Ven 8 Feb 2019 - 2266 visite
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Dopo i Diamanti, Sgarbi si scaglia contro l’ampliamento di Palazzo Massari

"Non riqualificazione ma squalificazione. Intervento muscolare e crimine contro l'architettura"

di Martin Miraglia

La riqualificazione di Palazzo Massari per Vittorio Sgarbi è una “squalificazione”. Tanto basta per dare l’idea della nuova battaglia contro un’altra addizione voluta dall’amministrazione ferrarese su un palazzo storico che il critico d’arte ferrarese annuncia nel corso di una conferenza stampa tenuta in centro (dove per incrociate ragioni politiche rimane da solo a tenere il banco nonostante le presenze annunciate della sottosegretaria ai beni culturali Lucia Borgonzoni, del presidente provinciale di Italia Nostra Andrea Malacarne – che definisce “commissariato” dai vertici dell’associazione di cui si dichiara portavoce – e del professore di restauro Pierluigi Cervellati) nella quale si scaglia duramente contro il progetto di aumento delle cubature per far posto a un bookshop, a una toilette – un “pisciatoio”, nel linguaggio tagliente di Sgarbi – e una caffetteria comprensivo di un taglio nella muratura per introdurre una vetrata.

“Con una procedura che non è quella concorsuale ma quella della chiamata un gruppo si è aggiudicato l’intervento a Palazzo Massari. Il problema è il solito: da 8mila metri quadri lo si vuole far arrivare a 10mila e sono necessari ristoranti, bookshop e toilette. Tutto a Ferrara sembra essere finalizzato a dover fare la pipì e a dover mangiare – afferma Sgarbi – ma quando io sono andato a Palazzo dei Diamanti – il primo palazzo di arte contemporanea apparso in Italia – non mi sono mai accorto del fatto che ci siano difficoltà a fare le mostre, l’ultima mi era parsa perfetta. In ogni caso è tutto subordinato all’idea che il palazzo diventi un contenitore che dia comodità. Mi sembra un mondo di matti: i palazzi sono i palazzi e tu adatti il museo al palazzo, non il contrario”.

L’intervento a Palazzo Massari è strettamente correlato a quello, poi saltato, a Palazzo dei Diamanti: fu annunciato a fine 2017 con lo stesso comunicato stampa che presagiva ‘un polo museale dell’arte moderna nuovo, funzionale, accogliente’, al termine di una procedura di selezioni ristretta in due fasi che aveva visto la vittoria dello Studio Abdr Architetti Associati con lo scopo di ‘rendere fruibile l’intero complesso permettendogli di ospitare le collezioni otto-novecentesche della città secondo più nuovi e funzionali percorsi espositivi’ riammodernando ‘gli spazi già occupati dalle collezioni’ e la riqualificazione ‘delle aree che in precedenza non erano interessate dal percorso museale’. Per Palazzo Massari l’intervento sfiora i 10 milioni e mezzo di euro (dei quali 8 statali, 2 milioni e 300mila regionali, 200mila euro comunali) con la previsione di inizio lavori nell’autunno di quest’anno, a seguito di un altro intervento, questo sì terminato, di consolidamento a seguito del sisma del 2012.

Per Sgarbi poi “non si capisce perché” non si possa usare come spazio espositivo lo spazio di Palazzo Prosperi-Sacrati “visto che è un plesso unico, una sola cosa unica al mondo: dove vivono questi? È un solo blocco espositivo coordinato dall’urbanistica della città, non è che se esci in strada allora sei in un posto diverso”.

Poi c’è l‘eliminazione del padiglione Pac “e invece di utilizzare quello che si ha si interviene con l’aggiunta di un corpo enorme. Qui sta passando l’idea che si possono aggiungere cose, eliminarle, sono nati con l’idea che si può aggiungere una torre al Castello e andrebbe bene: sono matti da galera. Quel corpo poi ha delle strutture angolari per creare effetti sfalsati, che forse servono per far entrare della luce, che determinano un corpo totalmente nuovo che si attacca a Palazzo Massari, mentre nella parte meno pregiata fanno un taglio per inserire una vetrata di alcuni metri che diventa un’irruzione architettonica molto evidente. È molto più grave di quello che hanno fatto i Labics non come importanza ma come qualità dell’intervento: quello era fatto da scolaretti che cercavano di non farsi vedere, questo è un intervento muscolare, crimine contro l’architettura (…), illegale e criminale”.

Tutte ragioni, secondo Sgarbi, alla quale andrebbero poi aggiunti i precedenti comportamenti del ministero con il quale ha avuto contatti con Famiglietti e lo stesso ministro mercoledì, per le quali si dice convinto che la direzione generale di MiBact fermerà il progetto in autotutela.

Anche in questo caso quindi Sgarbi ha un’idea differente: “Credo che l’intervento a Palazzo Massari debba riabilitare lo spazio polivalente; che si ripensi completamente il loco nuovo e si cancelli in autotutela l’intervento di questo taglio di vetro che irrompe dentro il blocco sporgente verso via Borso dell’architettura del Palazzo, perché qui c’è una cosa abominevole: le finestre accecate e il vetro aperto perché si vede la firma dell’aspirante archistar, prendono in giro? Non si capisce poi nemmeno perché si necessiti dell’ampliamento (…), siamo di fronte non ad architetti ma barbari, ad un ignoranza radicale”.

Sulle polemiche intervenute prima sulla querelle Palazzo dei Diamanti e poi internamente all’associazione Italia Nostra sull’opportunità politica di aprire un nuovo fronte a così breve distanza da quello precedente il critico non arretra di un millimetro: “Sono cretinate, cretinate che distolgono l’attenzione da un principio sacrosanto, ovvero che i monumenti non si toccano, ed è una posizione che in una città del Rinascimento e presidio dell’Unesco dovrebbe essere più comune, qui non manca niente”.

E questo è lo stesso motivo, del resto, per il quale si è candidato con la lista Rinascimento, inizialmente come sindaco poi come ‘araldo’: “Io ho aperto la campagna elettorale perché alla città serviva qualcuno che conosca i principi della eredità di Ferrara che si chiama Rinascimento, era una provocazione perché non puoi combattere la politica rimanendo sempre fuori dalla politica, bisogna anche entrarci: non è un elemento di disturbo”, anche se conferma che non sarà il sindaco di una città “che ha una malattia profonda dalla quale la prossima amministrazione spero sia immune, e siccome non voglio prendermi malattie non mi candido”.

Per tornare, in ultimo, al ‘peccato originale’ dei Diamanti, Sgarbi annuncia poi di avere in serbo un nuovo progetto ma lo annuncerà solamente quando si sarà insediata la prossima giunta: “Io non sono per la fossilizzazione, dimostreremo che si possono fare degli interventi negli ambienti contigui e laterali senza entrare all’interno, con la benedizione mia e delle 40mila firme”.

E, per riprendere vecchie polemiche, “non c’è nessun rapporto tra le proroghe della mostra e la storia di Palazzo di Diamanti: la prima volta che ho attaccato Tagliani erano passati due giorni dalla prima proroga e mia sorella mi rimproverò, ma mi sembrava giusto e lo farò sempre”.

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