Attualità
22 Novembre 2018
Sabato 24 novembre nuovo incontro per il ciclo “Controversie” dal titolo “Clima: molti dati, pochi risultati”

Il cambiamento climatico è reale ma è scomparso dal dibattito pubblico

di Redazione | 3 min

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Doppio appuntamento su pace e nonviolenza

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Il recente rapporto  del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) delinea uno scenario quanto mai allarmante: non solo si confermano le previsioni sul cambiamento climatico, ma si delinea un quadro peggiore rispetto alle conoscenze precedenti.
I dati sono tanti, gravi e inequivocabili. L’accordo fra gli scienziati è ormai pressoché totale.
Eppure il tema è uscito dall’agenda politica e dal dibattito pubblico. Cosa è successo? e come riprendere i fili di un discorso politico che consenta un’azione efficace?

“Clima. Molti dati, pochi risultati” è l’incontro pubblico organizzato per sabato 24 novembre alle 15. presso l’ Aula magna del Dipartimento di Economia e Management, via Voltapaletto 11. L’organizzazione è a cura del Laboratorio di ricerca in storia e comunicazione della scienza DOS – Design of science e dal Master in giornalismo e comunicazione istituzionale della scienza dell’Università di Ferrara. Intervengono Carmela Vaccaro, geologa dell’Università di Ferrara ed Elena Pulcini, filosofa politica dell’Università di Firenze

Lo studio dell’Ipcc, uscito in ottobre, rivela che la temperatura media sulla superficie delle terre emerse e degli oceani è cresciuta di 0,17°C ogni decennio, dal 1950 ad oggi. Se questa tendenza non dovesse cambiare, la Terra potrebbe raggiungere il tetto di 1,5 gradi in più, rispetto ai livelli pre-industriali, già tra il 2030 e il 2052, invece che nel 2100, come ipotizzato nel precedente Accordo di Parigi.

Uno dei messaggi chiave del rapporto è che le conseguenze di tale aumento delle temperature si stanno già verificando, come mostrano l’aumento della frequenza dei fenomeni meteorologici estremi, l’innalzamento del livello del mare e la diminuzione del ghiaccio marino artico.
Nel nostro Paese,  stando ai dati aggiornati ad ottobre, l’Istituto superiore per la ricerca e protezione ambientale (Ispra) segnala il 2018 come l’anno più caldo di tutta la serie storica di dati controllati dall’Istituto, e afferma che in Italia l’anno in corso risulta essere l’anno più caldo da almeno due secoli circa, e che in questo quadro vanno inseriti gli eventi meteorologici estremi che hanno determinato nei giorni scorsi gravi conseguenze per la popolazione, l’ambiente e il territorio del Paese.

Sarà Carmela Vaccaro, geologa presso il nostro ateneo, a illustrare i principali dati scientifici.
Se il grido d’allarme lanciato concordemente dagli scienziati è forte e chiaro, debolissimo è invece il dibattito pubblico e pressoché ammutolita la voce della politica.

Il contributo di Elena Pulcini muove proprio dal fatto che possiamo essere perfettamente a conoscenza di determinate minacce senza che questo ci coinvolga emotivamente e ci faccia agire coerentemente. Oltre a “conoscere” il rischio, dobbiamo capire come è cambiato l’uomo contemporaneo in quella che è chiamata la “società del rischio”. Paura e responsabilità sono le parole chiave. Partendo da lì è possibile cominciare ad avviare un percorso che ci porti ad avere «cura del mondo», assumendoci la responsabilità nei confronti dell’avvenire, sfidando il suo carattere di minaccia.

Michele Fabbri e Marco Bresadola, direttori del Laboratorio DOS introducono il tema e coordinano l’incontro

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