Lun 26 Nov 2018 - 2433 visite
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“Impreparati ai cambiamenti climatici, a Codigoro temperature su di 1,8 gradi”

A Unife il convegno “Clima. Molti dati, pochi risultati”. La geologa Vaccaro: “Il nostro territorio è particolarmente vulnerabile”

di Marcello Celeghini

Se i cambiamenti climatici vi sembrano ancora qualcosa di lontano e di cui non preoccuparsi troppo, provate a pensare a questi dati che ci riguardano da vicino: a Codigoro, negli ultimi 50 anni, le temperature medie sono salite di 1,8°C, molto di più rispetto alla media globale, che è aumentata solo – per così dire –  di 0,8°C.

A rivelare il dato – che dovrebbe far suonare più di un campanello d’allarme – è stata Carmela Vaccaro, docente di Geologia a Unife, durante  l’incontro pubblico “Clima. Molti dati, pochi risultati”, tenutosi sabato pomeriggio al dipartimento di Economia e Management. E lo ha fatto premettendo una sorta di avvertenza: “Il dato storico ci dice che i grandi cambiamenti epocali sono avvenuti a causa di cambiamenti del clima – spiega la docente Unife -. Basti pensare al cambiamento climatico tra l’epoca romana e l’alto medioevo, in particolare in area padana che ha mutato l’habitat e fortemente influenzato gli insediamenti umani. L’accelerazione di questi cambiamenti climatici negli ultimi decenni ci sta trovando del tutto impreparati. Tanto per dare qualche dato del nostro territorio, che si presenta particolarmente vulnerabile, a Codigoro la temperatura media negli ultimi 50 anni è cresciuta di 1,8°C, circa 0,36°C ogni decennio contro una media globale di 0,1 gradi a decennio”

E il trend è in crescita. Il che non significa estati più lunghe e più calde, significa invece rischi ambientali serissimi: fenomeni meteorologici più intensi e frequenti, rischio inondazioni e cambiamenti relativi agli ecosistemi. Viverci sarà una vera sfida in un futuro non troppo lontano. Non è un caso che l’Unesco assegni ai territori del Delta del Po il massimo  livello di rischio inondazioni ed erosione dovuto all’innalzamento del livello del mare, effetto proprio dei cambiamenti climatici e dell’innalzamento delle temperature medie globali.

Un aumento della temperatura sulla Terra, anche se minimo, potrebbe avere conseguenze inimmaginabili, eppure se ne parla ben poco, tanto che l’agenda pubblica, come quella politica, anche locale, sembrano essere silenziose in materia. Ed proprio questo silenzio che è stato il fulcro dell’incontro organizzato dal Laboratorio di Ricerca in Storia e Comunicazione della Scienza Dos -Design of science e del Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara. La conferenza, che ha visto gli interventi di Carmela Vaccaro e di Elena Pulcini, filosofa politica dell’Università di Firenze, mirava ad aprire una riflessione sulla percezione che l’opinione pubblica ha dei cambiamenti climatici e sull’efficacia o meno delle modalità di comunicazione dei rischi del riscaldamento globale sul nostro ecosistema. La domanda che si sono posti i relatori, moderati da Michele Fabbri e Marco Bresadola (direttori di Dos e del master), è sul perché, nonostante il mondo scientifico sia in possesso di una grande quantità di dati che confermano questo disastroso trend, le politiche per arginare i cambiamenti climatici siano scomparse dalle agende politiche di molti paesi nel mondo, compresa l’Italia.

Il recente studio del Gruppo Intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) ha delineato uno scenario molto allarmante e assai peggiorativo rispetto alle precedenti previsioni su scala planetaria: la temperatura media mondiale è cresciuta di 0,17°C ogni decennio, dal 1950 ad oggi. Se questa tendenza non dovesse mutare, già tra il 2030 e il 2052, la temperatura salirebbe di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali.

“È necessario trasmettere alle persone la paura di qualcosa che è già in atto, come mostrano l’aumento della frequenza dei fenomeni meteorologici estremi, l’innalzamento del livello del mare e la diminuzione del ghiaccio marino artico – sottolinea Elena Pulcini -. Solo così l’opinione pubblica avrà percezione di qualcosa di imminente e che la tocca da vicino. Finora il cambiamento climatico è stato visto come un qualcosa di indefinito che potrebbe accadere in un lontano futuro e questo fatto non ha fatto altro che deresponsabilizzare le persone e i governi. Per invertire la rotta  – conclude Pulcini – occorre agire sull’emotività delle persone e cambiare il soggetto con cui viene trattata la tematica da ‘ambiente’ a ‘mondo vivente’”.

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