Ars Et Labor – Pietracuta. Parlato: “Dispiace aver perso punti così”
“Dispiace aver perso punti in questo modo”, ha spiegato l’allenatore, sottolineando come la squadra non sia riuscita a concretizzare quanto prodotto
“Dispiace aver perso punti in questo modo”, ha spiegato l’allenatore, sottolineando come la squadra non sia riuscita a concretizzare quanto prodotto
Trasferta amara per l’Ars Et Labor che non va oltre l’1-1 sul campo del Pietracuta. Una prestazione opaca per i biancazzurri, salvati solo nel finale dal gol di Piccioni dopo essere andati in svantaggio a cinque minuti dalla fine
L'Ars et Labor si prepara alla trasferta di Santarcangelo contro il Pietracuta con l’obiettivo di dare continuità alla vittoria ottenuta nello scontro diretto con il Mezzolara e continuare a inseguire la vetta, distante quattro punti
L’Ars et Labor si regala una grande vittoria e esce con 3 punti importantissimi dal “Mazza” dopo il big match contro il Mezzolara. Grande gioia per il mondo biancazzurro, che a prescindere da come finirà la regular season ha dato un segnale di forza non indifferente a tutte le pretendenti per il salto di categoria
Dopo il pari col Castenaso avevamo parlato di bandiera bianca per la promozione diretta in Serie D. L'idea non è cambiata: le possibilità di farcela sono minime con ancora sei partite da giocare, ma la vittoria per 2 a 1 contro il Mezzolara, nello scontro diretto, riaccende le speranze dell'Ars et Labor di compiere l'impresa

Stagione 1965-66. Da sinistra, in piedi: Muzzio, Moretti, Capello, Reja, Bozzao, Massei; accosciati: Bagnoli, Innocenti, Colombo, Pasetti, Cantagallo.
È morto a 83 anni una bandiera della Spal. Gianfranco Bozzao, terzino sinistro negli anni d’oro del patron Paolo Mazza è deceduto oggi a Ferrara, divenuta sua città d’azione.
Bozzao, nato a Venezia nel 1936, nella Spal ha giocato per nove anni, in due riprese. La prima dal 1958 al 1961, con 70 presenze,e la seconda (dopo una breve parentesi alla Juventus) dal 1962 al 1968, collezionando 158 presenze e un gol.
Il roccioso difensore macino inizia la sua carriera professionistica nella Salernitana che nel 1956 l’aveva prelevato in prestito dalle giovanili della Fiorentina. A Salerno non convince a la Fiorentina lo cede a titolo definitivao all’Arezzo, che militava allora in Interregionale Prima Categoria).
Nel 1958 viene premiato con il primo Cavallino d’oro, premio per il miglior calciatore dell’Arezzo messo in palio dal Quartiere di Santo Spirito.
Dal 1958 al 1961 conosce i suoi anni migliori da calciatore. E lo fa proprio a Ferrara, nella Spal di Paolo Mazza. Dopo tre campionati di Serie A giocati da titolare passa alla Juventus, che per averne la comproprietà cede alla Spal Cervato e la comproprietà di Carlo Dell’Omodarme.

I giocatori rientrano negli spogliatoi dello Stadio Comunale.
Sono visibili da sinistra in senso orario Reja, il portiere Cantagallo, Bozzao e Pasetti.
Alla Juve però Bozzao colleziona appena 7 presenze in campionato (e 6 in Coppa dei Campioni). Torna quindi alla corte di Mazza, e diventa una bandiera della Spal. Per la sua grinta i tifosi amavano chiamarlo ”Tigre”.
Era apprezzato, non solo dai suoi tifosi, per la signorile correttezza in campo. In una recente intervista a Estense.com ebbe a dire: “Io avevo una dote: sapevo indovinare abbastanza bene i tempi di entrata ed era difficile che toccassi le gambe dell’avversario. Così dei grossi falli non ne ho mai commessi. Non mi sono neanche mai lasciato andare, come spesso fanno ora, a plateali trattenute per la maglia o a inutili contestazioni”.
A Ferrara gioca 204 partite in Serie A e segna un gol nella sconfitta esterna contro il Milan nella stagione 1967-68, ultima stagione di Bozzao a Ferrara conclusasi con la retrocessione fra i cadetti.
L’anno successivo gioca nel Piacenza, contribuendo alla promozione in Serie B degli emiliani.
Come allenatore, dopo aver seguito in Serie D il Suzzara, il San Felice e il Manfredonia, nella stagione 1980-1981 è di nuovo a Ferrara, come vice di Battista Rota sulla panchina della Spal.
A lui si devono clamorose scoperte di talenti come allenatore: nelle giovanili del Padova allena Alessandro Del Piero, e in quelle del Parma segnala a Nevio Scala un tal Faustino Asprilla.
Abbandonato il calcio, era tornato a vivere a Ferrara con la sua famiglia.
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