Sab 29 Dic 2018 - 1841 visite
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Indagini sulle coop dell’accoglienza, il tribunale ordina il dissequestro

Accolto il ricorso delle strutture Matteo 25, Meeting Point, associazione Nadiya e Viale K

(foto di archivio)

Il tribunale ha ordinato il dissequestro del materiale raccolto dalla Guardia di Finanza lo scorso 7 dicembre nel corso delle perquisizioni a carico della cooperative Matteo 25, Meeting Point, associazione Nadiya e Viale K.

Il provvedimento arriva in seguito al ricorso presentato dagli avvocati Giampaolo Remondi (per le ultime tre strutture), e Riccardo Caniato e Filippo Maggi per la prima.

Le fiamme gialle avevano sequestrato per ogni cooperativa attiva a Ferrara nel settore dell’accoglienza compreso dallo Sprar (16 in tutto) i “presenziari” del 2018, ovvero i registri in cui vengono annotate, giorno per giorno, le presenze nelle varie strutture di accoglienza e “unico documento utile per ottenere la liquidazione dei soldi pubblici” per il servizio reso.

Gli inquirenti, nel corso di un’altra indagine, a carico di Thomas Kuma Atongi e Nathalie Beatrice Djoum, presidente e vicepresidente della cooperativa Vivere Qui, avevano notato discrepanze tra i presenti effettivi e quelli registrati e poi rendicontati per fatturare il servizio e ottenere il pagamento con fondi pubblici.

Da qui l’attività investigativa estesa a tutte le realtà attive nell’accoglienza dei migranti tramite l’apposito bando dell’Asp, per verificare la corrispondenza tra gli ospiti giornalmente presenti e i 35 euro al giorno assegnati alle associazioni per ogni migrante accolto (in realtà 27,50 euro perché viene scalata la quota spettante all’Asp e il pocket money).

In seguito al decreto di perquisizione emesso dal tribunale su richiesta del pm Andrea Maggioni erano finiti nel registro degli indagati con le ipotesi di falso e truffa ai danni dello Stato i rappresentanti legali delle varie cooperative e associazioni. Nel caso specifico del dissequestro si tratta di Ruggero Villani, presidente della Matteo 25, e di don Domenico Bedin, rappresentante di Meeting Point, associazione Nadiya e Viale K.

Entrambi tramite i propri legali hanno impugnato il decreto di perquisizione con istanza di riesame davanti al tribunale collegiale di Ferrara, contestando l’esistenza di un fumus criminis che ne giustificasse l’emanazione.

“A carico nostro – spiega l’avvocato Remondi – non c’era nessun ipotesi fattuale, nessuna contestazione. L’indagine riguardava alcune criticità sulla tenuta di questi presenziari emerse dai controlli presso un’altra cooperativa. Da qui la GdF ha ritenuto di dover controllare anche tutti gli altri registri presenze degli altri soggetti coinvolti nel progetto Sprar. Attendiamo le motivazioni del dissequestro, certi che verrà chiarita ogni perplessità”.

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