Mer 22 Mag 2019 - 1180 visite
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Gatto Poirot, è scontro politico tra Bertolasi e la residente di via Rambaldi

Rita Volpi: "Il micio non è stato liberato, menzogna per conquistare i voti degli animalisti". Il consigliere Pd: "Ridicola schermaglia elettorale"

Il caso Poirot torna a far discutere. La storia del gatto ‘imprigionato’ nella ‘casa degli orrori’ in via Rambaldi diventa – suo malgrado – materia di campagna elettorale. Anzi, di “una ridicola schermaglia elettorale basata sul nulla” per usare le parole del consigliere comunale uscente in cerca del bis Davide Bertolasi (Pd).

Ma facciamo un passo indietro. Il micio è diventato il simbolo del disagio nel quartiere che ha portato a processo la coppia Carlo Dedoni e Viriginia Cerasi per “stalking di quartiere”, concluso con la condanna a due anni di reclusione per “l’incubo di via Rambaldi” e una multa di 2700 a carico della moglie, condannata per minacce.

Delle sorti del micio, liberato nel settembre 2016, non si è saputo più nulla. Almeno fino ad oggi, quando Rita Volpi – vicina di casa in prima linea nella battaglia contro i maltrattamenti di animali e moglie di Gian Roberto Luzi, massacrato di botte da Dedoni – ha scritto una lettera alle redazioni per denunciare il fatto che “il gatto Poirot purtroppo non è stato liberato“.

“Nel settembre del 2016, in seguito ad un post su Facebook, più di mille persone conobbero le tristi condizioni di questo gatto rapitomi approfittando della mia assenza e confinato su un davanzale di una finestra di un bagno al secondo piano – ricorda Rita Volpi -. Ebbene, nonostante i numerosi appelli firmati dai residenti di via Rambaldi e consegnati ai competenti uffici comunali, le autorità si dichiararono impotenti. In seguito, viste le precarie condizioni di salute del gatto, fu fatto anche uno sfortunato tentativo di liberarlo da parte del vigili del fuoco”.

“Mi ero quasi arresa a questa ingiustizia – racconta la gattofila – quando in questi giorni ho incominciato a ricevere telefonate di congratulazioni da vari animalisti in seguito alla notizia dell’avvenuta liberazione del povero Poirot, ma ho subito scoperto con mio grande dolore che un consigliere comunale del Partito Democratico che si definisce animalista si è vantato su Facebook della liberazione del gatto grazie ad una sua interrogazione in consiglio comunale; fatto assolutamente falso”.

L’attacco politico è furioso: “È indegno, volgare, spregevole, vergognoso, meschino, abietto, indecoroso, disdicevole, turpe e bieco che, per conquistare i voti degli animalisti, si ricorra senza pudore alla menzogna senza considerare il dolore di chi veramente ha vissuto e vive questa vicissitudine con grande sofferenza” è l’ultima constatazione della Volpi.

Il consigliere a cui fa riferimento, come anticipato, è Davide Bertolasi che tra i suoi impegni per gli animali portati avanti durante il suo mandato ha citato il caso felino: “L’avventura del gatto Poirot, imprigionato in una casa degli orrori, si concluse con una liberazione grazie a una mia interrogazione in consiglio” si legge nella frase di accompagnamento all’articolo di Estense.com del 2016, condiviso alcuni giorni fa sulla pagina Facebook elettorale del candidato.

“In questi 5 anni in consiglio comunale ho sempre avuto grandissima attenzione verso i nostri amici a 4 zampe – dichiara il consigliere ‘dem’ – ed è allucinante che un post su Facebook venga travisato in questo modo. Non mi sono mai vantato né mi sono preso il merito, ho solo ricordato che anche grazie a un’interrogazione a firma mia e di Ilaria Baraldi si è riusciti a ottenere questo risultato. È una ridicola schermaglia elettorale basata sul nulla, sulla non conoscenza dei social e sulla non comprensione del testo, tutto qui”.

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