Mar 12 Feb 2019 - 431 visite
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“Noi del 10 febbraio”, gli studenti del Roiti raccontano le emozioni al Quirinale

"Vedere chiaramente negli occhi degli esuli la commozione e constatare personalmente la loro incredibile forza d’animo ci ha fatto capire fino in fondo"

Gli studenti del Roiti raccontano le proprie emozioni durante la premiazione al Quirinale nel Giorno del Ricordo.

“Chi resisteva, chi si opponeva, chi non si integrava nel nuovo ordine totalitario spariva, inghiottito nel nulla. Essere italiano, difendere le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria religione, la propria lingua era motivo di sospetto e di persecuzione. Cominciò il drammatico esodo verso l’Italia: uno stillicidio, durato un decennio. Paesi e città si spopolavano dalla secolare presenza italiana, sparivano lingua, dialetti e cultura millenaria, venivano smantellate reti familiari, sociali ed economiche. Ma quei circa duecentocinquantamila italiani profughi, che tutto avevano perduto, e che guardavano alla madrepatria con speranza e fiducia non sempre trovarono in Italia la comprensione e il sostegno dovuti”.

Queste sono le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ci hanno maggiormente colpito. Il messaggio della più alta carica dello Stato italiano è profondo, dà la dovuta attenzione alla questione degli esuli istriani, fiumani e dalmati e arriva direttamente al cuore della platea e di quei tenaci esuli presenti nella Sala dei Corazzieri del Quirinale durante la Cerimonia del “Giorno del Ricordo”.

Vedere chiaramente negli occhi degli esuli la commozione e constatare personalmente la loro incredibile forza d’animo ci ha fatto capire fino in fondo la mission del concorso “10 febbraio”: dare voce a persone le cui sofferenze, atroci, sono state ignobilmente dimenticate per tanto tempo. Queste persone non hanno mai smesso di sentirsi Italiani, di ricercare una stabilità emotiva e una patria, nonché un riconoscimento da parte delle istituzioni. E lo hanno fatto civilmente e con grande dignità anche dinnanzi a noi.

Portare la loro testimonianza e narrare le loro storie ha significato per gli esuli rivivere dolorosi ricordi del passato. Per noi invece ha voluto dire entrare all’interno di quelle vicende umane, che hanno caratterizzato un capitolo buio della storia nazionale; muoversi, anche con grande fatica, dentro la complessità di quegli avvenimenti e di una tematica inquietante e spigolosa; comprendere parti inaspettate di storia e non capire parti convenzionalmente trattate e accettate. Abbiamo imparato a fare questo grazie alla nostra docente di Storia e Filosofia, la prof.ssa Nicoletta Guerzoni, che ci ha aperto la strada di un mondo per noi nuovo, che ci ha dato gli strumenti per viverlo e interpretarlo, che ha creduto nelle nostre capacità e ci ha dato modo di dimostrarle nel pieno della loro forza.

Il tema del “confine orientale” è estremamente difficile da affrontare. Il problema della convivenza etnica nel territorio comprendente la Venezia Giulia, parte della Slovenia, l’Istria e la Dalmazia non si pone che dopo la fine della Grande Guerra; fino ad allora le diverse etnie (italiana, slovena, croata) vivevano in relativa armonia. L’armonia finì e iniziò per queste genti l’incubo, fatto di violenza e di persecuzione. E’difficile fare un calcolo esatto delle vittime di queste violenze: nel periodo tra il 1920 e il 1943 si conta un numero variabile, dai 180.000 ai 470.000, di civili uccisi, deportati o obbligati ai lavori forzati.

Di grande impatto emotivo la storia di Norma Cossetto, la cui immagine è comparsa nel grande schermo installato per l’importante occasione, al ricordo della quale l’allora Presidente della Repubblica Ciampi nel 2005 attribuì la medaglia d’oro al valor civile.

Più volte ci è stato detto che noi siamo il futuro; che noi saremo la nuova generazione, quella che porterà avanti la memoria di quella storia tormentata e occultata. I testimoni, i protagonisti e gli eredi di una forma di memoria particolare: attiva e consapevole. Questa della trasmissione critica è l’unica e indispensabile via che ci consentirà di evitare che il silenzio possa cadere nuovamente su questi tragici eventi e ci permetterà di creare le giuste condizioni per un mondo di/in pace.

Gli studenti della 5^ Q
Chiara Dalpasso, Giulia Grillenzoni, Andrea Martello

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