Condannato per rapina, lesioni e maltrattamenti: arrestato 56enne
I Carabinieri di Canaro hanno rintracciato l’uomo dopo due settimane di ricerche. Deve scontare oltre quattro anni e nove mesi di carcere per reati commessi tra Ferrara e Rovigo
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Quando il prossimo anno – la data precisa non è ancora definita – verranno rimossi i ponteggi della Cattedrale, il campanile non tornerà “libero” come molti si aspettano: resteranno reti di protezione. A dirlo è don Stefano Zanella, intervenuto durante la conferenza stampa di fine anno in Curia, per fare il punto sullo stato dei cantieri e sulle difficoltà che continuano a rallentare il ritorno alla piena fruibilità dei beni ecclesiastici.
Zanella ha voluto chiarire subito il senso di quella scelta, anticipando possibili polemiche: la protezione è legata a criticità tecniche individuate lavorando in quota. “Nel corso dei secoli – ha fatto sapere – in vari punti sarebbero stati inseriti ferri per ‘tamponare’ rotture del marmo. Il problema è che il ferro, ossidandosi, continua a espandersi e a peggiorare le fratture. Da qui la necessità di mantenere una protezione visibile, anche se si cercherà di renderla meno invasiva possibile”.
Sul campanile, ha spiegato, era stato previsto un intervento con risorse nell’ordine di oltre un milione di euro, ma per lavorazioni complesse e diffuse “ci sarebbe stato bisogno di raddoppiare” i fondi. La scelta è stata quindi quella di completare quanto possibile per restituire un bene in sicurezza e poi valutare come procedere per la fase successiva.
Al di là del campanile, il cantiere della Cattedrale apre un interrogativo ancora più ampio: lo stato delle facciate e dei materiali. Zanella ha riferito che sono in corso indagini e valutazioni: la pietra, molto antica, mostra fenomeni di degrado che richiedono soluzioni tecniche non scontate, con l’alternativa estrema di rimuovere parti per preservarle in contesti museali. Un lavoro che tocca anche la ricerca scientifica: sono state citate scoperte e valorizzazioni interne alla Cattedrale, con studi universitari in corso e l’idea che alcune caratteristiche – come il pronao – rappresentino unicità di livello europeo da promuovere anche sul piano culturale e turistico.
Il nodo, però, non è solo tecnico. Zanella ha descritto una catena di rallentamenti legati a burocrazia, riforme degli organismi e cambi di competenza, oltre all’aumento generale dei costi. Autorizzazioni che possono richiedere “sei, nove, dodici mesi”, uffici che cambiano e pratiche che devono essere riallineate: un contesto che rende difficile fissare date certe. Non a caso, su alcune riaperture delle chiese colpite dal sisma del 2012 si preferisce prudenza: “Non diciamo quando riapriremo perché l’apertura richiede fine lavori e coperture assicurative”.
Il messaggio finale è quindi un invito a leggere i ponteggi, le reti e i tempi lunghi non come immobilismo, ma come effetto di un lavoro complesso tra sicurezza, tutela e procedure: un cantiere che, per la diocesi e per la città, resta strategico e simbolico.
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