabile per conoscere le possibilità offerte dal territorio (aree disponibili, defiscalizzazione, sostegno negli interventi di urbanizzazione, ecc.). A questo ragionamento collego anche quello fondamentale sulla promozione turistica. Quinto punto, una attenzione speciale per le aziende in crisi – occuparsi cioè in prima persona delle crisi e di eventuali subentri, tutelando i lavoratori – e per il polo chimico, con un tavolo specifico tra Assessorato all’ambiente, Assessorato alle attività produttive, Università e Polo Chimico per sviluppare proposte congiunte verso Aziende leader del settore. Ultimo ma non per importanza, curare il rapporto tra sistema scolastico e universitario e il mondo produttivo, attraverso una progettazione condivisa con leassociazioni di categoria.

3. Cosa intende fare per favorire la crescita della nostra università

MODONESI. Il fatto che a Ferrara ci sia una Università da oltre 600 anni, è un elemento di forza della cultura della città, per la sua stessa presenza, per gli studenti che provengono da ogni regione d’Italia e dall’estero, per il lavoro di studio e ricerca svolto dai suoi docenti e ricercatori. Il superamento della soglia dei 20.000 iscritti, dovuto all’apertura del numero chiuso di corsi di laurea scientifici, ha fatto crescere tanto l’Università di Ferrara, con conseguente forte impatto sulla città. Un impatto che va governato e in questo il Comune deve assumere un ruolo centrale: può farlo solo attraverso uno scambio sempre attivo e tavoli congiunti con Unife, non solo con incontri saltuari e settoriali.

L’amministrazione comunale penso che abbia il compito di trovare spazi adeguati per la didattica, garantire servizi (trasporto, infrastrutture tecnologiche, ecc), favorire il reperimento di alloggi al giusto prezzo per studenti e personale. Per fare crescere Ferrara, l’obiettivo deve essere quello che coloro che sono arrivati da studenti, rimangano qui come lavoratori e cittadini. Innanzitutto rendendo positiva la loro esperienza anche con un’offerta ricreativa, culturale e sportiva all’altezza.Proponiamo di fare del Quartiere Giardino il nuovo quartiere universitario: grazie a sgravi fiscali per chi affitta agli studenti, grazie ad una rete ciclabile che permetta loro di muoversi in libertà senza che sia precluso raggiungere poli distanti per usufruire di servizi, frequentare lezioni, ecc.

L’Amministrazione Comunale deve dare ascolto all’Università, ma allo stesso modo le istanze del territorio devono trovare ascolto nell’ambito universitario. Piena collaborazione quindi, nel rispetto dell’autonomia dell’Ateneo, per azioni condivise con l’ente comunale e appoggio anche ad un più efficace dialogo con le organizzazioni delle imprese, e quelle che rappresentano i proprietari di immobili. In generale, penso che la formazione, compresa quella universitaria, debba concentrarsi su percorsi formativi sempre più dedicati alla preparazione di figure professionali in linea con le esigenze delle nostre imprese, da quelle insediate.

FABBRI. In due parole: pianificare e condividere. L'università , in quanto fucina di nuovi talenti, di nuove competenze e specializzazioni deve entrare a fare parte di quel ‘Sistema Ferrara’ su cui dobbiamo puntare per rilanciare l’economia. E a sua volta l’Ateneo deve essere sostenuto nel suo già avanzato percorso di crescita, confermato dall’entrata nel novero dei Grandi Atenei. Certamente vanno trovate risposte alla necessità di nuove aule, per esempio favorendo l’insediamento stabile degli insegnamenti negli spazi dell’Ente Fiera, attraverso una mediazione sui costi che favorisca la permanenza e l’utilizzo di nuovi spazi da parte dell’Ateneo. Inoltre vanno pianificati, sempre a modello sistema, i servizi per gli studenti: partendo dalla questione abitativa fino alle facilitazioni per l’accesso allo sport, ai servizi cittadini, alla cultura.

Perchè tutto questo garantisca una crescita di lungo periodo è necessaria, però, una azione di pianificazione che coinvolga insieme allUniversità anche i soggetti produttivi del territorio, dalle imprese alle aziende agricole: abbiamo anticipato l’intenzione di supportare l’Ateneo nella realizzazione di corsi dedicati all’Agricoltura e all’allevamento e insieme alle altre categorie produttive sarà possibile condividere programmi di sostegno e sviluppo alla ricerca scientifica di alto livello.

