Un Festival non identitario per la Cgil
La scelta di ergere Italo Balbo a figura identitaria in un festival dedicato al territorio di Ferrara, rappresenta una precisa operazione culturale in sfregio alla memoria collettiva della nostra città
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“Mi fa inorridire un governo che per una vendetta politica blocca cantieri significativi per il futuro della città: chiederò il risarcimento del danno erariale perché i responsabili di questa violenza amministrativa, politica, sociale ed economica devono rispondere dei danni che stanno arrecando a Ferrara”. È un Tiziano Tagliani sul piede di guerra quello che affronta l’ennesimo blocco da parte del Ministero dei beni culturali ai progetti di ampliamento di monumenti storici della città estense.
Dopo palazzo dei Diamanti e ultimo lotto del Meis, questa volta tocca a palazzo Massari che ha ricevuto lo stop al piano di restauro che prevede la costruzione di un nuovo fabbricato nel giardino per collegare la parte cinquecentesca del Massari con quella settecentesca della Cavalieri di Malta e un taglio nella muratura per introdurre una vetrata sul lato di via Borso, definiti da Vittorio Sgarbi “un crimine contro l’architettura”.
“Il Mibac nell’ultimo giorno utile, il centodiciannovesimo, ha bloccato il progetto sul quale aveva già espresso parere favorevole” annuncia con amarezza il sindaco, ancora più preoccupato di quanto successo col Diamanti: “Lì abbiamo fatto il ricorso, e lo vinceremo, ma intanto possiamo andare avanti coi lavori mentre col Massari non possiamo farlo perché la battuta di arresto riguarda un corpo di fabbrica che mette in connessione i diversi piani”.
“Avere già il permesso del ministero per poi chiederci di rifare il progetto da capo dimostra che questo governo non fa gli interessi del Paese ma è frutto di piccoli, quotidiani, miserabili compromessi che hanno il drammatico risultato di bloccare tutto quanto” ribadisce Tagliani che ha altre frecce avvelenate nel suo arco: “Me ne infischio del decreto sblocca cantieri perché in realtà questo governo inaffidabile li blocca e provoca danni enormi ai cittadini, alle imprese, alle famiglie, ai giovani che cercano lavoro”.
“Abbiamo costruito una immagine vincente della nostra città fuori dalle nostre mura e abbiamo investito sul Massari come cuore pulsante di un nuovo sistema culturale: non ci meritiamo che per una vendetta politica si blocchino interventi significativi per il futuro della città” è l’ultima stilettata del sindaco che non fa nomi diretti ma che evidentemente inorridisce di fronte al trio Sgarbi-Bonisoli-Famiglietti.
Il decreto di sospensione della Soprintendenza, arrivato il 2 aprile in Comune, impone diverse modifiche rispetto al parere favorevole giunto nel 2015. Nello specifico, il Ministero chiede di “proporre una possibile soluzione alternativa più leggera, in materiali differenti, della nuova passerella al piano ammezzato”, di “manifestare la riconoscibilità della nuova addizione volumetrica dedicata al bookshop e alle sale temporanee” e di “ridurre i collegamenti verticali (scale e ascensori) allo stretto necessario”.
L’autorizzazione arriverà solo se verrà mantenuto “l’attuale assetto del prospetto nord, evitando l’inserimento del nuovo volume al di sopra della copertura della veranda vetrata, che sarà necessario riqualificare opportunamente”. Si approva la “soluzione di copertura con elemento vetrato unico e continuo solo per la porzione dell’edificio esistente e le opere di ristrutturazione interna dell’ala est”, mentre è “vietata la realizzazione del varco nel muro di cinta e del parcheggio – si legge nel documento – in quanto si tratta di interventi concettualmente estranei alla impostazione e percezione spaziale del parco e di via Borso”.
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