Mer 12 Dic 2018 - 112 visite
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Tresigallo tra i grandi “case study” a Cambridge

La città metafisica non attira il turismo nostalgico ma gli appassionati di architettura razionalista. Torri di Marmo ne parla all'università inglese

Tresigallo. Tresigallo tra i grandi “case study” d’Europa per quanto riguarda “Heritage in the making: gestire la cultura materiale del fascismo e nazismo”, titolo del workshop che si è tenuto lo scorso 3 dicembre al Dipartimento di Archeologia dell’Università di Cambridge, nato dal progetto di dottorato di Flaminia Bartolini sul patrimonio dissonante nell’Italia contemporaneae e finanziato dal Dipartimento di Archeologia e dal nuovo hub di ricerca Daad for German Studies.

L’obiettivo è stato quello di esaminare le mutevoli condizioni dell’assimilazione del patrimonio dissonante dei regimi dittatoriali, e il loro destino dalla seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri. Gli invitati, tra cui la delegazione tresigallese, si sono confrontati e hanno illustrato i lavori che, negli ultimi 30 anni, sono stati portati avanti in luoghi che hanno conosciuto la presenza importante di architetture di regime.

Patrimoni materiali e immateriali, lavori di restauro, progettazioni museali, reti turistiche, digitalizzazione di materiale documentale, marketing culturale: in molte aree d’Europa, cadute alcune forzature politiche, si è iniziato a contestualizzare il vasto patrimonio che i regimi dittatoriali ci hanno lasciato in eredità; in questi casi, le amministrazioni pubbliche e la popolazione sono stati artefici della riscoperta di un momento storico che per lunghi anni era caduto nella damnatio memoriae.

Il professor Patrick Leech ha relazionato sull’importante rete Atrium, la Rotta Culturale del Consiglio d’Europa (11 paesi europei e 18 diversi enti e istituzioni) che si prefigge di indagare le funzioni originarie, le qualità architettoniche e le implicazioni storiche e socio-politiche delle architetture di regime. Il prof. Marcello Flores ha illustrato il progetto del Museo sul fascismo che sorgerà a Predappio, luogo simbolo del Novecento in quanto paese natale di Benito Mussolini. In questo caso, il museo, visto come luogo in cui capire la complessità del ventennio mussoliniano, si scontra con l’attualità e la cronaca dei raduni fascisti e del turismo nostalgico.

Turismo nostalgico che, invece, non è presente a Tresigallo, anzi, nella città ferrarese l’amministrazione pubblica ha dato importanza, a partire dagli anni ’80, al recupero degli edifici razionalisti e qui, studiosi di architettura e fotografi vengono soprattutto per questo.

Il professor Giuseppe Muroni e l’architetto Davide Brugnatti hanno parlato della figura di Edmondo Rossoni, rifondatore del paese, e dei lavori di recupero e restauro che hanno avuto luogo negli ultimi trent’anni. Al convegno erano presenti anche molti dei fautori del marchio culturale “Tresigallo | La Città Metafisica” dell’associazione Torri di Marmo invitata a Cambridge: Francesco Emiliani, Alessandro Castaldini, Stefano Muroni, Irene Flaborea, Roberta Brun e Valeria Luzi.

Di interesse anche la relazione sulla storia di Torviscosa, la città della cellulosa, ideata da Franco Marinotti e legata alla fabbrica della Snia-Viscosa. Mareno Settimo e Lorena Zuccolo hanno messo in luce i nuovi utilizzi e riconversioni dei ‘resti’ industriali di un passato scomodo, e il processo di valorizzazione degli ultimi anni, avvenuto anche con la partecipazione del Comune. Francesca Schintu ha approfondito il lavoro di recupero e divulgazione riguardante il campo di concentramento di Fossoli. Il ‘caso’ Fossoli, sebbene sia solo apparentemente un contesto diverso dai precedenti, è significativo per analizzare da un punto di vista altro il lavoro di memoria di un patrimonio storico che è emblema della politica del fascismo.

Conclusa la tavola rotonda e una mattinata di confronto e riflessione sulle politiche pubbliche e associative operanti in questo settore, si è discusso sulle problematiche che emergono nel momento in cui si va a divulgare un patrimonio concepito per determinati scopi. Successivamente si è passati all’esame di altri ‘case study’: la professoressa Gilly Carr ha illustrato brillantemente il caso dei bunker tedeschi presenti nelle isole del Canale della Manica; il prof. Alexander Smidth ha spiegato come sono stati reinterpretati gli spazi aperti e i progetti non realizzati di Norimberga, città simbolo della Germania nazista; Andreas Maislinger si è concentrato sulla “Casa della responsabilità” a Braunau am Inn, dove si trova la casa natale di Hitler, divenuta oggi un centro in cui i giovani si confrontano su progetti legati alla memoria. Infine la prof.ssa Dagmar Zadrazilova, ha spiegato il caso del ‘Berlin Tempelhof’, dove sorgeva il più centrale aeroporto della città, teatro dello storico ponte aereo (1948 – 49).

Il convegno di Cambridge, organizzato da Flaminia Bartolini, segna un importante momento di condivisione e riflessione sul patrimonio che gli europei hanno ereditano da uno dei momenti più bui del secolo breve.

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