Dom 7 Ott 2018 - 274 visite
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Un picnic per l’Europa al Parco Massari

Ricordato l'episodio di Sopron quando sulla frontiera tra Austria e Ungheria i cittadini dei due Paesi chiesero l’apertura delle frontiere

di Lucia Bianchini

Un picnic per l’Europa al parco Massari, organizzato sabato 6 ottobre nell’ambito del festival Internazionale, per ricordare il picnic di Sopron del 9 agosto 1989 quando sulla frontiera tra Austria e Ungheria si riunirono i cittadini dei due Paesi per cercare di chiedere l’apertura delle frontiere, che ottennero. Iniziava così a cadere la cortina di ferro.

“Oggi facciamo un picnic come fecero allora, siamo coscienti che non cambieremo la storia, ma è tempo di agire, di mobilitarsi. Non dobbiamo sottovalutare ciò che sta succedendo in Polonia ed Ungheria, paesi in cui l’accoglienza civile e gli equilibri democratici sono già seriamente messi in discussione” ha spiegato Eric Jozsef. “Molti altri governi operano per disgregare l’Unione Europea, ma come diceva Holderlin ‘là dove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva’, e a salvare l’Europa sarà affermare il sentimento di essere europei”.

Andrea Pipino ha poi sottolineato come non si possano ‘buttare al vento’ i 60 anni di pace e democrazia che l’Europa ha creato: “Non possiamo accettare che il ciclo della storia europea sia finito: possiamo e dobbiamo essere critici verso le istituzioni, le politiche europee, l’incapacità di far fronte all’enorme problema dell’immigrazione. La prospettiva deve essere di integrazione, non solo economica, anche se abbiamo idee diverse. L’Ungheria è uno degli esempi di come il successo elettorale manipolato ad arte possa creare situazioni in cui la democrazia rischia di scomparire”.

Gabor Horvat ha poi raccontato nello specifico la situazione ungherese, dove Viktor Orban solo 8 anni fa ha ottenuto la maggioranza. “Il governo ha occupato i mezzi di comunicazione, acquistato televisioni, banche, aziende di costruzioni, funziona come una grande organizzazione mafiosa. Chi critica è tacciato di essere traditore della patria”. Horvat chiede a tutti che nessun Orban, Salvini, Le Pen ci dica come pensare, come ballare, chi amare, come vivere le nostre vite.

Della Polonia ha invece parlato Martha Lempart, attivista, che ha sostenuto l’importanza, per questi Paesi ‘corrosi dai populismi’, come lei stessa li ha definiti, di far capire che il Paese non è il Governo, ma sono i cittadini: “Siamo scesi in strada in difesa dei diritti delle donne, dell’indipendenza della magistratura e dei diritti sociali”, racconta.

“In Italia, a differenza delle destre degli altri Paesi, c’è un movimento che ha dirottato molte delle istanze dei cittadini in un progetto di populismo autoritario- ha affermato Jacopo Iacoboni, giornalista de ‘La Stampa’- Salvini è una cosa facile da capire, il Movimento cinque stelle invece è difficile perché è neutro, è cangiante e nasce in un modo e viene utilizzato in un altro”.

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