Sab 12 Gen 2019 - 538 visite
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Tartarughe ferite, via ai corsi di primo soccorso al Circolo Nautico Volano

Doppia data a Codigoro, volontari e soci in prima linea nella salvaguardia di una specie a rischio. Tra gli obiettivi "sensibilizzare gli operatori in Sacca"

Codigoro. Prosegue l’impegno del ‘Circolo Nautico Volano’ di Codigoro a favore della salvaguardia delle tartarughe marine, una specie – la carretta carretta – ampiamente presente nel territorio del Delta e costantemente a rischio nel suo habitat naturale spesso compromesso dall’attività umana.

L’esperienza del Circolo in questo ambito si è arricchita negli ultimi anni grazie ai contatti con la Fondazione Cetacea di Riccione, che ha ispirato nel 2017 un progetto legato al recupero e salvataggio dei carapaci che transitano abitualmente tra la foce del Po e gli specchi d’acqua tra Goro e Comacchio.

Nel 2017, dopo aver formato alcuni soci e volontari presso la Fondazione Cetacea, il Circolo aveva emozionato grandi e piccini con la liberazione di Rosa, una giovane tartaruga salvata e liberata a Lido di Volano, nel tratto di spiaggia di fronte alla sede la ‘marittima’ del circolo, la stessa che oggi ospita il primo centro di accoglienza per tartarughe ferite (intitolato proprio a Rosa).

“Dopo quell’iniziativa parecchio sentita – racconta il presidente Enrico Feggi – abbiamo pensato di proseguire su questa strada, continuando in un certo senso un’opera di sensibilizzazione sulla salvaguardia di questo animale a rischio, che nel nostro Delta trova molto cibo a disposizione ma che ovunque è costretto a nuotare in acque inquinate da plastica e rifiuti che ingerisce inconsapevolmente”.

Da qui l’idea, nel 2018, di proseguire la collaborazione con la Fondazione riccionese e di specializzarsi sempre più nel primo soccorso delle tartarughe. “A Volano ci siamo attrezzati di una vasca di ricovero che trattiene gli esemplari feriti o in difficoltà fino al trasferimento nella clinica specializzata della Fondazione. È il caso di Rina, una tartaruga adulta con un carapace di 75 centimetri che abbiamo liberato la scorsa estate dopo le cure ricevute”.

L’iniziativa che apre il nuovo anno – questa la notizia che il Circolo intende divulgare – è quella di un corso di primo soccorso aperto a tutti, gratuito, che si terrà nella sede codigorese. La prima data, quella del 26 gennaio, è già sold out con oltre 55 iscritti. Da qui l’idea di proporne una seconda per sabato 9 febbraio (dalle 9.30 alle 13.30, con possibilità di partecipare al pranzo conviviale sempre in sede). Il corso prevede il rilascio di un attestato di partecipazione che abilita, a seguito di autorizzazione ministeriale, alla manipolazione di una tartaruga bisognosa di primo soccorso. Il corso è inoltre valido per il rilascio di crediti formativi per gli allievi dei corsi di guardie zoofile promossi dall’Enpa. Le iscrizioni sono ancora aperte e si possono richiedere alla mail info@circolonautico.it oppure ai numeri 3382274535 e 3337836691.

Tra i partner dell’iniziativa, legata al progetto europeo Tartalife, ci sarà ancora una volta Aics Ambiente, ma quest’anno la collaborazione si allarga alla Polizia Provinciale, all’Enpa e al Corpo dei Vigili Giurati del Comparto Marittimo, che nel territorio del Delta si occupano di vigilanza nella Sacca di Goro.

A tal proposito, Feggi e i consiglieri del Circolo Nautico – Roberto Cavalieri, Gianni Romagnollo e Marco Barbarotto – sottolineano l’importanza di sensibilizzare gli operatori della pesca attivi negli allevamenti di cozze e vongole. “Notoriamente le tartarughe non sono molto tollerate in Sacca, ma basterebbe segnalare la loro presenza per evitare di metterle a rischio: nel caso specifico i Vigili Giurati operativi in quell’area le recupererebbero con i loro mezzi per trasferirle nel nostro centro di accoglienza a Volano”.

Un caso simile a quello di Alessandra, una tartaruga recuperata nelle acque di Goro dalla Capitaneria locale, in pericolo di vita per un colpo di elica e per aver ingerito un amo. “Le davamo poche ore di vita – racconta Feggi -, ma dopo le cure in una clinica modenese è ora fuori pericolo e al sicuro nella clinica della Fondazione Cetacea. Anche la storia di Alessandra ci inorgoglisce e ci fa capire che stiamo facendo qualcosa di importante”.

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