4. Quali sono le priorità infrastrutturali per il nostro territorio rispetto al sistema regionale?

FABBRI. Lo abbiamo ribadito più volte durante la campagna elettorale: Ferrara deve tornare al centro dell’asse economico Bologna-Padova. Deve poter intercettare i flussi turistici e deve poter finalmente interagire, a livello commerciale ed industriale, con il resto della regione Emilia Romagna e con le regioni vicine (Veneto e Lombardia). Riteniamo dunque di fondamentale importanza la realizzazione dell’autostrada Cispadana, imperdibile occasione per aprire una via commerciale e di interscambio verso il resto del nord Italia per le imprese e gli insediamenti industriali. Per quanto riguarda, invece, lo sviluppo di un sistema turistico efficiente è necessario provvedere alla riqualificazione e alla manutenzione costante della Ferrara Mare. Alla realizzazione di questi due assi viari si aggiunge l’obiettivo di un potenziamento della rete ferroviaria e la necessità di una adeguata pianificazione di interventi a tutela del sistema idrogeologico.

MODONESI. Per questa risposta me la cavo in pochissime parole: io dico SI’ e ho sempre detto SI’ (e non tutti possono affermarlo con la stessa convinzione) alle infrastrutture necessarie per attrarre persone e investimenti.  Per questo dico sì alla Cispadana, sì alla terza corsia dell’A13 tra Ferrara e Bologna, sì al collegamento ferroviario veloce con Bologna, sì alla SS16 verso il porto di Ravenna, sì alla messa in sicurezza della Ferrara-Porto Garibaldi per pendolari e turisti, e mi batterò perché siano priorità. Non dobbiamo però mai dimenticare la mobilità interna alla città e al Comune. La manutenzione del nostro enorme reticolo di strade comunali nel 2018 ha visto lavori per 4.5 milioni di euro, una cifra che va aumentata  secondo il fabbisogno. Inoltre va migliorato il servizio di trasporto pubblico e ne va incentivato l’uso, oltre a insistere sul potenziamento della rete di piste ciclabili (vorrei portarla in 10 anni da 180 a 240  km). Altre forme di mobilità innovativa come bike sharing e vetture elettriche sono già in funzione. Alcune di queste cose possiamo implementarle candidandoci a bandi per finanziamenti Europei, una risorsa troppo spesso dimenticata.

5. Come intende gestire la macchina comunale e quali scelte di bilancio e di riorganizzazione pensa di attuare nella legislatura?

MODONESI. È bene ricordare che il Comune di Ferrara può contare oggi, dopo dieci anni di politiche volte alla riduzione del debito e di spending review, su un bilancio solido che permette di fare una nuova programmazione delle politiche organizzative e del personale. Se per macchina comunale intendiamo i dipendenti, è ovvio che si tratta di una grande forza che va valorizzata e rafforzata. Con formazione, coinvolgimento, unità d’intenti. La spesa per il personale nell’ultimo decennio è stata ridotta di un quinto, penso che sia il caso di tornare ad investire sulla formazione e organizzazione del personale per garantire servizi più efficaci alla cittadinanza. Penso in particolare a come vogliamo “ricostruire” le relazioni con frazioni e periferie, riaprendo le delegazioni e istituendo l’ufficio mobile del comune.

FABBRI. La macchina comunale gode già di un buon assetto sia strutturale che relativo alle competenze dei dipendenti ma appare spesso, all’esterno, come eccessivamente autoreferenziale. I cittadini e le imprese devono essere considerati gli utenti finali di ogni servizio erogato dal Comune e occorre ragionare mettendo gli interessi della comunità al centro anche dell’organizzazione del lavoro degli uffici pubblici. Una volta insediati faremo insieme ai dipendenti un’approfondita analisi per migliorare, dove possibile, la struttura organizzativa cercando di soddisfare le esigenze dei dipendenti e dei collaboratori coinvolgendo tutti per fare sinergia sugli obiettivi comuni di crescita, valorizzando le competenze e il lavoro di squadra.

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