Referendum. “Campagna mistificatoria, riforma scritta male”
Intervento del consigliere Fiorentini (Civica Anselmo) sul referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia del Governo Meloni
Intervento del consigliere Fiorentini (Civica Anselmo) sul referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia del Governo Meloni
Il Movimento 5 Stelle di Ferrara rilancia l’appello del presidente Giuseppe Conte, che da Palermo ha invitato i cittadini a mobilitarsi in vista del referendum sulla giustizia
Venerdì 20 marzo Fratelli d’Italia Ferrara e Gioventù Nazionale saranno in zona Porta Reno per l’ultimo banchetto dedicato alla riforma della giustizia
Sono state aperte le buste per la gara di cessione di Amsef, l'azienda funeraria di Ferrara. A vincere è l’Ati composta da due aziende, Euro Funerali di Torino e Reverberi di Reggio Emilia, che ha rilanciato con una proposta più del doppio rispetto alla base d’asta: 10 milioni di euro, rispetto ai 4,250 di partenza
Giovedì 19 marzo si terrà a Ferrara alle ore 18.30 presso la Sala della Musica l’iniziativa pubblica “Una riforma che non migliora la giustizia”
L’appuntamento è nel primo pomeriggio al Ministero dell’Economia e delle Finanze: le associazioni dei risparmiatori azzerati incontreranno il vice premier Luigi Di Maio per chiedere conto del testo della manovra di bilancio e per indicare le opportune correzioni affinché il governo rispetti i suoi impegni verso i risparmiatori. Nonostante le rassicurazioni del sottosegretario all’economia Massimo Bitonci, che ha parlato dei primi rimborsi come di un semplice acconto in visto di rifondere completamente i titoli azzerati, il testo della manovra dice infatti tutt’altro. E cioè che il fondo di ristoro coprirà solo il 30% di quanto riconosciuto dalle sentenze dell’Acf (l’arbitrato della Consob), fino a un massimo di 100mila euro, e che “l’accettazione del pagamento a carico del Fondo equivale a rinuncia all’esercizio di qualsiasi diritto e pretesa connessa alle stesse azioni”.
Punti molto critici di cui mercoledì mattina ha parlato a lungo con la stampa Giovanna Mazzoni, tra le attiviste più in vista dell’associazione Risparmiatori Azzerati Carife e presente in tribunale per assistere all’ultima udienza sul crac della banca. Che spiega i motivi per cui il testo varato dal governo è assai distante da quanto promesso prima e dopo le elezioni dagli esponenti di Lega e Movimento 5 Stelle. Primo tra tutti la necessità di fornire ‘l’onere della prova’, ovvero di avere una sentenza favorevole da parte dell’Acf o di un tribunale ordinario prima di poter chiedere un rimborso. “Come azzerata – afferma Mazzoni – dico che vorrei che venisse accertato che queste banche rientravano in un sistema bancario disarticolato e alla deriva, sul quale hanno pesato ripatrimonializzazioni che non hanno tenuto conto del contesto generale o non puntuali nelle tempistiche”.
Secondo Mazzoni insomma, sarebbe più corretto riconoscere il danno a livello di sistema e rifondere tutte le persone coinvolte (un po’ come avviene, stiracchiando un po’ il concetto, nel caso di disastri naturali che colpiscono intere comunità), piuttosto che pretendere che ognuno dimostri singolarmente di aver subito un danno. Anche per ragioni pratiche legate a spese e procedure legali: “Per istituire un ricorso all’Acf è necessaria una vera e propria memoria civilistica, non si può affrontare in modo superficiale e generico, quindi questo comporterà per tutti i risparmiatori un impegno gravoso, se non altro nel doversi rivolgersi a un avvocato”.
C’è poi la questione dell’entità dei rimborsi, pari al solo 30% e che vincolano i risparmiatori a rinunciare a qualunque altra pretesa. Proprio questa ‘rinuncia forzata’ solleva lo sdegno di Mazzoni: “L’importo è assolutamente risibile, per non parlare del vincolo alla rinuncia: come la mettiamo se durante il processo venissi a conoscenza di nuovi elementi, che potrebbero darmi nuove aspettative di rimborso? Perché il sistema mi deve tarpare le ali?”.
Tutte questioni che le associazioni dei risparmiatori porteranno davanti a Di Maio nel corso di un incontro che si annuncia decisamente meno amichevole e conciliante rispetto a quanto avvenuto in passato: “Siamo già stati scottati – afferma Mazzoni – e oggi abbiamo il sospetto che questi soldi dei fondi dormienti saranno indirizzati verso altri destinatari. Tanto di cappello per tutti gli altri bisogni e le altre categorie in difficoltà, ma quanto fatto ai risparmiatori ne 2015 è stata un’oscenità giuridica. Se il governo crede di non poter più ottemperare alle sue promesse, ci spieghi con chiarezza di chi sono le responsabilità”.
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