Mar 11 Dic 2018 - 63 visite
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Giovanni Grosoli, un ferrarese intraprendente

Una giornata dedicata alla riscoperta di un'importante figura storica al cinema Santo Spirito

Un ferrarese “intraprendente”, non c’è migliore definizione per il nostro concittadino e “servo di Dio” Giovanni Grosoli. Si andrà proprio a riscoprire questo personaggio tanto sfaccettato durante la serata in programma l’11 dicembre alle 20.45 al cinema di Santo Spirito, in via Resistenza. La presenza dell’arcivescovo Gian Carlo Perego andrà ad arricchire il contributo socioculturale, religioso e storico proposto da un gruppo di studio sorto nella parrocchia proprio con l’intento di far conoscere o riscoprire Giovanni Grosoli nella sua figura di laico intraprendente, oggi tornata di attualità dopo che l’arcivescovo Perego ne ha richiamato l’esperienza nell’ultima lettera pastorale.

Nato a Carpi nel 1859, Giovanni Grosoli è ferrarese d’adozione, perché segue undicenne il trasferimento nella città estense dei genitori: Giuseppe Grosoli, divenuto cattolico dopo un percorso di vita partito nell’ebraismo, e Livia Pironi, originaria di Bondeno. La residenza della famiglia è posta nel 1870 in via Genio n. 30, ma la casa famosa di Grosoli in Ferrara sarà per tutti il palazzo di via Montebello nn. 31-33, dove egli vivrà dal 1890 al 1929, facendone il quartier generale di quella grande avventura cristiana che è stata la sua vita. Da qui è diventato senza dubbio nel primo quarto del XX secolo uno dei ferraresi più in vista e influenti in Italia.

Giovane pieno di energia, cresce nell’associazionismo cattolico (Conferenze di San Vincenzo) e svolge sul territorio un’opera caritativa considerevole. In un’epoca in cui massoneria e socialismo hanno un certo predominio sociale, si sforza di dare ai giovani cattolici spazi e modi per vivere apertamente la loro identità.

In Montebello 31-33 il Grosoli ospita notevoli figure ecclesiastiche e laiche del cattolicesimo a lui contemporanee (tra gli altri, il cardinal Maffi e Giuseppe Toniolo), da lui invitate per esercizi spirituali o per lezioni culturali, al fine di curare la formazione del popolo, perché fedele alle indicazioni della chiesa si orientasse con consapevolezza anche rispetto alle questioni sociali del momento.

In pochi anni la fama della sua operosità si estende a livello prima regionale e poi nazionale, meritandogli la stima di molti vescovi e anche del Papa Leone XIII, il quale nel 1902 gli affida la presidenza dell’Opera dei Congressi, espressione importante del movimento cattolico dell’epoca.

La sua attività socio-economico-politica è impressionante: tra le altre cose è co-fondatore dell’Avvenire di Italia e del Partito Popolare di don Sturzo (ma nel 1924 si stacca sostendo il governo Mussolini, al quale però si oppone dopo l’omicidio di Matteotti), ma per capirne la portata bisogna conoscere le iniziative in istituti di credito, nel trust di testate giornalistiche e la sua attività di senatore del Regno. In tutto ciò Grosoli porta avanti la sua scelta di celibato per il Regno dei Cieli e lo fa con pietà intensa e fervore di virtù. Ciò gli permette di far fronte eroicamente ad alcuni controversi tracolli, a livello sia relazionale sia finanziario, che lo porteranno alla fine, dopo tante battaglie, tra realizzazioni e fallimenti, a partire da Ferrara realmente povero, per trascorrere gli ultimi otto anni della sua vita “attendendo all’anima sua” nel santo luogo di Assisi, patria del Poverello.

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