Lun 12 Nov 2018 - 1106 visite
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Camere di Commercio, le Province di Ferrara e Ravenna bocciano la fusione

Paron e de Pascale chiedono al governo di mantenere l'autonomia dei due enti: "Condizioni mutate, sarebbe sbagliato procedere"

Stop alla fusione, bentornata autonomia. È quanto vorrebbe la neo presidente della Provincia Barbara Paron in merito al riordino delle Camere di Commercio. Un processo di accorpamento in bilico da tempo che avrebbe dovuto unire l’ente di Largo Castello a quello ravennate. Ma i presidenti di entrambe le Province, Paron per Ferrara e Michele de Pascale per Ravenna, non ci stanno.

Prendendo spunto dal dibattito recentemente riapertosi, anche a seguito dell’interrogazione presentata dalla consigliera regionale Marcella Zappaterra (Pd) che chiedeva appunto di sospendere il percorso di accorpamento in attesa dell’esito dei ricorsi nazionali al Tar del Lazio fissati a gennaio 2019, Paron e de Pascale chiedono al governo di “avviare un percorso per consentire il mantenimento dell’autonomia delle nostre due Ccia“.

Una presa di posizione non solo per la qualità dei due enti – “molto ben gestiti e che in questi anni hanno distribuito risorse molto rilevanti a sostegno dei progetti di sviluppo del nostro territorio, con la massima attenzione a non gravare eccessivamente sulle imprese e non contrarre forti indebitamenti” – ma per le stesse basi su cui poggia la riforma di riordino degli enti camerali.

“La fusione nasceva come obbligo per le disposizioni di legge approvate nella precedente legislatura – ricordano i due presidenti della Provincia – e, sostanzialmente, legate al processo di abolizione delle Province che, come tutti ben sanno, è stato bocciato dal referendum costituzionale, e ha lasciato i nostri enti in uno stato di grave difficoltà”.

“Le condizioni sono mutate – ammettono Paron e de Pascale – e mentre si istituisce un tavolo nazionale per il riordino delle Province, per le quali si sente persino ventilare l’ipotesi di un ritorno all’elezione diretta, sarebbe sbagliato procedere senza rendersi conto del disegno complessivo, che rischia di mutare quotidianamente anche a causa dei numerosi ricorsi“.

Ma ciò non significa dire addio alla collaborazione. “I nostri due territori hanno tutto l’interesse a collaborare e a valorizzare i fortissimi punti di contatto che ci legano e che, nell’obbligatorietà avevano legittimamente spinto i gruppi dirigenti delle associazioni ad intraprendere questa scelta” spiegano l’autorità ferrarese e ravennate, citando “la comune appartenenza al Parco Regionale del Delta del Po e alla Destinazione Romagna per gli aspetti ambientali, culturali e turistici”, oltre ai “legami industriali collegati alla chimica” fino ad arrivare a “battaglie condivise come quella per il potenziamento della SS16“.

Questi progetti, e tanti altri, “possono tranquillamente essere perseguiti senza andare ad alterare la dimensione provinciale delle Camere di Commercio – assicurano i presidenti provinciali – che si sovrappone fisiologicamente a tutte le altre funzioni con cui l’ente è chiamato a collaborare, sia nel sistema degli enti locali, che nelle articolazioni dello Stato (prefettura, forze dell’ordine e di polizia, tribunale, ufficio scolastico, etc.)”.

Non crediamo sia più tempo di procedere per tentativi nella riforma di tutte le istituzioni della Repubblica ma solo dentro ad un quadro organico che metta i territori e le loro identità al centro per dare servizi più efficienti ed efficaci a cittadini e imprese” chiosano Paron e de Pascale lanciando l’ultimo forte appello al governo: “In questo senso il mantenimento dell’autonomia nella dimensione provinciale ci sembra la soluzione che al momento dia maggiori garanzie”.

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