Sab 24 Nov 2018 - 101 visite
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Arrivano a Ferrara alcune reliquie del beato Carlo d’Asburgo-Este

L'1 e 2 dicembre la consegna permanente di tre reliquie ex ossibus in Diocesi donate dalla Postulazione della causa di canonizzazione

Grazie all’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio e alla Delegazione di Ferrara della “Gebetsliga – Unione di preghiera b. Carlo per la pace e la fratellanza tra i popoli”, il 1° e 2 dicembre prossimi arrivano a Ferrara alcune reliquie del beato Carlo d’Asburgo-Este.

Alla presenza dell’arcivescovo Gian Carlo Perego, del vice-postulatore della causa Arnaldo Morandi e di Sair l’Arciduca Martino d’Asbugo-Este nipote del b. Carlo, avrà luogo la consegna permanente di tre reliquie ex ossibus in Diocesi, donate dalla Postulazione della causa di canonizzazione.

La prima reliquia giungerà sabato 1° dicembre nel monastero delle monache benedettine di Sant’Antonio in Polesine, dove alle ore 18 si terrà una veglia di preghiera e una sacra rappresentazione che ripercorre le ultime ore di vita del b. Carlo, dal titolo “Carlo d’Asburgo-Este e la nostalgia della santità”, ad opera della compagnia teatrale “La maschera di Cristallo”. Le monache benedettine hanno realizzato una preziosa icona che, insieme a una seconda reliquia, sarà posta in Cattedrale, domenica 2 dicembre, durante il solenne pontificale dell’Arcivescovo delle ore 19, con installazione permanente nell’altare di Maria Regina dei Santi. Per l’occasione è stata concessa la benedizione papale con annessa indulgenza plenaria dalla penitenzieria apostolica. Una terza reliquia troverà, invece, prossimamente dimora nel santuario del SS.mo Crocifisso di S. Luca, sede della Gebetsliga.

Chi era il beato Carlo d’Asburgo-Este? Il beato Carlo può essere a pieno titolo considerato “uno di casa nostra” per la sua appartenenza alla Casa d’Este e, sebbene di natali austriaci, sposò l’italiana Zita di Borbone-Parma (di cui è in corso il processo di beatificazione). Nobile e imperatore, amava la semplicità e abolì molti privilegi nella vita di corte pensando alla dura condizione in cui, in tempo di guerra, versava il suo popolo. Inascoltato, seppe in modo profetico farsi apostolo della pace, tentando ripetutamente di porre fine agli orrori della prima guerra mondiale, che papa Benedetto XV definì “inutile strage”. Per la sua testimonianza di vita famigliare, Giovanni Paolo II volle la data della sua memoria liturgica il 21 ottobre, giorno del suo matrimonio.

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