Dom 24 Mar 2019 - 171 visite
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“Giostre! Storie, immagini, giochi”

Mostra a palazzo Roverella di Rovigo fino al 30 giugno

(foto di Mario Giacomelli)

A Palazzo Roverella di Rovigo apre Giostre! una mostra diversa dalle solite, ricca, fantasiosa, variegata grazie alle diverse arti che son state ‘chiamate’ a illustrarla e a raccontarla.

Curata da Roberta Valtorta, valente storica e critica dell’arte fotografica, è stata promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo insieme con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, in collaborazione con il Museo Storico della Giostra e dello Spettacolo Popolare di Bergantino-Rovigo, istituzione unica nel suo genere, collocata in un territorio d’acque compreso tra le province di Mantova, Rovigo e Ferrara.

E, probabilmente, non a caso.

Come viene presentato nel video che traccia sinteticamente ma con efficacia la storia del mestiere degli spettacoli viaggianti – Gente in viaggio, è l’azzeccato titolo – è un po’ storia di casa nostra dei lavori che si son in parte ‘inventati’ dopo la guerra, quando la fatica del vivere e del sopravvivere quotidiano, stimolava alla creazione di attività prima pressoché inesistenti: le start-up non nascono solo ai giorni nostri!

E’ un’esposizione che comunque viene da lontano: divertimento, costume, musica, vita, colori, senso della vita e del destino che partono dai ricordi remoti e sepolti nel subconscio infantile che però sempre poi c’accompagna, ci derivano forse da una memoria collettiva, ormai parte di un DNA per sempre in noi.

Le giostre, con il loro merry-go-round (la lingua inglese, a volte, è splendida e chiara nella sua onomatopeia) danno veramente un senso della vita, dell’esistenza che nasce, gira, si allontana, ma poi ritorna, sempre, per proseguire, un’araba fenice che rinasce continuamente dalle sue ceneri.

La mostra è davvero un viaggio multidisciplinare, per creare sinestesie tra le varie sensazioni che risvegliano nel visitatore: dai dipinti di grandi artisti del Novecento, come l’ancora pre-futurista Balla ed un Campigli ‘classico’, ai bei manifesti pubblicitari di fine Ottocento e primi Novecento, per arrivare a quelli del periodo fascista, quando veniva dato massimo risalto alla pubblicità ( e pubblicizzazione) di tutte le forme di cultura.

Alcuni manifesti dell’epoca ricordano nella grafica e nello stile, quelli bellissimi delle prime Mostre Cinematografiche Internazionali di Venezia.

E la Cultura/cultura delle giostre – perché Arte Popolare qui ben si mescola con Arte Colta – viene presentata con preziosi giocattoli antichi, fatti con materiali poveri ma bellissimi, impagabili come latta e cartapesta e poi carillons, cavalli di tutte le dimensioni – il cavallo, da sempre ‘simbolo’ e metafora per i bimbi.

Poi fotografie splendide – molte in b/n – opera di grandi come Mario Giacomelli, Gabriele Basilico, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Eliot Erwitt, Luigi Ghirri, Ferdinando Scianna, Paolo Gioli, David Seymour, per non citarne che alcuni, scatti promossi dalla grande Agenzia Magnum, fondata, tra gli altri da Robert Capa.

Una piccola e preziosa perla, da non perdere, dunque, Giostre di Rovigo.

Peccato che tra i ‘ricordi’ e le testimonianze a vario titolo, addirittura anche internazionale, non figuri la grande tradizione ferrarese, portata avanti per generazioni dalla mitica Famiglia Da Ronche: dalla fiera di San Giuseppe, a marzo, alla Kermesse, in Porta Catene che durava un mese intero con tutte le giostre inventate al tempo, per piccini e ‘quasi’ adulti per arrivare ai mesi autunnali – solo l’inverno li vedeva fermarsi e divenire ‘stanziali’ per un riposo – letargo che li avrebbe rinfrancati per ricominciare tutto, daccapo.

Ma questa è, forse, un’altra storia. (cfr. http://www.estense.com/?p=304350).

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