Gio 28 Feb 2019 - 610 visite
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Meis: dal Pd una levata di scudi contro le “smentite che non smentiscono”

Boldrini e Segre scrivono un'interrogazione al ministro Bonisoli, mentre il Pd locale fa cerchio per difendere il progetto

Un’elaborazione grafica del progetto complessivo del Meis

Tutto il Pd ferrarese e nazionale contro le “smentite che non smentiscono” del ministro alla cultura Alberto Bonisoli sulla vicenda Meis, riprese a livello locale dal candidato sindaco della Lega Alan Fabbri. È una levata di scudi generale quella nata all’interno del Partito Democratico dopo l’allarme lanciato dal sindaco Tagliani per l’annullamento del finanziamento da 24,3 milioni per l’ultimo lotto del Meis. E in particolare dopo la replica di Bonisoli secondo cui “solo ora si stanno aprendo i cantieri per il secondo lotto e sarebbe stato impossibile mettere a gara anche il terzo e aprirlo prima del 2021”.

La senatrice ferrarese Paola Boldrini ha depositato un’interrogazione al ministero dei Beni Culturali, insieme alla senatrice a vita Liliana Segre e ad altri 37 parlamentari Pd, per avere risposta sulla destinazione delle risorse per il Meis. Un’opera “di valore internazionale” in riferimento alla storia e alla presenza degli ebrei nel nostro Paese, “sebbene il Governo non lo voglia riconoscere o lo voglia addirittura occultare”, stigmatizza Boldrini. Ripercorrendo la nascita del Museo (per legge del 2003), la senatrice rimarca come sia oggi “luogo di incontro e di scambio, apprezzato in Italia e all’estero. Un laboratorio di idee e di riflessioni aperto a tutti – si legge nel testo – che stimola il dibattito sull’ebraismo e sul dialogo tra culture”. E che, si rimarca, è “stato sempre sostenuto trasversalmente dagli schieramenti politici”.

Secondo Boldrini, la giustificazione attribuita a un ritardo della segreteria regionale del Mibac nell’impegnare i fondi che avrebbe fatto saltare il quarto lotto dei lavori di completamento “è inaccettabile e indica sciatteria. Definisce anzi che la cultura non è considerata prioritaria”. Lasciarlo a metà, secondo Boldrini e i colleghi, equivale a considerarlo solo un contenitore e non un museo di valore europeo. “Si continua a considerare la cultura un costo e una voce da tagliare. Non un asset strategico e questo conferma la mancanza sia di una visione che di acume politico”, l’accusa. La richiesta: “Se si è trattato di errore, seppure ingiustificabile, i fondi cancellati devono essere subito ripristinati. E il Ministro deve dare nel merito una risposta chiara e definitiva”.

Concetti sottolineati anche dalla consigliera regionale Marcella Zappaterra, che scrive parole quantomai nette: “Scippano i soldi a Ferrara e provano anche a raccontarci bugie! – afferma Zappaterra -. Non ho assolutamente intenzione di lasciar perdere la questione dei 25 milioni di euro sottratti al Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara perchè sta diventando una vera presa in giro. La risposta pubblica che arriva oggi dal Ministro e dalle forze politiche che sostengono il governo del cambiamento in sintesi è ‘i soldi torneranno ad essere disponibili appena il cantiere partirà’. In realtà nel documento del Mibac che potete rapidamente consultare tra le foto del post viene chiaramente detto che i fondi vengono tolti al Meis per essere destinati ad altre opere e non che sono sottratti temporaneamente in attesa del cantiere. A Ferrara si dice “carta canta, villan dorme”. Per questo ho depositato una risoluzione nella quale impegno la Giunta e l’intera Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna ad attivarsi per il recupero dei fondi e auspico che venga sottoscritta da tutte le forze politiche dell’ Assemblea legislativa, per evitare un danno enorme a Ferrara e a tutta la Regione Emilia-Romagna. Il Meis era e deve rimanere un progetto bipartisan, apprezzato in Italia e all’estero, nato da un bando internazionale. Accettare che venga smontato sarebbe un errore. Anche per Alan Fabbri che ha l’ambizione di fare il sindaco”.

Il tutto mentre l’assessore Massimo Maisto lancia le sue quattro argomentazioni contro le “smentite che non smentiscono”, riprese anche dal candidato sindaco Pd Aldo Modonesi e da numerosi compagni di partito: “I soldi c’erano e adesso non ci sono più: esisteva un capitolo che indicava il Meis. Oggi quel finanziamento è cancellato – afferma Maisto -. I soldi sono stati tolti per ritardi imputabili al Ministero stesso, per cui confermiamo quello che abbiamo detto ieri e cioè che si tratta di una vera e propria beffa: tolgo soldi ad un progetto, ad un territorio ad un museo non per inadempienze del beneficiario ma per ritardi di chi quei fondi doveva erogare. C’erano tutte le condizioni da quando si è insediato questo governo per iniziare ad impegnare queste risorse in vista dell’ultimo lotto. Non lo si è voluto fare per spenderli altrove (e ci piacerebbe sapere chi ha beneficiato di questi quasi 25 milioni di euro). Siamo tutti sollevati se il Ministro prende un impegno a ripristinare i fondi ma siccome gli impegni politici lasciano il tempo che trovano chiediamo di sapere: quando? Con che tempi di erogazione? Su quale capitolo di bilancio. Se ci saranno risposte certe in tempi brevi si sarà rimediato ad un grave errore, in caso contrario non si potrà continuare con smentite che non smentiscono”.

“Lo stop ai finanziamenti – secondo la segretaria comunale del Pd Ilaria Bataldi- è l’ennesima battuta di arresto per lo sviluppo della nostra città. Segue al limbo dei 18 milioni ottenuti da Ferrara con il bando periferie, al blocco del nuovo padiglione del Palazzo dei Diamanti e ai veti al restauro di Palazzo Massari. Questo governo dimostra per Ferrara un atteggiamento punitivo, se vogliamo pensar male, o superficiale, se vogliamo pensar “bene”. In alcun modo però, è un atteggiamento giustificabile. Il progetto del Meis è frutto di un percorso corale e che trova radici lontane. Per Ferrara è sinonimo di cultura, visibilità internazionale e lavoro. Non possiamo permettere che sia sacrificato”.

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